ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Primaria Carlo Collodi di Prato (PO) - 4D

La città dove tutto rinasce. Si rinnova la magia dei cenci

Curzio Malaparte diceva: «Tutto finisce a Prato: dove tutto si rifà nel fumo delle ciminiere» Alle radici dell’economia circolare, che qui esiste da sempre. Anche grazie all’acqua del Bisenzio

C’è una cosa che rendeva Prato unica al mondo e che Curzio Malaparte, un grande scrittore pratese, amava raccontare: l’arte di dare nuova vita ai cenci, agli stracci vecchi! Nel resto del mondo i vestiti vecchi e sciupati venivano buttati via, a Prato arrivavano a montagne per essere scelti, sfilacciati e trasformati di nuovo in tessuti, soprattutto di lana, bellissimi.

Malaparte spiegava che a Prato i cenci diventavano «nobili»…molte sono le frasi celebri dell’autore a questo proposito: «Tutto viene a finire a Prato: la gloria, l’onore, la pietà, la superbia, la vanità del mondo» oppure «tutto finisce a Prato: dove tutto si rifà nel fumo delle ciminiere, dove tutto rinasce in forma di cenci».

La nostra forza è stata proprio la capacità di non buttare via nulla e di saper «rifare» le cose, oggi si dice «economia circolare» e noi lo facciamo da secoli grazie all’acqua del Bisenzio e all’ingegno dei nostri artigiani! Curzio Malaparte era uno scrittore importante, che viaggiava, ma il suo cuore tornava sempre a Prato! Se andiamo alla Biblioteca Lazzerini possiamo trovare frasi dedicate allo scrittore e al suo amore per questa città, ad esempio «io son di Prato, m’accontento di esser di Prato, e se non fossi nato pratese, vorrei non esser venuto al mondo» ci dice quanto lui fosse attaccato alla nostra città, oppure «e non perché i pratesi sian migliori o peggiori degli altri, ma perché i pratesi sono, si sa, gente di molto fegato e di molto ingegno» parla della spirito coraggioso dei cittadini pratesi.

Ma secondo voi cosa voleva dire lo scrittore? Semplicemente che i pratesi son coraggiosi e pronti a darsi da fare per inventare cose nuove; grazie a questo spirito che i nonni dei pratesi hanno trasformato i cenci in abiti caldi e belli ed hanno reso grande la nostra città.

Il tempo passa e cambia le cose, così oggi il Bisenzio non serve più per far girare le ruote delle fabbriche ma è il luogo dove noi si può andare in bicicletta, giocare, vedere anatre e aironi, è il polmone verde della città, quindi il Bisenzio racconta chi siamo e cuce insieme il nostro passato con il futuro, ed è per questo che va protetto, pulito e rispettato, il Bisenzio ci racconta chi siamo! Non per niente Curzio Malaparte, nonostante avesse una villa meravigliosa a Capri, una delle sue ultime volontà fu: «Voglio che la mia tomba sia lassù, sul Monte Le Coste, per guardare il Bisenzio che scorre…».

 

Per noi pratesi il nostro fiume non è semplicemente un corso d’acqua, ma è un amico che viene giù dalla Val di Bisenzio e avvolge la nostra città! Senza il Bisenzio Prato non sarebbe Prato, Prato non sarebbe la «città dei tessuti» conosciuta in tutto il mondo! Da sempre noi pratesi siamo riusciti a «domare» la sua acqua per far funzionare le macchine che lavoravano la lana. Le Gore: le vene della città. «L’acqua arrivava dappertutto grazie allegore. Ma le gore cosa sono? Nessuno me lo chiede? Le gore sono delle strade, dei canali artificiali come quelli dei Sumeri e degli Egizi, costruiti dai nostri antenati, in grado di portare l’acqua in tutte le fabbriche. Questi canali partivano dal Bisenzio, grazie alla diga del Cavalciotto, e attraversavano tutta Prato. Le gore sono come delle vene, portano energia alle fabbriche e se andate alla Lazzerini ancora oggi si vede quel che resta di questo passato industriale! Ma se ben ci penso anche qui vicino alla vostra scuola ci dovrebbero essere delle gore, oramai più in funzione». «Maestra, che bello il racconto del tessitore, ma te come le sai queste cose?». «Io sono figlia di un filatore, ho vissuto in filatura fin da quando son nata! Quando ero stata particolarmente brava mi mandavano giù alle vasche dell’allupino era il mio premio mi piaceva tanto quel posto! Ma questa è un’altra storia».

La pagina è stata realizzata dagli alunni cronisti della classe IV D della scuola primaria Collodi istituto comprensivo Malaparte.

Ecco gli studenti redattori che si sono documentati e hanno realizzato la pagina monografica che pubblichiamo sul tema dell’alluvione del ’66.

Ecco i nomi: Abraha Ghebrehiwet Natnael, Cai Fiona Dai Cynthia, Dai Sofia, Godwin Testimony, Hu Lihan, Jamal Lamyea, Qasim Muhammad Awais, Qu Enzo, Ralvoni Vittorio, Ren Jeremy, Shima Amelia, Spiridon Elia, Tariq Hannan, Xiao Kevin Yu Owen, Zhang Tony, Zhou Sofia.

Gli studenti sono stati coordinati dagli insegnanti: Maurizio Fara, Valeria Gabriele, Lorenzo Galluzzo, Claudia Marchese, Denise Moretti, Martina Fiaschi, e dalla dirigente scolastica Stefania Neroni.  

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