Un nomadismo forzato. La storia di Drita Bejzak
Racconti Rom dal Kosovo all’Italia: dal viaggio alla nuova vita in città
Sorride Drita Bejzak, non sapevamo che sarebbe venuta, una sorpresa, come la storia che ci narra.
La sua storia, quella di un intero popolo, antichissimo, il popolo Rom.
Drita inizia a raccontare, fiorentina d’adozione ma nata a Pristina. Le vicende della sua vita si intrecciano a quelle di altre persone e sono confluite in un libro, scritto da suo padre, Adem, dal titolo ’Un nomadismo forzato’. Drita legge alcune pagine, quelle che la riguardano, ma si commuove. Allora interrompe la lettura e dalla borsa estrae la bandiera dell’Europa. Sappiamo cosa significano le 12 stelle, abbiamo parlato anche del Manifesto di Ventotene, del sogno, nato in clandestinità, di un’Europa senza guerra. Drita si riprende e, incalzata dalle nostre domande, prosegue.
È in Italia da molti anni, venirci è stata una necessità, non una scelta. Ha dovuto lasciare la sua bella casa in Kosovo nel 1999, a causa della guerra civile che, dal 1991, ha sconvolto i Balcani. In Kosovo era un tecnico agrario. Con altre persone, pagando un prezzo altissimo agli scafisti, ha attraversato il mare Adriatico su una barca, è arrivata a Brindisi e da lì ha raggiunto il padre a Firenze. Suo padre aveva già un lavoro qui e aveva preceduto la famiglia. Il viaggio allucinante di Drita non si conclude positivamente, la gioia di riabbracciare il padre dura poco: la sua nuova casa è una vecchia roulotte, nel campo Rom dell’Olmatello, dove sarà costretta a vivere con altre 13 persone, il suolo per letto, gli scarafaggi, il frigorifero vuoto. Ma Drita non si perde d’animo, studia, impara l’italiano, si diploma alle scuole serali, fa mille lavori. Oggi è guida turistica e mediatrice culturale.
Un’altra bandiera esce dalla sua borsa: due strisce orizzontali, una blu e una verde con sopra una ruota di carro rossa.
Scopriamo che il blu rappresenta il cielo, che è di tutti, il verde la terra, che accoglie tutti e la ruota, il movimento perché il popolo dei Rom, nel corso dei secoli, a causa di guerre e pregiudizi, si è dovuto spostare con la conseguenza che, nonostante una lingua e una cultura antichissime, questo popolo è apolide, non ha una nazione. Oltre a subire questo nomadismo forzato, i Rom patiscono il giudizio negativo dei non Rom. Drita, se pur orgogliosa delle sue origini, non accetta la visione negativa e superficiale di chi associa il suo popolo a uno sporco campo di roulotte. È anche per questo che ci ha incontrati, perché a scuola dobbiamo imparare a conoscere e apprezzare le differenze e a considerarle una ricchezza e noi, alla Machiavelli, lo facciamo!
L’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea tra i valori fondanti cita il rispetto dei diritti delle minoranze, la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, proibisce discriminazioni di razza o origine etnica. Uno dei criteri per l’aderire all’Unione è il rispetto e la protezione delle minoranze. Il Parlamento Europeo ha spesso ribadito l’importanza di riconoscere minoranze linguistiche ed etniche, sottolineando la necessità di tutelare il diritto e il rispetto dei diritti umani, anche di chi appartiene a minoranze. Venendo al popolo Rom, l’UE, dopo la caduta del muro di Berlino, lo riconosce come minoranza europea. Tra il 2004 e il 2007, con l’apertura agli Stati dell’Europa centro-orientale, viene data la possibilità di acquisire la cittadinanza dell’Unione ed il diritto di circolare e soggiornare negli Stati membri. È del 2011 il ’Quadro europeo per le strategie nazionali di integrazione dei Rom’ che impegna gli Stati membri a definire obiettivi specifici a cui ha fatto seguito Il Quadro strategico dell’UE per l’uguaglianza, l’inclusione e la partecipazionedeiRom2021-2030’. Sulla carta si combattono antiziganismo e segregazione, tuttavia in alcuni Paesi, inclusa l’Italia, persiste il problema dei campi e villaggi nomadi e il tasso di abbandono scolastico è molto alto. Il Comune di Firenze è un’eccezione: i villaggi e i campi sono stati smantellati, alta è la frequenza nelle scuole dell’infanzia e l’iscrizione in quelle superiori e nei corsi di istruzione professionale.
Ecco gli studenti del Gruppo alternativa della scuola media Machiavelli: Sedat Bejzak, Mya Ben M’Barek, Giulia Ciolli, Gilda Guarino, Mahid Imtiyaz Dora Lugli, Ruhan Miah Mohammad, Olivia Morselli Ait Aouly Hajar.
Docente: Irene Zaccone.
Dirigente scolastico: Antonella Ingenuo.
Ha collaborato l’educatrice Lucia Caputo.