Scuola secondaria di primo grado “Moroello Malaspina” di Massa (MS) - Laboratorio di Giornalismo

«La guerra non è una soluzione»

Nonno Piero ci racconta il dramma che ha vissuto da bambino. Similitudini con il dramma degli ucraini

In questi giorni, quando in televisione si parla di Ucraina, vediamo profughi che abbandonano le proprie case, bombardamenti, ospedali distrutti, uomini politici di paesi diversi che si accusano l’un l’altro delle atrocità che colpiscono uomini, donne e bambini innocenti. I nostri genitori non hanno conosciuto la guerra, ma i nostri nonni sì: per questo, per capire meglio quello che stanno vivendo gli uomini, le donne e i bambini dell’Ucraina, abbiamo fatto alcune domande a Piero Cantarelli, nostro concittadino e nonno di una nostra compagna di classe, che ci ha raccontato l’esperienza di guerra vissuta quando era un bambino. Quanti anni aveva quando è scoppiata la guerra? «All’epoca avevo circa 10 anni: poco dopo, nel 1942, iniziai quello che si chiamava l’avviamento professionale e frequentavo proprio la scuola che state frequentando voi». La guerra è scoppiata all’improvviso oppure le persone se l’aspettavano? «Le persone che avevano vissuto la prima guerra mondiale dicevano che già da tempo si sentiva nell’aria che ne sarebbe scoppiata un’altra. Anche gli insegnanti erano consapevoli della cosa. Io e la mia famiglia abbiamo saputo della guerra quando un giorno ci hanno convoca-to in Piazza Aranci». Come si trasmettevano le notizie all’epoca? «La maggior parte delle notizie si trasmettevano oralmente: non c’era la televisione e i giornali non venivano più acquistati perché c’era molta povertà». Dove e come visse negli anni della guerra? «Durante il periodo della guerra sono sempre rimasto a Massa. Non c’era tanto cibo, an-che se a Massa c’erano tanti campi coltivati. Io e i miei amici eravamo così abituati alla guerra, che giocavamo addirittura “alla guerra”, utilizzando armi giocattolo: un bastone, un ramo…». Ci può raccontare un episodio in particolare del tempo della guerra? «Una volta ero con mia mamma e stavamo cercando di recuperare da un baule nascosto delle cose del corredo utili per la vita quotidiana: due soldati tedeschi ci videro e ci puntarono le pistole contro.

Con tanta paura e con le mani alzate ci dicemmo con gli occhi molto più di quello che con le parole non ci potevamo dire.

Probabilmente i due soldati tedeschi stavano cercando dei disertori oppure dei nemici e, trovandosi davanti una donna con un bambino, ci lasciarono andare. Alla fine nessuno sparò e tornammo a casa con le cose che cercavamo e con il ricordo di un grandissimo spavento». Da pochi giorni è scoppiata una guerra alle porte dell’Unione Europea. Cosa ne pensa? «La guerra non è mai una soluzione. Anzi, la guerra crea solo lutti e problemi. Per questo bisogna imparare a risolvere i conflitti parlando e discutendo, senza ricorrere all’uso delle armi».

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