ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Gamerra di Pisa (PI) - 3F

L’anniversario della democrazia. 80 anni dal primo voto alle donne

Laura Banti, ex funzionaria dell’ufficio comunale di Pisa: alle urne si recarono 24.300 donne

Nel 2026 l’Italia celebra un anniversario che ha segnato una svolta profonda nella sua storia democratica: ottant’anni fa, nel 1946, le donne ottennero il diritto di voto.

Un passaggio che non rappresentò solo l’estensione di un diritto politico, ma l’ingresso ufficiale di milioni di cittadine nella vita pubblica del Paese. Il suffragio universale si ottenne formalmente nel 1945, con il D.L.L n. 23 del 1° febbraio. Quindi, le donne votarono per la prima volta a Pisa alle elezioni amministrative nella primavera del 1946. Fu, però, il 2 giugno che il loro ingresso nelle urne assunse una dimensione nazionale e simbolica. Questa data è, infatti, incisa nella memoria collettiva italiana perché quel giorno le donne esercitarono il diritto di voto a livello nazionale, partecipando al referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica e all’elezione dell’Assemblea Costituente. L’Italia usciva da anni drammatici e, in quel contesto di macerie materiali e morali, la scelta di estendere il suffragio alle donne rappresentò un atto di fiducia nel futuro. Per conoscere in dettaglio la realtà della nostra città, abbiamo intervistato la dottoressa Laura Banti, funzionaria in pensione dell’ufficio elettorale del Comune di Pisa, in cui ha lavorato come responsabile dal giorno 11 settembre 1989 al 31 dicembre 2015. La dottoressa ci ha spiegato che a Pisa le elezioni amministrative del 1946 si tennero il 30 marzo. Gli iscritti erano 22.405 uomini e 26.544 donne; votarono 18.600 uomini e 22.485 donne, raggiungendo la percentuale del 83,93.

Per quanto riguarda il Referendum del 2 giugno, invece, gli iscritti erano 22.705 uomini e 26.759 donne; votarono 21.195 uomini e 24.300 donne, per un totale di 91,97% di cittadini. Furono, dunque, elezioni davvero partecipate e sentite: l’alto tasso di affluenza e il forte coinvolgimento emotivo da parte della cittadinanza, in particolare delle donne, ci fanno comprendere che il diritto di voto, oggi spesso dato per scontato, fu il risultato di lunghe battaglie civili e culturali, portate avanti da associazioni femminili, partiti, movimenti e singole donne che sfidarono pregiudizi radicati e resistenze politiche. A distanza di ottant’anni, ricordare il 1946 significa interrogarsi anche sul presente. La partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale è cresciuta, ma le disuguaglianze non sono del tutto superate. La memoria di quel primo voto resta un monito e uno stimolo: la democrazia non è un traguardo definitivo, ma un processo che richiede impegno, inclusione e consapevolezza.

 

Abbiamo intervistato i fratelli Rosa e Mario Amadei, di 92 e 96 anni, che ricordano cosa accadde domenica 2 giugno 1946.

«C’era un grande movimento in paese. Le persone erano molto emozionate, soprattutto le donne. Mamma e nonna si prepararono come per una festa, indossando il cosiddetto “vestito buono”. Era stato raccomandato loro di non mettere il rossetto, altrimenti avrebbero potuto macchiare la scheda elettorale, che doveva essere inumidita per la chiusura, scongiurando così l’invalidazione del voto».

Com’erano vostra madre e vostra nonna? «Donne umili, dedite alla famiglia e alla casa, ma questo evento segnò per loro l’opportunità di partecipare alla storia con la S maiuscola».

Il momento in cui uscirono per andare al seggio? «Si misero i cappelli migliori e infilarono, come sempre, il Rosario in borsa. Ci salutarono e noi restammo sul balcone a guardare la lunga fila di persone che si recava a piedi verso la scuola elementare del paese».

Quando arrivò il risultato? «Si riversarono tutti in piazza e iniziarono a cantare e a fare festa».

Cosa pensate oggi, quando rievocate quel giorno? «Pensiamo al coraggio silenzioso di quelle donne. Per loro è stato un gesto semplice, ma rivoluzionario. Ogni volta che sentiamo parlare di astensione, ci viene in mente nostra madre che si sistema il cappello davanti allo specchio e dice: “Oggi facciamo la storia”».

Ecco chi ha realizzato questa pagina del Campionato di giornalismo organizzato da La Nazione di Pisa: la classe IIIF I.C. “G. Gamerra”, Plesso di Riglione, Beshiri Samuele, Bianchi Manuel, Boja Elisa, Deriu Arianna, Di Lupo Samuele, Falchi Viola, Gambino Luca, Ghignola Giulio, Giacomelli Simone, Godaj Elettra, Haskurti Clea, Hoti Leon, Levytska Iacono Ameli, Nieri Matteo, Rispoli Sara, Rothan François, Vitello Rachele, Xhakja Egli Docente tutor: professoressa Chiara Cassiani.

Dirigente scolastico: professoressa Oriana Carella

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