ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Busoni di Empoli (FI) - 1G

Se un’informazione è sospetta. «Contenuti reali o deepfake?»

L’AI rende difficile capire se ciò che guardiamo sui dispositivi sia vero oppure costruito

Per generazioni abbiamo ripetuto il proverbio «se non vedo non credo», convinti che gli occhi fossero il nostro strumento più affidabile per distinguere il vero dal falso.

Oggi questa certezza vacilla. Le tecnologie di intelligenza artificiale generativa, e in particolare i deepfake, stanno rendendo sempre più difficile capire se ciò che guardiamo sui nostri dispositivi sia reale oppure costruito digitalmente.

Video perfetti, voci imitate alla perfezione, immagini che sembrano autentiche: tutto può essere manipolato e spesso senza che ce ne accorgiamo. Durante il lavoro svolto in classe ce ne siamo resi conto in modo concreto. Analizzando video e notizie trovate online, abbiamo capito che non basta più fidarsi dell’apparenza. Alcuni contenuti sembravano del tutto credibili, eppure erano falsi. Altri presentavano indizi ovvero un logo sbagliato, un nome inesatto, un dettaglio grafico fuori posto. Abbiamo imparato a non fermarci alla prima impressione. Quando un’informazione ci sembra sospetta, è necessario verificare.

Abbiamo consultato siti affidabili, confrontato più fonti, controllato date, provenienza e coerenza dei contenuti. Solo così si può capire se una notizia è attendibile oppure no. Abbiamo capito che è ancora più urgente sviluppare un atteggia-mento critico. Il lavoro di gruppo è stato fondamentale: ognuno di noi notava dettagli diversi e discutendone siamo riusciti a smascherare anche i deepfake più convincenti.

Questa esperienza ci ha insegnato che la verifica non è solo un’abilità tecnica, ma un vero e proprio metodo di lavoro: osservare, dubitare, confrontare, confermare. Abbiamo inoltre scoperto che non siamo soli in questo percorso.

L’Unesco ha definito i principi per un uso etico dell’intelligenza artificiale, richiamando alla tutela dei diritti umani. Anche l’Unione Europea sta intervenendo con norme precise: l’AI Act, prima legge almondo dedicata all’AI (2024), impone obblighi a chi sviluppa o utilizza sistemi ad alto rischio e stabilisce regole per i contenuti generati artificialmente. Queste tutele mostrano che la responsabilità non è solo individuale, ma anche istituzionale.

In conclusione, se un tempo «vedere» bastava per credere, oggi dobbiamo imparare a fare un passo in più: verificare. Solo così possiamo difenderci da notizie manipolate, immagini ingannevoli e contenuti che sembrano veri, ma non lo sono. La tecnologia cambia velocemente, ma la nostra capacità di pensare in modo critico deve restare lo strumento più potente.

 

L’intelligenza artificiale è entrata nella «cassetta degli attrezzi» di quasi un alunno su due. È quanto emerge da un sondaggio che ha coinvolto 464 studenti tra classi prime, seconde e terze della nostra scuola che ha delineato un rapporto ormai quotidiano con le nuove tecnologie.

Se il 46% del campione dichiara di utilizzare regolarmente l’AI, le motivazioni svelano un panorama a due facce: il 39% la sfrutta come un «tutor personale» per approfondire argomenti complessi e capire meglio le lezioni, mentre il 23% ammette di cercarvi una scorciatoia per terminare i compiti più velocemente. Una scorciatoia che, se usata senza criterio, rischia di ridurre la creatività e di indebolire le capacità personali di ragionamento. La frequenza d’uso è ormai consolidata: un terzo degli studenti (33%) interroga l’algoritmo almeno due volte a settimana.

Tuttavia, i ragazzi non sono utenti sprovveduti: la maggioranza (52%) afferma di aver ricevuto risposte non affidabili dall’intelligenza artificiale.

Proprio per non cadere in queste trappole digitali, il 47% ha confermato, per alzata di mano, l’utilità di continuare a lavorare in classe sull’uso critico dell’AI: un segnale della voglia di non farsi trovare impreparati e di imparare a interrogare la tecnologia senza spegnere il proprio ragionamento personale.

Classe 1G della Secondaria di I grado Busoni dell’Istituto Comprensivo Empoli Ovest Gli studenti giornalisti Al Bayaty Ginevra, Annibali Sara, Bianucci Alessio, Bindi Erica, Campinoti Vittoria, Carlini Carlo, Carretti Asia, Cenni Primo, Cespedes Otero Cristian Santos, Espinoza Luna Cristiano Andrè, Ferrini Cloe Nicole, Fontanelli Lavinia, Galli Luca, Lecci Nicole, Mammoli Camilla, Mao Alex, Nobis Diego, Orefice Leonardo, Rovai Alessandro, Salvadori Giulio, Santoni Matteo.

Docente tutor Maria Luisa Lazzeri Dirigente scolastico Maria Anna Bergantino

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