ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Tuoro sul Trasimeno di Tuoro (PG) - 3A

Una storia di grande coraggio. 25 ebrei salvati alla Maggiore

Don Ottavio Posta: esempio di impegno morale e civile. Organizzò la fuga insieme ai pescatori

Nel giugno del 1944, durante la Seconda guerra mondiale, 25 ebrei internati nel Castello Guglielmi ad Isola Maggiore furono messi in salvo grazie all’intervento di un parroco, un agente della Pubblica Sicurezza e 15 pescatori. Prima dell’occupazione tedesca, avvenuta dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Isola Maggiore era una piccola comunità rurale caratterizzata da una vita semplice, scandita soprattutto dalla pesca. Con l’arrivo dei tedeschi, però, la situazione cambiò profondamente e la popolazione si trovò a vivere momenti di grande tensione e paura. In questo contesto, l’arrivo di 25 ebrei ad Isola, destinati ad essere trasferiti nei campi di concentramento, accresceva fortemente le paure degli isolani.

Nonostante ciò, nelle notti del 19 e 20 giugno, mentre infuriava la battaglia tra l’esercito tedesco e gli Alleati, don Ottavio Posta organizzò la fuga insieme ai pescatori e all’agente Giuseppe Baratta. Il piano era stato studiato nei minimi dettagli: tre pescatori e tre ebrei per barca, le barche disposte in fila indiana a distanza di cento metri l’una dall’altra, con il parroco nella prima imbarcazione. In questo modo, gli ebrei raggiunsero la sponda sud del lago Trasimeno, a Sant’Arcangelo, e riuscirono a salvarsi.

Aiutare gli ebrei significava rischiare l’arresto o la morte; nonostante ciò, i protagonisti decisero di mettere da parte la propria sicurezza per aiutare altre persone in pericolo, dimostrando coraggio, solidarietà e responsabilità. Solo molti anni dopo la vicenda è stata riportata alla luce, grazie alle ricerche avviate intorno al 2005 dal dottor Gianfranco Cialini, che raccolse documenti presso l’Archivio di Stato di Perugia, e le testimonianze dirette degli ebrei salvati e di Agostino Piazzesi, l’ultimo dei pescatori rimasto in vita, rendendo possibile la ricostruzione degli eventi. Grazie a ciò, il gesto di don Ottavio Posta è stato riconosciuto ufficialmente: nel 2008 gli è stata conferita la Medaglia d’Oro al valore civile e nel 2011 il titolo di Giusto tra le Nazioni.

Oggi monumenti, lapidi e una stele in marmo inaugurata nel 2023 ricordano gli eroi di quell’impresa, insieme ai cippi dedicati agli ebrei liberati. Questo episodio rappresenta una pagina fondamentale per il territorio: in un periodo segnato dalla paura e dalla violenza, è fondamentale ricordare una storia di coraggio che ha permesso di salvare vite umane e continua a testimoniare il valore della solidarietà e dell’aiuto reciproco.

 

L’undici marzo scorso, abbiamo invitato a scuola la signora Enrica Posta, ex insegnante nel nostro istituto, perché condividesse con noi aneddoti della vita di don Ottavio Posta, suo zio, un sacerdote di famiglia benestante che è stato sempre vicino ai più poveri. Lei lo ha ricordato come una persona “semplice, diretta e schietta” che “parlava con un linguaggio che tutti potevano capire, ma allo stesso tempo era molto rapido nel prendere decisioni”. Non ebbe esitazioni infatti a rivolgersi alle autorità per chiedere sostegno per i pescatori di Isola Maggiore nei momenti di crisi idrica o di mancanza di pesce; scrisse lettere anche al Presidente della Repubblica e al Ministero dell’agricoltura e delle foreste.

La solidarietà verso il prossimo ha caratterizzato tutta la sua vita ed è culminata con il salvataggio, nel 1944, degli ebrei confinati ad Isola Maggiore, l’impresa grazie alla quale ha ricevuto importanti riconoscimenti. Vi parlava mai di questo episodio? Le abbiamo chiesto. La sua risposta è stata: “In famiglia tutti sapevano quello che aveva fatto, ma lui non voleva che si raccontasse, diceva di aver fatto semplicemente quello che doveva fare”. In conclusione, dal racconto di Enrica Posta emerge il ricordo di una persona generosa e sempre vicina agli altri. Don Ottavio ha lasciato un segno importante nel territorio e ancora oggi viene ricordato con affetto da chi lo ha conosciuto.

L’articolo è stato realizzato dagli studenti della classe IIIA della scuola secondaria di primo grado di Tuoro (Istituto comprensivo di Passignano e Tuoro sul Trasimeno): Affetti Andrea, Billi Sofia, Boussya Aya, Castelli Nico, Cecchini Chiara, Cecchini Martina, Chiappini Lorenzo, Corbelli Diego, Cottini Lorenzo, Crocioni Daylit Sophia, Dahir Malak, Fishti Sara, Laho Edoardo Andrei, Longetti Giulia, Mosconi Anita, Pazzaglia Emanuele, Peverini Sauro Antonio, Poponessi Viola, Saad Aya, Sabini Matteo, Tattanelli Aurora, Tiradossi, Dafne, Tiradossi Vittoria. Dirigente scolastico: professor Luca Severi. Docenti tutor: Cardinali Emanuela, Lupetti Sandra.

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