ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

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Scuola Secondaria di I grado Vannini di Castel del Piano (GR) - Redazione

La battaglia per i diritti. Anno 1946: suffragio universale

Con la possibilità di votare la donna italiana conquista il proprio ruolo politico e sociale

«Il voto femminile irruppe in un mondo arcaico e fu una vera rivoluzione culturale»: così dichiarò in un’intervista la partigiana Teresa Vergalli. In un mondo maschilista e patriarcale finalmente si affermò quella che era considerata, anche dalla regina Vittoria d’Inghilterra, la «follia» dei diritti femminili.

Nel 1946 le donne finalmente riuscirono a conquistare il diritto di voto, grazie al quale si sentirono importanti per la società, acquisendo dignità.

La loro lotta cominciò nel 1877 con una mozione inviata al Parlamento da Anna Maria Mozzoni, considerata la pioniera del femminismo italiano. Le sue idee portarono nel 1908 al ’Congresso delle donne italiane’, dove si discusse di emancipazione femminile con proposte fin troppo moderne per l’epoca, come l’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole.

Durante la Prima guerra mondiale fu fondamentale il ruolo delle donne poiché svolsero gli incarichi fino a poco prima appartenuti agli uomini. In seguito, Mussolini inizialmente intendeva concedere il diritto di voto alle donne, ma poi con l’avvento della dittatura lo tolse a tutti i cittadini.

Nel 1943 con la nascita della Resistenza, le donne italiane parteciparono attivamente, combattendo e a volte prendendo anche il comando di spedizioni partigiane importanti. Questo contributo fu rivoluzionario: non era più possibile escludere il mondo femminile dalla vita politica del Paese.

Infatti, il 31 gennaio 1945 uscì un decreto legislativo che concesse il diritto di voto alle donne: il 10 marzo del 1946 per la prima volta le donne italiane votarono e si candidarono alle elezioni amministrative. Il 2 giugno dello stesso anno votarono al referendum, che stabilì la nascita della Repubblica e alle contemporanee elezioni politiche dell’Assemblea costituente: alle 21 candidate elette si deve il contributo fondamentale all’inserimento nella Costituzione dell’articolo 3, che stabilisce che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso».

Oltre l’89% delle donne si presentò alle urne consapevoli che la loro opinione, espressa con quella semplice crocetta, valeva come quella di un uomo, anche del più importante. L’entusiasmo di quei momenti fu testimoniato dagli abiti e dalle scarpe da festa indossati dalle donne, che per paura di invalidare la scheda si tolsero addirittura il rossetto.

Per noi giovani d’oggi sembra fin troppo scontato avere questo diritto, ma non lo è affatto: dobbiamo difenderlo e ricordare il lungo percorso che ci ha resi più liberi e sovrani.

 

La battaglia per i diritti politici femminili è lunga e cominciò durante la Rivoluzione francese, quando Olympe de Gouges presentò la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, poiché la donna non venne inclusa nella precedente Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino pubblicata dai rivoluzionari nel 1789. In seguito in Inghilterra, durante l’età vittoriana, il movimento delle Suffragiste, chiamate in modo dispregiativo Suffragette, organizzò cortei, talvolta anche violenti, per sensibilizzare gli animi sul diritto di voto alla donna. Questi ideali si diffusero anche negli Stati Uniti, dove i movimenti femministi non ebbero bisogno di compiere azioni violente visto che, come nello stato del Wyoming, la maggior parte della popolazione maschile, di visione più aperta, era propensa a dare il voto alle donne. Nel mondo, la prima Nazione a concederlo fu la Nuova Zelanda nel1893, seguita dall’Australia nel 1902 e poi dai Paesi del nord Europa tra il 1907 e il 1921. Colpisce il fatto che alcuni Paesi africani, considerati meno sviluppati, concessero il suffragio femminile prima della moderna Svizzera, che raggiunse questo traguardo solo nel 1971. Le ultime donne a votare sono state le saudite nel 2015, anche se la legge che riconosce loro questo diritto risale al 2011. In alcune nazioni come l’Afghanistan, il voto è stato ottenuto e successivamente negato da regimi dittatoriali.

La pagina è stata realizzata dagli studenti Ahmad Nasira, Bargagli Karol, Benahmed Ali, Cassani Samuele, Corridori Clelia, Fioravanti Alice, Flamini Ester, Forti Mariasole, Gjini Amelia, Gjoni Adi, Mabrouk Kays, Mencacci Niccolò, Minucci Niccolò, Mouquadem Raian, Neri Flora, Ozer Abdulhakim, Ozer Halil, Pisano Mia, Raussell Aurora, Rosati Lucilla, Terzuoli Lorenzo, Toma Kledis, Zefi Erica.

Le insegnanti tutor che hanno seguito gli studenti nella preparazione del lavoro sono le professoresse Simona Ronca e Claudia Lazzeri, la dirigente scolastica è Sandra Raggi.

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