Le origini del nostro presente. Teresa Mattei, partigiana costituente
Quando il ricordo plasma la memoria collettiva e diventa l’identità di un intero popolo
Sono passati 80 anni dal 2 giugno 1946, data di nascita della nostra Repubblica e del primo voto alle donne. Due eventi che cambiarono profondamente il volto dell’Italia: il primo in senso politico, facendo nascere una forma di governo partecipata dal popolo e il secondo nella legge, dando alla donna un diritto fondamentale e ponendo fine alla discriminazione storica nei suoi confronti. Ricordare non è nostalgia, ma un dovere, perché senza memoria non c’è futuro.
Nessuna civiltà può sopravvivere priva di memoria collettiva, perderebbe la sua identità. Per questo abbiamo approfondito la vita di Teresa Mattei. A soli 15 anni, studentessa del liceo Michelangiolo, si rifiutò di andare per strada ed esultare per la vittoria sull’Etiopia come ordinato dalle autorità, rimanendo in classe. In seconda liceo, mentre il docente di scienze pontificava sulla superiorità della razza ariana, lasciò l’aula dicendo «non posso assistere a queste vergogne».
Questo le costò l’espulsione da tutte le scuole del Regno; prese poi la maturità come privatista. Si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia e si laureò in modo eccentrico. Già partigiana, il 3 giugno 1944 era stata incaricata di far esplodere un convoglio ferroviario. Innescate le micce, fuggì in bicicletta, arrivò in facoltà e, spiegata la situazione al suo relatore, gli chiese di dire che si trovava lì per discutere la tesi. E così fu salva e laureata. Con il nome di battaglia «Chicchi» compì imprese importanti. La guerra partigiana fu per lei molto dolorosa. La cattura di suo fratello Gianfranco e il suicidio in carcere, la portarono a Roma e, intercettata dalle SS, fu seviziata, stuprata, subì maltrattamenti. Quando ritornò a Firenze, comandava una compagnia con 50 partigiani. Contribuì attivamente alla liberazione della sua città.
Terminata la guerra, partecipò alla ricostruzione e alla rinascita. Fu eletta nel collegio di Firenze e il 25 giugno entrò a far parte della Camera dei Deputati. Fu una delle 21 donne dell’Assemblea Costituente. Anche grazie a lei la nostra Costituzione è giudicata tra le più belle del mondo, apprezzata per l’equilibrio tra diritti e doveri, per la centralità della persona, per essere espressione di grandi ideali come libertà, giustizia, democrazia. A lei in particolare dobbiamo la locuzione «di fatto» dell’art. 3 che sottolinea l’uguaglianza non soltanto formale, ma reale nella vita quotidiana. A lei si deve il simbolo della mimosa per festeggiare l’8 marzo, un fiore semplice e resistente proprio come tutte le donne. Oggi dobbiamo ricordare, affinché le conquiste avvenute sulla pelle di tanti siano il filo rosso che ci tiene uniti. Ognuno di noi può fare la differenza.
Come funziona la nostra mente? «È un organo vitale, dinamico e in continua evoluzione con varie funzioni, la memoria è una di esse: ci ricorda chi siamo, da dove arriviamo, e ci permette di orientarci anche nel presente e nel futuro. Senza ricordi vivremmo ogni giorno come se fosse il primo e saremmo slegati dalla realtà.
Ci dà un senso di identità unitario».
Sulla base di cosa ricordiamo? «Se noi dovessimo ricordare tutti gli stimoli diventeremmo folli, quindi il nostro cervello seleziona in entrata i ricordi più funzionali».
Uomini e donne memorizzano in modo diverso? «Il cervello funziona a grandi linee allo stesso modo, però alcuni studi hanno rilevato delle differenze: nelle donne è più spiccata la memoria logico verbale, negli uomini quella visuospaziale. È rilevante però, oltre la base genetica, l’aspetto socio-culturale».
La tecnologia può essere un ostacolo? «I dispositivi digitali sono strumenti utili, ma l’uso deve essere consapevole e contenuto; il rischio è di perdere l’abitudine ad allenare la memoria e la capacità critica». Perché al mattino a volte non ricordiamo i sogni? «Quando dormiamo la memoria di lavoro è al riposo, mentre la parte emotiva è molto vivace. I sogni emotivamente intensi a volte non li ricordiamo perché la nostra mente cambia funzionamento, entrano in gioco le aree cerebrali legate agli stimoli sensoriali esterni, quindi il sogno si fa evanescente».
Perché è importante allenare la memoria? «Perché altrimenti spenderemmo energie per ripartire ogni volta da capo per decifrare situazioni e stimoli esterni. Inoltre per conquistare un’identità, sentirci bene, al sicuro, parti vitali di una storia comune».
Si può vivere senza riconoscersi in una memoria collettiva? «Impossibile. Ciascuno di noi ne è impregnato: dalla memoria familiare, a quella scolastica, a quella fatta di luoghi, siamo animali sociali. Inoltre facciamo parte dell’umanità e abbiamo memorie che riguardano tutti gli esseri umani».
La pagina è stata realizzata dalla classe III D della scuola secondaria di primo grado «Guicciardini» di Firenze. Ecco i nomi dei giovani giornalisti: Lorena Altagracia Perez, Nina Attianese, Daniel Buso, Anna Cipriani, Bruno Comanducci, Lheanna Jane Corpuz, Giorgia Cuciniello, Lorenzo Degl’Innocenti, Sofia Frassineti, Lapo Frontera, Riccardo Leonetti, Giada Lonzi, Giorgio Mandi, Geordano Marchena Meza, Isabella Elena Parlapan, Bianca Piffanelli, Eva Pistolesi, Carlo Vicente Rita, Mattia Russo, Virginia Sgarzi, Rebecca Villani, Neri Vivaldi, Alessio Xu Chong Yang, Elisa Zangla.
Docenti tutor prof.sse Moira Lilli e Paola Marrone.
Dirigente Scolastico prof.ssa Anna Maria Vecchio.