Caccia al tesoro (nel cestino). Inchiesta sul valore dei rifiuti
Ecco la classifica degli oggetti che usiamo in aula e l’impatto di uno smaltimento non corretto
Ognuno di noi ha le sue idee su come gestire i propri spazi privati. In classe, però, dobbiamo cercare di venirci incontro: è di sicuro più piacevole lavorare in un ambiente pulito e ordinato.
Non tutti, però, hanno un comportamento ugualmente responsabile e quando si tratta di riordinare l’aula, a fine mattinata, sul pavimento capita di trovare di tutto. Anche lo spreco ha un costo. Gli studiosi usano l’unità di misura della CO2 equivalente per valutare l’impatto ambientale della produzione di qualunque oggetto; noi però, per avere un’idea ancora più concreta, abbiamo provato a fare un po’ di conti, considerando il valore di ciò che buttiamo e qual è l’impatto economico di un uso sbagliato o di uno smaltimento non corretto dei nostri rifiuti.
Piccola classifica del campionato dello spreco. Al primo posto, gli oggetti di cancelleria rovinati per incuria, noia e sfogo. Per uno scotch, una cancellina a nastro, una gomma e una colla stick spendiamo più o meno 8 euro. Alla produzione costano in realtà molto meno, circa un decimo, ma è sicuro che rendendoli inutilizzabili sprechiamo le risorse – materie prime ed energia – impiegate per produrli; inoltre, sono spesso oggetti non riciclabili, perché i loro componenti, fatti di materiali diversi, non sono separabili. Al secondo posto, le palline di stagnola ricavate da fogli di alluminio, prodotti a partire da una materia prima di grande valore. Possiamo calcolare che il singolo foglio valga 30-50 centesimi, del tutto sprecati se qualche improvvisato cestista o fantasista lo fa finire nel cestino dell’indifferenziata. La buona notizia è che, se il foglio è riciclato correttamente, il valore dell’alluminio viene quasi completamente recuperato.
Seguono i sacchetti di plastica trasparente per alimenti, che di per sé costano pochissimo, ma che, se si tenesse conto delle conseguenze ambientali derivate da uno smaltimento non corretto, dovrebbero costare almeno dieci volte di più. Quindi la carta: fotocopie, pagine di quaderno, fogli di giornale, bigliettini di varia natura.
Il valore della carta viene del tutto perduto non conferendola correttamente: se recuperata, invece, viene rivenduta e utilizzata come materia prima seconda.
Cerchiamo quindi di limitare gli sprechi, pensando al valore di quanto viene buttato. Con buon senso e un po’ di buona volontà, proviamo a riordinare e a smaltire correttamente tutti i rifiuti, anche quelli che produciamo a scuola.
La prossima volta che staremo per buttare un rifiuto, pensiamoci: è spazzatura o sono soldi che stiamo buttando?
Il Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) è l’organizzazione che in Italia gestisce la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi coordinando i vari consorzi di filiera che si occupano del riciclaggio dei materiali recuperati con la raccolta differenziata. Sei Toscana, società che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti ad Arezzo (Siena e Grosseto) è convenzionata con il Conai nell’ambito di un più generale accordo con l’associazione nazionale dei comuni: in sostanza, promuove la raccolta differenziata e il riciclo e fa in modo che, in cambio di un certo quantitativo di rifiuti, correttamente conferiti e differenziati, il Comune riceva un contributo economico dai vari consorzi di filiera. Tra i principali ci sono Comieco (recupero di carta e cartone), Corepla (plastica), Coreve (vetro), Cial (alluminio), Ricrea (acciaio), Biorepack (riciclo organico dei materiali in plastica biocompostabile). Nel corso degli anni questi consorzi si sono dati da fare per diffondere la cultura del recupero e riciclo anche attraverso campagne di comunicazione: canzoni (come nella pubblicità Coreve del 2024, che riprendeva il motivo orecchiabile di una storica canzone di Gianni Morandi), suggestioni sonore (i suoni ASMR della campagna del Cial «Senti com’è green» del 2024), frasi ripetute («Ce l’ha il Biorepack?» della campagna dell’omonimo consorzio del 2025) contribuiscono a sostenere l’idea che differenziare i rifiuti sia non solo utile, ma anche cool e intelligente.
Alunni Henrik Avdolli Emma Bisogni Bianca Bosi Maria Sole Brardi John Jericho Buscaino Tommaso Ceccherini Sofia Donati Violet Amelie Fabris Viola Gelli Mattia Giustini Lorenzo Leoni Alice Mattesini Samuele Mattesini Diego Monnanni Misuraca Matilde Montecuollo Rachele Nocentini Francesco Pantosti Anna Peruzzi Alessandro Poggi Tommaso Romanelli Viola Storri Giorgia Tiberi Insegnanti Tutor: Valeria Capelli Preside Sandra Guidelli