La penna batte la tastiera 1 a 0! Dribbling e gol tra le pieghe del tempo
Un viaggio tra storia e neuroscienze: perché la scrittura a mano è ancora centrale nel pensiero
La scrittura nacque in Mesopotamia con i Sumeri intorno al 3200 a.C. evolvendosi da pittogrammi a ideogrammi e passando per la scrittura cuneiforme al fine di registrare transazioni economiche. Contemporaneamente si svilupparono sistemi di scrittura differenti in Egitto, Cina e Mesoamerica; successivamente Fenici e Greci inventarono l’alfabeto. In antichità scrivevano su tavolette di cera e le lettere venivano incise con lo Stilus, stilo di legno o di metallo, appuntito da una parte per scrivere e appiattito dall’altra per cancellare.
Sulla pergamena o sul papiro si scriveva con il Calamus, bastoncino di canna con un’estremità appuntita da un temperino chiamato Scalprum. Negli antichi metodi di scrittura troviamo quella cuneiforme sumera, i geroglifici egizi e cretesi, i logogrammi cinesi e la scrittura olmeca.
Nel corso dei secoli la scoperta della scrittura è stata di grande importanza per tramandare eventi storici, culture e tradizioni alle generazioni successive. Esempio tra tutti, nel IX secolo, la Minuscola Carolina promossa da Carlo Magno con lo scopo di uniformare la scrittura a livello europeo ed agevolare la condivisione di testi scritti compromessa dagli amanuensi dei diversi monasteri che avevano personalizzato la scrittura ciascuno in maniera differente. Nel XV secolo con la scoperta della stampa a caratteri mobili di Gutenberg si ebbe un’importante innovazione: grazie alla stampa si diffusero ampiamente testi e documenti prima difficili da reperire, ma l’uso della scrittura a mano continuò ad esistere come forma di comunicazione e formazione personale.
Con il XX secolo la tecnologia è diventata lo strumento principale di comunicazione imponendosi sulla scrittura manuale. In un’epoca dominata dal digitale la scienza sta riscoprendo che l’uso di carta e penna non è solo una scelta nostalgica ma un potente strumento per potenziare il nostro pensiero.
Recenti studi confermano che scrivere a mano offre vantaggi cognitivi unici. Scrivere in corsivo attiva tutte le parti del cervello, quindi possiamo considerarlo un esercizio per allenare la coordinazione oculo-manuale e l’ordine mentale.
Noi pensiamo che le scuole dovrebbero concentrarsi di più sull’aspetto grafo-motorio limitando l’uso della tecnologia a scuola.
Infatti molti studi e ricerche hanno dimostrato che se i bambini della scuola primaria scrivono a mano in corsivo sono meno soggetti a errori grammaticali e a difficoltà ortografiche. Dunque scrivere a mano aiuta davvero a pensare!
La scrittura non è solo un mezzo per comunicare, ma anche uno specchio della personalità, del tempo e, in alcuni casi, del potere di chi scrive. Nel corso della storia alcune figure celebri hanno lasciato testimonianze davvero sorprendenti. Leonardo da Vinci, ad esempio, è famoso per la sua scrittura speculare: scriveva da destra a sinistra, in modo che i suoi testi potessero essere letti correttamente solo con uno specchio. Questo metodo aveva più scopi: essendo mancino evitava così di sbavare l’inchiostro e allo stesso tempo rendeva i suoi appunti difficili da decifrare, proteggendo le sue idee. Nei suoi quaderni Leonardo mescolava testo e disegni, creando una scrittura che era visiva e scientifica, quasi una mappa del pensiero. Anche la famiglia dei Medici usava la scrittura come strumento di potere. Le loro lettere erano spesso scritte con grande cura formale: ogni parola era scelta per trasmettere autorità, diplomazia e alleanza.
Curiosamente molte comunicazioni dei Medici contenevano messaggi cifrati o allusioni velate, per evitare che informazioni politiche o finanziarie cadessero in mani sbagliate. La calligrafia elegante rifletteva il prestigio e l’educazione della famiglia. Un’altra curiosità riguarda il fatto che, nel Rinascimento, scrivere bene era considerata un’arte.
Esistevano veri e propri manuali di calligrafia; una scrittura ordinata era segno di cultura e affidabilità. Al contrario, una scrittura disordinata poteva far dubitare della serietà di una persona. Per concludere: ogni grafia è un ritratto; dietro le parole si nasconde la storia di chi le traccia.
Ecco la redazione della 2C della scuola secondaria di primo grado Paolo Uccello: Sebastiano Carlini, Mohammed El Badaui, Delia Marina Eremia, Leila Gashi, Leandra Gjergji, Omar Hasani, Eric He, Sofia Hu, Kevin Huang, Huang Zi Chen, Tayden Kasthuriachchi, Nathaliya Koralagamage Diyensa Perera, Sonia Mannini, Andrea Nicole Menniti, Dario Michelucci, Anna Muti, Tommaso Soldani, Cristian Venturini, Giulio Zhang, Bo Wen Zhao, Anqi Zhou, Mattia Zhou.
I docenti: Tiziana Degl’Innocenti, Giovanni Sallustio