60 anni dopo l’Alluvione del ‘66. Imparare a ricostruire insieme
Cosa ha causato l’alluvione di Firenze e cosa è stato fatto per far sì che non si ripeta
Quando abbiamo letto questa traccia ci ha interessati subito perché riguardava la nostra città, perché presto ricorderemo i 60 anni dall’accaduto e perché ogni mattina, recandoci a scuola, notiamo una targa che indica l’altezza raggiunta dall’Arno in Borgo Pinti.
A Firenze, nella notte tra il 3 e il 4 novembre del 1966, ci fu una fortissima alluvione che causò morti e danni. Quella settimana c’erano state incessanti piogge che provocarono, intorno alle 4 del mattino, l’inizio della catastrofe. Come ben noto, l’alluvione non colpì solo il centro storico, ma devastò l’intero bacino dell’Arno. La piena invase la città e le aree periferiche.
In centro l’acqua raggiunse i 4,92 metri di altezza e causò 17 morti; in tutta la Toscana ce ne furono 47 totali, oltre a 4600 sfollati. La nostra città subì gravi ripercussioni economiche, sociali e culturali: si pensi alle opere d’arte rovinate, come quelle di Vasari, Cimabue e Ghiberti; inoltre furono distrutti molti edifici, tra cui 13943 abitazioni.
Ciò che ci ha colpito di più è il fatto che i primi aiuti siano arrivati dagli «Angeli del fango», un folto gruppo di volontari, tra cui molti giovani, studenti e non, anche provenienti dall’estero. Non appena il flusso si placò, si diedero appuntamento in città per salvare dall’acqua e dal fango più possibile, tra opere d’arte e libri.
Uno dei primi edifici pubblici inondati fu la Biblioteca Nazionale Centrale, essendo molto vicina alla sponda dell’Arno. Abbiamo scoperto che, in sole poche ore, il pianterreno e i sotterranei furono invasi dalla melma e oltre un milione di volumi rimasero danneggiati.
Per evitare che l’Arno esondi di nuovo, il comune di Firenze ha fatto costruire dei sistemi per frenare l’acqua e rinforzare gli argini in centro, le casse di espansione di Figline, le dighe di Bilancino e Levane, che trattengono milioni di metri cubi d’acqua durante le piene; in città, invece, il consolidamento delle spallette per contenere il fiume e l’installazione delle barriere mobili d’emergenza è supportato da un moderno sistema di allerta meteo e monitoraggio in tempo reale.
Grazie a questo lavoro, tra l’altro, abbiamo finalmente compreso il significato delle placche commemorative poste sugli edifici del centro storico della città, che servono a ricordare il livello massimo raggiunto dalle acque dell’Arno. Imparare quanto è successo durante questo evento è stato molto significativo perché ci ha insegnato che, collaborando insieme come in una grande comunità, si può provare a risolvere qualsiasi problema.
Per scrivere questo articolo abbiamo deciso approfondire le nostre conoscenze. Lo abbiamo fatto attraverso ricerche on line in classe, la testimonianza sul video intitolato «Angeli del fango» di Massimo Fossi e Andrea Messeri, e abbiamo anche deciso di intervistare la nonna di una nostra compagna di classe, volontaria. Delle sue parole riportiamo i punti più salienti.
Cosa successe in quei giorni? «Pioveva interrottamente, ma in quel periodo era normale che si presentasse quel clima. Dopo un’intera settimana di piogge, però, l’Arno esondò arrivando, ad esempio, in piazza Santa Croce ad un’altezza di 7 metri.
Quando il fiume uscì dagli argini, sciupò libri, documenti e anche opere situate nelle chiese, come il crocifisso di Cimabue».
Come ha aiutato la società? «Feci parte degli ’Angeli del fango’, un gruppo di volontari che ha recuperato i documenti e libri dai musei, ormai seppelliti nella melma. Per fortuna, in quel giorno tutti erano in vacanza per l’anniversario della vittoria del 1918».
Quali furono le conseguenze per Firenze? «Le case delle famiglie che vivevano al piano terra furono completamente allagate, distrutte e rese inutilizzabili. In più, per un intero mese i beni di prima necessità non furono facilmente reperibili». Queste parole ci hanno fatto finalmente capire il significato di quella targa che vediamo ogni volta che usciamo da scuola, passando per Borgo Pinti, dove si ricorda a quale altezza sia arrivato il fiume.
Ecco gli studenti della II media di Santa Maria degli Angeli che hanno realizzato questa pagina per il nostro campionato di giornalismo: Giulio Allegrino, Lorenzo Ballantyne, Sofia Dorotea Bazzocchi, Tancredi Bei, Paolo Brunetti, Giulia Chielli, Ettore Colantoni, Sofia Cueva Gaspar, Ambra Giachetti, Emanuele Malta, Iacopo Morosini, Michele Mulè, Anqi Ye.
La dirigente scolastica dell’istituto è Clarissa Amerini, mentre la docente tutor che ha seguito il lavoro degli studenti della II media di Santa Maria degli Angeli è Giulia Gelli.