ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado F. Mazzei di Poggio a Caiano (PO) - 3D

La “guerra delle grucce“ a Prato. Viaggio nella criminalità cinese

Gli studenti della 3D della scuola media “Filippo Mazzei“ analizzano lo sviluppo di questo fenomeno Le attività illecite spaziano dall’abbigliamento e dal gioco d’azzardo sino al traffico di droga

Ormai Prato ha assorbito dalla Cina anche la sua dark side.

A raccontarlo, qualche fatto di cronaca chiave. Sei luglio 2024: all’interno del night club Number One, Chang Meng Zhang viene aggredito da sei uomini legati alla criminalità organizzata cinese, tra cui Nengying Fang, ex militare arrivato in Italia dalla Cina. L’episodio, particolarmente violento, si inserisce nel contesto delle tensioni economiche legate al settore dell’abbigliamento, comparto centrale per l’economia della comunità cinese pratese. Per l’aggressione Nengying Fang è stato condannato a sette anni e sei mesi di reclusione.

Ma la criminalità organizzata cinese a Prato non si limita alla “Guerra delle grucce“ e al commercio dei capi d’abbigliamento. Opera anche in altri ambiti illegali: traffico di droga, di esseri umani, prostituzione e gioco d’azzardo. Le organizzazioni risultano inoltre attive nella contraffazione di beni di lusso e farmaci, nell’estorsione e nel riciclaggio.

La cosiddetta mafia cinese affonda le proprie radici nel XVII secolo, con la nascita delle Triadi, società segrete create per rovesciare la dinastia Qing e restaurare quella Ming. In origine si presentavano come organizzazioni di protezione del popolo, ma nel tempo i loro scopi si sono orientati verso il profitto illecito. Con l’avvento del Partito Comunista Cinese, molte Triadi si sono spostate a Hong Kong, Taiwan e Singapore, trasformandosi in organizzazioni criminali strutturate.

Pur con differenze rispetto a quella italiana, la criminalità organizzata cinese presenta elementi analoghi. L’obiettivo principale resta il guadagno economico, con una struttura meno rigida che consente a piccoli gruppi di gestire autonomamente gli affari.

L’ingresso avviene attraverso cerimonie tradizionali basate sul giuramento di fratellanza, mentre la gerarchia mantiene una struttura piramidale. Al vertice si trova il “Signore della montagna” o “Testa del Drago”, affiancato dal vicecapo, dal maestro d’incenso responsabile delle cerimonie, dal garante delle alleanze tra i clan e dal guardiano del bastone, incaricato della sicurezza e delle operazioni militari.

Il caso di Prato evidenzia come le dinamiche criminali legate alla comunità cinese si intreccino con il tessuto economico locale, in particolare nel settore dell’abbigliamento, cuore produttivo della città. Episodi come la “battaglia delle grucce” mostrano una realtà complessa, radicata nel territorio e collegata a reti criminali di dimensione internazionale.

 

La mafia in Toscana è un fenomeno molto serio: le società mafiose si arricchiscono con il riciclaggio dei soldi. Secondo alcuni dati la somma del loro guadagno è pari a circa 15 miliardi di euro, rappresentando circa l’11,7% dell’economia regionale. Le attività illegali includono traffici di droga, estorsioni e usura. In Toscana, la criminalità non è limitata da una sola organizzazione mafiosa ma comprende una varietà di gruppi, come la mafia cinese che ha costruito forti radici nella provincia di Prato, dove ha stabilito un forte controllo.

Negli ultimi anni, le organizzazioni in Toscana hanno cambiato il modus operandi, con un aumento della corruzione e delle attività legate alla tecnologia. Un attentato significativo per la Toscana è sicuramente la strage di via dei Georgofili nel 1993. Un’autobomba esplosa vicino alla Galleria degli Uffizi causò 5 morti, 48 feriti e gravi danni al patrimonio artistico. E’ ricordata come uno dei più gravi attacchi al patrimonio culturale italiano e un duro colpo alla bellezza di Firenze.

La mafia rappresenta una sfida significativa per le autorità e la società, richiedendo un impegno per contrastare le sue attività. Questo è un fenomeno globale che molte persone decidono di non affrontare per la paura di andare conto questi gruppi, contribuendo così alla crescita della criminalità organizzata.

Questa pagina del campionato di giornalismo è stata realizzata dagli studenti della 3D della scuola media “Filippo Mazzei“ di Poggio a Caiano.

Studenti-cronisti in classe: Lorenzo Agnolucci, Matteo Anaclerio, Diego Bellantuono, Angelo Chen, Alessia Ciardi, Giano Daly, Sara Gismondi, Emanuele Landi, Lin Yizhe, Lin Zhao, Liu Yeqi, Sara Lombardi, Caterina Migliorini, Matteo Morosi, Itan Niemen, Gianmaria Noci, Asia Simoni, Samuele Zeloni, Elena Zhou, Monica Zhou, Federica Zhou. La vignetta è stata realizzata da Monica Zhou. L’insegnante di lettere e coordinatrice del progetto è la professoressa Stella Spinelli.

Il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo “Filippo Mazzei“ è la professoressa Silvia Torrigiani. 

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