ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria I grado IV Novembre di Arezzo (AR) - 2B

Faccia a faccia con Petrarca. Il fascino di un poeta ’moderno’

Nelle sue opere abbiamo rintracciato un pezzo della nostra interiorità: il valore della letteratura

Quest’anno abbiamo studiato un grande poeta, Francesco Petrarca che è nato lunedì 20 Luglio 1304, proprio nella nostra città. Suo padre, Ser Petracco, si era rifugiato proprio qui, in esilio da Firenze.

Ma non è per questo che studiamo Petrarca, lui visse ad Arezzo per poco più di un anno.

Lo studiamo perché è stato un grandissimo poeta che ancora oggi può dirci tante cose. Abbiamo provato a renderlo attuale, pensando a come sarebbe stato se fosse vissuto ora.

Che tipo sarebbe stato? Cosa avrebbe scritto nei social? Probabilmente da giovane sarebbe stato un po’ ’emo’, triste e desolato, come se la sua vita dipendesse solo dall’amore di Laura. I suoi amici lo avrebbero preso in giro anche ora e gli avrebbero detto: «Bro, su con la vita che nel mondo ce ne sono un milione di ragazze, che ti importa se Laura non ti vuole!». Oggi diremmo che era un po’ ’sottone’… e forse gli interessa troppo l’opinione degli altri. Se ne andava «Solo e pensoso» in luoghi solitari per sfuggire agli sguardi degli altri. Forse aveva poca fiducia in se stesso, era insicuro e gli importava moltissimo dell’opinione altrui.

Anche se era stato un amore giovanile, ancora se ne vergognava.

E poi ora che ci pensiamo, Laura è morta il 6 aprile 1348, il giorno stesso in cui l’ha incontrata nel 1327… che brutta coincidenza. E poi le ha scritto più di 300 poesie, anche dopo la sua morte…chissà se Laura si è spaventata e lo considerava un «pazzo»! Il suo amore però era vero, amava Laura per la sua bellezza terrena, pur sapendo che sarebbe svanita con l’età.

Non la vedeva come una donna angelicata e forse anche per questo abbiamo trovato le sue poesie molto originali e vicine ai nostri sentimenti. A tutti noi è capitato o capiterà. Però Petrarca era anche curioso, un intellettuale che ha girato l’Europa scrivendo e lavorando, non come Dante che è sempre rimasto legato a Firenze ed era costretto dall’esilio a muoversi di corte in corte.

Francesco poi parla solo delle proprie emozioni, dei propri dolori e non come Dante che ci racconta le storie dei tutti i suoi concittadini.

Abbiamo provato a scrivere alcuni post di Instagram facendo finta di essere lui e abbiamo pensato a vari hastag: #capei d’oro, #amore eterno,# solo e pensoso, #bellezza svanita e tanti altri. Qualcuno lo trovate nelle foto del nostro articolo. In Petrarca abbiamo trovato un pezzo di noi e crediamo che sarà sempre così per chiunque si avvicinerà alle sue poesie.

Tutti ci siamo sentiti soli, presi in giro, innamorati, amiamo viaggiare e fare esperienze. A questo serve la letteratura: a farci parlare delle nostre emozioni e capire che siamo, da sempre tutti uguali.

 

Abbiamo letto e commentato diverse poesie di Petrarca , ma una in particolare ci ha colpito: «Solo e pensoso». Abbiamo provato con la professoressa di Italiano a riscriverla in modo contemporaneo. Ci siamo divisi in gruppi e abbiamo immaginato come ci saremmo sentiti se fossimo stati anche noi innamorati non ricambiati, dove saremmo andati per non essere visti, quale sarebbe stato il commento dei nostri amici. Sono venute fuori 5 poesie. Iniziano tutte con «Solo e pensoso». Le parti più belle delle nostre poesie, secondo noi sono: «Solo e pensoso seduto a Sant’Agostino di sera al calar del vuoto, vuoto come questa città fantasma a cercare risposte dal cielo, dentro di me sento un misto di rabbia e tristezza. Sto seduto su una roccia con le cuffie nelle orecchie e osservo il flusso della mia mente, ma più cerco di allontanarmi dal dolore, più mi avvicino ad esso». «Cerco di fuggire dalle persone che mi fanno ricordare i momenti brutti, mi fanno stare male e mi bloccano il futuro.

Ignorandoli mi sento tranquillo e in grado di continuare il percorso della mia vita«, «e mentre sono perso nei miei pensieri, arriva un messaggio di mia madre, che mi supplica di tornare a casa. Così silenzio il cellulare e metto un po’ di musica», «ripenso ai momenti in cui mi sentivo me stesso. Ci potrei riprovare mille volte, ma non ci riuscirei. Perché questa solitudine , è più forte di me». Speriamo di non avervi intristito troppo, ma Petrarca è anche questo!

Alunni Ahammed Shifad Bala Linda Basher Ashfin Chowdhury Miraz Dobre Ionut Alessandro El Hammaoui Omar Hassan Muhammad Hossain Radin Hossain Umayma Ibrahim Muhammad Imtiaz Yousuf Islam Ahanaf Islam Subaita Jabar Sana Jahan Tanzim Majid Hassan Miah Misrat Moeez Abdul Nawaz Shah Rahman Maim Shezad Mohammad Doored Uddin Al Muhaimin Insegnanti Tutor: Annalisa Puleo, Susanna Poddi Preside Marco Chioccioli 

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