Social ai minori: giusto vietare? La parola ai diretti interessati
Un mondo di opportunità e rischi per i giovani: sfide e prospettive della realtà digitale
Molti stati europei si stanno muovendo per vietare l’uso dei social ai minori di 16 anni. Anche la nostra classe ha deciso di affrontare questo tema e, come l’opinione pubblica, ci siamo ritrovati divisi.
Un punto in disaccordo riguarda le competenze digitali. Secondo la commissione europea sono la capacità di utilizzare le tecnologie con dimestichezza e responsabilità. Alcuni di noi pensano che i social insegnino competenze utili come diffondere contenuti informativi, comunicare e supportare lo studio e le ricerche scolastiche. Invece altri ritengono che i social non insegnino in modo corretto ad utilizzare un computer, né a riconoscere una fake news.
Chi è a favore afferma che possono essere degli strumenti di apprendimento e informazione. Esistono applicazioni che forniscono riassunti, calcoli matematici e spiegazioni, stimolando il cervello senza la pressione dell’ aula. Inoltre promuovono temi di attualità, politica e rispetto per l’ambiente, dando consapevolezza agli utenti.
D’altra parte, come affermano molte ricerche i contenuti risultano distrattivi, dimostrando che scorrere i video velocemente abitua il cervello a stimoli troppo rapidi. Secondo uno studio italiano gli studenti senza accesso precoce ai social ottenevano risultati migliori nelle prove Invalsi.
Un altro punto divisivo è la socialità. C’è chi afferma che le app di messaggistica siano fondamentali in quanto permettono di mantenere contatti anche a distanza e consentono una condivisione rapida di contenuti. Molti esperti sottolineano l’efficacia delle comunità online, dove vengono condivise passioni e interessi. Un altro vantaggio è la flessibilità: si può rispondere quando si vuole, senza pressione, gestendo meglio il tempo. Tuttavia le relazioni possono diventare più superficiali e i fraintendimenti frequenti perché mancano tono di voce ed espressioni facciali. Infine, i conflitti possono nascere e intensificarsi più facilmente.
Su alcuni aspetti siamo tutti d’accordo: è molto facile sentirsi inadeguati vedendo canoni di bellezza irraggiungibili, confrontandosi con le vite apparentemente perfette degli influencer. Inoltre il cyberbullismo, fatto di messaggi di odio e minacce, può avere un forte impatto psicologico.
La classe concorda sull’importanza di usare questi strumenti con equilibrio, senza sostituire completamente il contatto diretto. Nonostante abbiamo opinioni ben distinte, pensiamo non sia giusto vietare, ma educare ad un uso consapevole e critico.
Il progetto «Ma tu ci credi?», promosso da Terrecablate, ha coinvolto la scuola media di Radda per promuovere un uso consapevole di social. Durante l’incontro è stato analizzato il problema degli insulti nelle chat di classe, stabilendo insieme alle esperte nuove regole di comportamento. L’obiettivo è eliminare le offese e garantire un clima di rispetto e collaborazione online tra gli studenti.
1 – Durante la settimana si scrivono messaggi dalle 14 alle 22.30 e dalle 7 al momento dell’ingresso a scuola.
2 – Il sabato e la domenica si pos-sono scrivere messaggi dalle 10 a mezzanotte.
3 – Le conversazioni che interessano solo due o tre persone si tengono nelle chat private e non nella chat di classe.
4 – Non si scrivono parolacce, insulti, offese e bestemmie nella chat di classe.
5 – Le persone che violano le regole vengono prima ammonite e poi estromesse temporaneamente dalla chat.
6 – Prima di postare una foto o uno sticker su una persona dobbiamo prima aver ricevuto il suo permesso.7 – Inviamo solo vocali brevi.
8 – Si risponde sempre alle domande relative alla scuola e ai compiti.
Adesso le parole offensive, le bestemmie e gli stickers che prendono in giro i vari componenti del gruppo non sono più utilizzati. Purtroppo con la presenza di regole, la chat sembra essere meno interessante e può accadere che, alla richiesta di compiti, non risponda nessuno. Ma ci troviamo tutti d’accordo sul fatto che queste regole sono state importanti per la nostra crescita, non solo quella digitale, ma anche quella personale.
Gli studenti della scuola di Radda in Chianti sono: Stella Baldi Greta Bulli Caterina Mariasveva Ciampoltrini Massimo Canna Francesco Fronti Milazim Krasniqi Natalia Maggi Giulia Marcucci Sofia Marino Gabriele Matassini Rufus Finley Smithson Elton Thaqi Andi Xeka Docente tutor: Elisabetta Crezzini Dirigente scolastico: Annarita Magini