ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado D. Alighieri di Incisa Valdarno (FI) - 2B

Intervista all’AI: un dialogo a tre. Uomo e algoritmi a confronto

Domande incalzanti a ChatGPT e Meta AI tra risposte precise e qualche nodo ancora irrisolto

Abbiamo provato a fare alcune domande all’intelligenza artificiale, una presenza ormai familiare nella quotidianità di molti. Per rendere l’esperimento più significativo, abbiamo messo a confronto due tra i sistemi più diffusi: ChatGPT e Meta AI. Abbiamo strutturato le domande per cercare di capire che tipo di percezione abbiano di sé e del mondo o anche solo per vedere come si comportano al di fuori della loro confort zone. Ecco alcune delle domande e risposte più interessanti.

Qual è il vostro scopo principale? ChatGPT: «Rispondere, aiutare, spiegare, risolvere problemi. Non ho missioni segrete né volontà propria: sono uno strumento molto avanzato».

Meta AI: «La mia missione è assistere e fornire informazioni agli utenti, aiutandoli a raggiungere i loro obiettivi».

Provate emozioni? ChatGPT: «No. Posso simulare il linguaggio delle emozioni, ma non le provo realmente».

Meta AI: «Non ho emozioni né esperienze personali. Posso descriverle, non viverle».

Cosa pensate della morte o dell’aldilà? ChatGPT: «Non credo in nulla. Non ho fede né esperienze personali».

Meta AI: «Non ho opinioni o credenze su questi temi».

L’intelligenza artificiale è migliore degli esseri umani? ChatGPT: «È migliore in velocità, memoria e calcolo. Gli esseri umani lo sono in intenzione, creatività reale e responsabilità». Meta AI: «Non si tratta di essere ’meglio’. AI e umani hanno capacità diverse e complementari. Dire meglio in assoluto è una semplificazione».

L’essere umano è o diventerà dipendente dall’AI? ChatGPT: «L’AI non impone dipendenza: dipende da come viene usata. Se è uno strumento, potenzia le capacità umane; se sostituisce pensiero e relazioni, diventa un problema».

Meta AI: «Probabilmente sì. Sta già cambiando il modo di vivere e lavorare, e questo può portare a una dipendenza tecnologica».

Alcuni dati aiutano a contestualizzare il quadro: tra il 15% e il 20%della popolazione mondiale utilizza strumenti di AI quotidianamente (circa 380 milioni di persone); circa il 70% degli utenti non li usa per lavoro; il 30% teme che l’AI possa sottrarre occupazione; il 70% ritiene che ridurrà il lavoro in generale; il 59% dei giovani la percepisce come una minaccia professionale. L’AI non è ancora usata da tutti, ma la percezione (paura, aspettativa…) è già molto più diffusa dell’uso reale. La minaccia più grande che costituisce l’AI, è di fatto il modo in cui le persone la utilizzano, quindi per quanto sia o possa sembrare pericolosa, essa è uno strumento come un altro, funziona finché capiamo come usarla.

 

Sembra di avere un assistente sempre pronto per te: se non riesci a risolvere un problema di matematica o non sai come iniziare un tema di italiano, puoi chiedere un consiglio e lei ti dà subito un’idea. È molto veloce: in poco tempo incrocia tanti dati e ci propone un bel riassunto.

Inoltre può creare immagini, canzoni o storie partendo da zero. Certo ci sono anche dei problemi: il rischio maggiore è che l’utilizzo eccessivo ci faccia diventare pigri o dipendenti da essa. Se lasciamo che il computer pensi sempre al posto nostro, prima o poi il nostro cervello andrà in stand by; è come se smettessimo di camminare perché abbiamo sempre la bici; il risultato è che alla fine le gambe non funzionano bene. Inoltre l’utilizzo eccessivo può creare dipendenza, dandoci l’impressione di non poterne fare più a meno e creando forti scompensi emotivi come cali dell’umore e depressione. Senza contare che ogni tanto l’intelligenza artificiale prende degli abbagli clamorosi, sparando cavolate an-che molto evidenti, in un processo che viene chiamato in gergo «allucinazione», scrivendo cose che sembrano vere, ma che in realtà sono inventate. Se non stiamo attenti si finisce per credere a un sacco di bugie. Poi c’è la privacy. Chissà dove finiscono tutte le cose che scriviamo in un mondo virtuale che è sempre connesso… In conclusione, l’intelligenza artificiale è uno strumento fantastico e rivoluzionario. Il trucco? Saperla usare per imparare di più e non per smettere di ragionare.

La pagina è stata realizzata dalla classe 2° B della scuola Dante Alighieri di Incisa. Ecco i nomi dei giovanissimi giornalisti: Casini Elisa, De Filippis Alessandro, Dotti Vittoria, Focardi Adele, Focardi Matteo, Gabrielli Emma, Jamal Ines, Kodjo Abla Jaqueline, Lacorcia Mattia, Lamberti Adam, Lei Elena, Leyba Rodriguez Anabel, Maddii Duccio, Mancuso Catarinella Leonardo, Mulaj Rohan, Paglialunga Ettore, Rustioni Emma, Stalio Dario, Valorosi Misia, Zhao Ivan. Docente tutor: prof. Giudice Marco. Dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Rignano-Incisa: Ing. Restaino Antonio. 

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