I social sono davvero sicuri? «Vi spiego cosa c’è dietro»
Parla l’avvocato Florindi. Ha una laurea in psicologia e fa parte dell’associazione Libertas Margot
I social sono davvero sicuri? Cosa si nasconde dietro i social? Lo abbiamo chiesto a un legale, esperto di pericoli on-line. Il dibattito sull’uso dei social è sempre più aperto e genera discussioni infuocate, soprattutto se si parla di adolescenti: è giusto permettere a ragazzi di 10/11 anni, di avere a disposizione un cellulare e un profilo Instagram, TikTok o simili? Abbiamo posto questa e altre domande a E. Florindi, avvocato e con una laurea in psicologia, membro di Libertas Margot, un’associazione no profit che si pone l’obiettivo di creare una nuova cultura rispettosa delle differenze, immaginando un futuro libero dalla violenza.
Florindi ha tenuto nella nostra scuola una serie di incontri sulla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo. Alla base dei social, ci ha detto l’avvocato, c’è un algoritmo, che, in base a calcoli e previsioni, tenderà a mostrarci contenuti simili a quelli che ci piacciono.
Ma come fa a conoscere i nostri gusti? Qui sta il bello: siamo noi a fornirglieli grazie ai like che mettiamo nelle pagine web e a tutte le informazioni che lasciamo in rete su di noi. Quindi se io sono appassionato di curling o di jazz, sulle homepage dei social a cui sono iscritto tenderanno a comparire sempre più spesso contenuti in linea con i miei interessi, con il solo scopo di tenermi incollato al telefono. Con il tempo il mio social media di riferimento sarà sempre più qualcosa a mia misura, studiato su di me. Bello, no? Ma attenzione, questo comporta un rischio importante: sarà sempre più difficile trovare contenuti che mi mettano in discussione, che mi spostino da quelle che sono le mie posizioni abituali, le mie convinzioni, portandomi piuttosto verso l’autoradicalizzazione.
Questo è un aspetto pericolosissimo per gli adolescenti: se sono attratti, per i motivi più vari, dalla violenza, i social offriranno loro solo contenuti brutali, fino a che non si abituano alla visione di certe scene e ne andranno a cercare altre più cruente, arrivando all’assuefazione. Ma c’è un altro rischio: i social sono anche luoghi in cui, attraverso il grooming (termine che in natura si riferisce agli animali quando si prendono cura gli uni degli altri), i predatori sessuali adescano le loro vittime. Come? Raccogliendo dal web le informazioni che “l’utente” ha lasciato su di sé e poi cercando di conquistarne la fiducia (le mie difese si abbassano se mi sento chiamare con il mio nome, se tu conosci molte cose di me). Il predatore, come gli animali selvatici in natura, cerca terreni di caccia in cui il minore si percepisce al sicuro. E quale luogo è più sicuro della propria cameretta in cui si ha in mano il proprio cellulare?
C’è una notizia che l’algoritmo non aiuterà a far girare nei social, ma che vale la pena raccontare: un tribunale americano del New Mexico, ha condannato Meta, la società che ha in mano WhatsApp, Instagram, Messenger e FaceBook, a pagare 375 milioni di dollari per aver ingannato gli utenti di Instagram, convincendoli che i minori fossero tutelati in questo spazio da predatori sessuali, che non sarebbero stati esposti a contenuti non adeguati alla loro età, mentre il rischio c’era e i fondatori dell’azienda lo sapevano, ma hanno taciuto per aumentare i propri profitti, disinteressandosi completamente della sicurezza degli utenti del social media, soprattutto di quelli più fragili. Intanto in California un altro processo fa discutere: una donna, K.G.M., accusa Instagram e FaceBook di aver favorito nei suoi confronti una dipendenza che ha peggiorato la sua depressione e i suoi pensieri suicidari, proponendole contenuti in linea con la sua malattia. Accanto a questa sentenza ci sono più di 2200 cause di privati, enti pubblici e stati che accusano i social di essere progettati per creare dipendenza e portare danni alla salute mentale. Insomma, a decidere come impostare un algoritmo, è sempre un essere umano che, per questo, può anche modificare le sue impostazioni, scegliendo di tutelare i suoi utenti, non solo di fare profitto.
Noi siamo la IIIA dell’Istituto Comprensivo Perugia 5; il dirigente scolastico è il professor Fabio Gallina.
La pagina è stata realizzata da: Penelope Bevacqua, Canchari Marquez Dylan Zafir, Francesco Catalpi, Gloria Cesarini, Emma Cicala, Joseph Cucciolotti, Giorgio Flamini, Giorgia Iachettini, Diego Moretti, Diego Palladino, Melissa Pelliccia, Alessandro Scappaticci, Diego Strettomagro, Yafrah Hosna, Yagmour Fadi Naji Harbi, Giacomo Zuccaccia. Vignette realizzate da Anhelina Moisiuk e Chiara Francavilla (Perdersi nei social) e Alice Raffaelli (Il lupo digitale). Redazione coordinata dalle docenti: Gerardina Ioli e Elena Moretti.