Biblioteca e Archivio di Stato. Particolari macchine del tempo
Il racconto di due visite che ci hanno fatto scoprire molto. Su Dante, ma non solo
Tutto inizia con una rima: quando, a inizio anno, abbiamo iniziato a sentire «attenti: sarà importante per Dante» non sapevamo ancora che nel 2026 alla Biblioteca Mazzini e all’Archivio di Stato molto ci sarebbe stato di importante per Dante. Le nostre uscite sono iniziate proprio con la mostra dantesca alla Biblioteca Mazzini.
La parte più bella? I grandi volumi della Divina Commedia illustrati da Nattini. Alcuni di noi hanno riconosciuto Beatrice nell’Eden e abbiamo potuto vedere le tombe degli eretici prima di incontrare Farinata tra i banchi di scuola.
Non solo Dante: libri, libri, libri e..
filze: la Biblioteca ci ha poi svelato che a volte i libri custoditi non sono solo quelli visibili e che per gestirli servono regole rigide.
Abbiamo imparato cosa significa catalogare, ammirato l’antico catalogo a schede mobili e scoperto che i libri vengono posizionati sugli scaffali usando una combinazione di lettere e numeri. La bibliotecaria ci ha sfidati a riordinarne alcuni usando le segnature sul dorso. All’interno dell’Archivio abbiamo visto carte geografiche, patenti di sanità, libri criminali e filze (insieme di documenti infilzati con un punteruolo per essere tenuti insieme).
La visita alla nuova sede dell’Archivio di Stato: ora sappiamo che un Archivio conserva documenti ufficiali per fini amministrativi e che ce ne è uno per ogni capoluogo di provincia. Il nostro custodisce circa 3 km di documenti. Genova e Firenze ne conservano 40 e 70 km! Assai frequenti sono le ricerche genealogiche: chi volesse saperne di più della sua famiglia può recarsi qui! Pax Dantis, difese antiaeree e…
ostriche: La star della nostra visita è stata la Pax Dantis, che attesta la presenza di Dante in Lunigiana come rappresentante dei Malaspina. Abbiamo potuto cercare nel documento il nome di Dante, trovando la scritta: Dantem Alegerii de Florentia.
Abbiamo scoperto anche storiepiù recenti: un progetto di difesa antiaerea del 1938 e una lettera scritta da un allevatore di ostriche per denunciare episodi di concorrenza sleale. Tre compagne si sono rivelate particolarmente brave nel decifrare quella minuta grafia! Il nostro viaggio: Proprio come macchine del tempo Biblioteca e Archivio ci hanno portato indietro di qualche secolo. Abbiamo letto grafie complicate, maneggiato scatole piene di documenti, scoperto un po’ di storia della scrittura e qualche tecnica di restauro. Un’esperienza particolare, concreta, che ci ha affascinato e, in alcuni momenti, anche fatto divertire!
Abbiamo intervistato Enrica Federici, tecnico restauratore, portandole due volumi che vogliamo restaurare. Per insegnarci Enrica ha messo su un piccolo laboratorio! È stato bellissimo ascoltarla e vederla all’opera.
Com’è nata la sua passione e com’è diventata restauratrice? «Da bambina guardavo a bocca aperta i lavori manuali, amavo creare oggetti con la carta e aggiustare libri. Da grande ho scelto di seguire questa passione: ho frequentato un corso professionale, preso l’abilitazione e vinto un concorso».
Il suo restauro più bello? «Uno studio di pianeti del ‘400 formato da rotelline di carta, rotanti e colorate, legate una sopra l’altra. Stupendo e affascinante».
Come si restaurano i documenti? «L’obiettivo del restauro è salvare il documento dal degrado e restituirgli piena funzionalità. Bisogna osservare, descrivere il documento e chiedersi se e come intervenire».
Una guida per il restauro domestico? «Seguire le indicazioni date. Usare carta giapponese per gli strappi, colla ad acqua o fatta in casa, pennellino rigido.
Ricucire se necessario, inserire un cartoncino neutro se manca la copertina e conservare il documento in un contenitore».
Perché è importante restaurare i documenti antichi? «Perché ci danno il senso della realtà. In digitale tutto è uguale, percepibile solo con la vista. I documenti, invece, li posso toccare, osservare, odorare, manipolare.
Posso comprendere aspetti della società e della cultura del tempo che si perderebbero».
Gli alunni della II G della scuola Incerti di Fabiano: Lorenzo Agrusa, Lucia Brunetta Ballerini, Damiano Bianchi, Alice Cabano, Rachele Cidale, Matilde Deapau, Giorgio Diego Garibaldi, Lorenzo Gianardi, Francesco Giannessi, Cecilia Masala, Asia Pieroni, Gianluca Ribolini, Diego Romeo, Giada Sannino, Francesco Santoro, Anna Scarascia, Alex Stirbu, Azzurra Tassi Pederzolli, Kledia Zykaj. Docente tutor Giorgia Patti.
Dirigente scolastica IC Levi-Montalcini Sandra Fabiani. Ringraziamo: la Biblioteca Mazzini e l’Archivio di Stato per averci accolti, le nostre guide Sabrina Pettirossi e Chiara Serio per le visite ed Enrica Federici per aver risposto alle nostre domande.