ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

Scuola media Il Pontormo di Carmignano (PO) - Classe 2D

Siamo responsabili verso la Terra

Dall’analisi del film «Don’t look up» alle correlazioni con le cinque precedenti estinzioni delle specie

La fine del pianeta Terra: è il tema dominante del film campione di incassi del 2021 e candidato a vari premi internazionali, fra cui i Golden Globes, «Don’t look up» (letteralmente «Non guardare in alto»), regia di Adam McKay. Questa dark comedy apocalittica, che ha diviso pubblico e critica, ha come protagonisti due astronomi che si accorgono della presenza di una cometa in collisione con la Terra e che cercano, perciò, di fare capire al mondo che ogni essere vivente è in pericolo.

La storia del cinema è piena di film catastrofici che trattano della distruzione del nostro pianeta o del genere umano a causa di una cometa che sfiora o impatta la Terra: a partire dal film «La fine della Terra» (1931), ad arrivare a «Deep impact» (1988).

La novità del film satirico rilevato da Netflix sta nella leggerezza con cui vengono trattati temi importantissimi nell’epoca contemporanea: il rapporto tra cultura e ignoranza nell’era dell’esibizionismo, la contrapposizione tra allarmisti e negazionisti, il cinismo politico, la schiavitù social, l’affarismo senza scrupoli… Insomma, una specie di ubriachezza generale, che fa perdere di vista la salvaguardia della vita: la tutela del pianeta terra è, infatti, il tema dominante del film; forse non è proprio casuale che l’attore protagonista sia Leonardo Di Caprio, attivista e fondatore della Leonardo Di Caprio Foundation (Ldf), che si occupa della conservazione dell’oceano, la salvaguardia della fauna selvatica e il riscaldamento globale. La cometa killer è perciò una metafora: deforestazione, inquinamento ambientale, cambiamento climatico, esaurimento delle risorse naturali per eccesso di sfruttamento minacciano la sopravvivenza di interi ecosistemi, della vita, del pianeta Terra… Dobbiamo temere una cometa? Due recenti studi inglesi, uno sui vertebrati condotto nel 2015 dal biologo Paul Ehrlich nel 2015 per Università di Stanford e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, l’altro sugli insetti inglesi, di Jeremy Thomas, direttore del centro per l’ecologia di Dorset, lanciano dati allarmanti che parlano di estinzione a ritmi accelerati. Le altre specie sono al sicuro? Non proprio: ogni specie svolge una fondamentale funzione per l’ecosistema; se ne scompare una, i danni sono a cascata per ogni essere vivente, anche per l’uomo, il maggiore responsabile di attività che alterano gli ecosistemi naturali. Secondo Thomas stiamo assistendo alla più grande (la sesta, per la precisione) estinzione dal tempo dei dinosauri, quando scomparve l’80% circa delle specie sulla Terra. La differenza con le cinque precedenti? Grave responsabilità dell’uomo ed elevato ritmo di accelerazione.

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