Dante in scena: l’anima si svela. Viaggio tra versi, polvere e luce
Dalle tenebre dell’inferno alla pace di San Francesco, la nostra esperienza al Festival dantesco
Il buio del dietro le quinte del Teatro Palladium non è mai davvero vuoto. È un impasto denso di polvere, pece e attesa; è quel profumo di legno antico e velluto che solo i teatri sanno custodire come un segreto.
Mentre sistemo per l’ultima volta la piega del costume, sento il cuore battere a un ritmo che non mi appartiene: è l’endecasillabo che preme nelle vene, è il respiro di Dante che reclama spazio nei polmoni. Partecipare al Festival Dantesco in questi anni non è stata una sfida accademica o un’esibizione scolastica. Per noi, che abbiamo prestato corpo e voce a quelle parole eterne, è stata una discesa viscerale agli inferi e una risalita faticosa verso la luce.
Dalla selva al volo folle Il nostro viaggio è iniziato nel grigio. Dare voce agli Ignavi è stato come guardarsi allo specchio in una mattina di pioggia: tra le quinte, abbiamo riconosciuto la stessa paura di scegliere, quel restare “a metà“ che spesso paralizza noi ragazzi, sospesi tra il desiderio di apparire e il timore di essere. Sentire il disprezzo del Poeta per chi non ha mai vissuto ci ha scossi nel profondo, spingendoci a cercare una scintilla di vita autentica. Poi è emerso lui, Ulisse. Il suo “folle volo“ è stato un incendio che ha squarciato l’oscurità. Abbiamo solcato l’abisso dei suoi pensieri, ripercorrendo l’ardito viaggio “per l’alto mare aperto“. Itaca non era un luogo fisico, ma una condizione: ricerca incessante e sete di conoscenza che spinge a superare i limiti senza timore.
Tra terra e cielo Ma la prova più difficile, e la più dolce, è stato l’incontro con San Francesco. Passare dall’ambizione bruciante di Ulisse all’umiltà del Poverello d’Assisi è stato un atto d’amore. Ci siamo liberati di ogni vanità per cogliere quella “Povertà“ che diventa ricchezza assoluta e pace del cuore. Nell’oscurità della tempesta abbiamo trovato la nostra forza più pura. Tornar a riveder le stelle Anche quest’anno il sipario è calato, il trucco si scioglie e i costumi tornano nei bauli. Quello che il Festival Dantesco ci lascia non è un attestato da appendere, ma un modo nuovo di respirare. Uscendo dal teatro, contempliamo il cielo e non vediamo più stelle, ma la promessa fatta a noi stessi: non smettere mai di cercare la bellezza, anche quando il mondo intorno sembra farsi oscuro. Dante ci ha insegnato che nessuno si salva da solo. E noi, su quel palco, lo abbiamo gridato insieme. Per un’esperienza bellissima.
Narrare l’esperienza collettiva dei nostri coetanei non è stato affatto facile, poiché ognuno ha metabolizzato questo percorso in modo unico. Da un lato il linguaggio corporeo e la voce che domina la scena; dall’altro le micro- espressioni catturate dalla cinepresa, capaci di esaltare sguardi ed emozioni profonde.
Ascoltare i loro racconti ci ha permesso di immedesimarci in loro. Inizialmente, l’emozione di trovarsi per la prima volta davanti a una telecamera è stata travolgente. La paura di sbagliare regnava sovrana: il timore di non essere all’altezza o di far perdere tempo agli altri per quei versi che faticavano ad uscire. Questa vulnerabilità non è mai sparita del tutto, ma oggi è vissuta con una nuova consapevolezza: “sbagliare è naturale“. Il Festival Dantesco è stato la scintilla di un cambiamento profondo che li ha aiutati a mostrare il carattere e a vincere la timidezza, arricchendo la loro identità per il futuro. È stata un’esperienza paragonabile al viaggio dantesco nella Divina Commedia. Hanno attraversato momenti “infernali“ di sconforto, costretti a sfidare i propri limiti, per poi approdare al “Paradiso“ con il compimento della performance e il calore degli applausi. Un traguardo non solo artistico ma profondamente umano che ha segnato il passaggio dall’insicurezza alla padronanza di sé.
L’articolo è stato elaborato dagli studenti delle classi 3B e 3F della scuola secondaria di primo grado C. Antonietti di Bastia Umbra (Perugia), coordinati dalle insegnanti Fernanda Lavecchia e Michela Ridolfi. Un ringraziamento speciale a Paolo Pasquini e Agnese Ciaffei, ideatori del Festival Dantesco, per la costante ispirazione, e ai giovani talenti che in questi anni hanno portato le loro anime in scena. È possibile approfondire il lavoro degli studenti e rivivere le emozioni delle performance guardando i video disponibili su YouTube e sulla pagina ufficiale del Festival: Guarda e passa, Senza timore e Terra e Cielo.