’Abitare’ nella mente dell’altro. Armonia di parole sinfonia di note
L’ascolto? L’azione di prestare attenzione. Il capire? Il ritmo esterno diventa parte dello spartito interiore
La parola è lo strumento specifico per esprimere pensieri complessi spesso inadeguato a trasmettere le informazioni, condividere le emozioni, apprezzare le differenze. Ogni popolo ha le sue parole ogni comunità ha il suo linguaggio. Il linguaggio verbale ha un limite: riconosce i confini. La Storia lo insegna al di là della barriera ci sono idee diverse, ci sono persone diverse c’è l’altro. L’altro è diverso da me perché si esprime con parole diverse.
Esiste un linguaggio universale che non ha bisogno di parole supera le differenze e aiuta a capire che, anche se siamo diversi, possiamo ascoltarci e rispettarci non dice chi siamo, ma permette di vedere e riconoscere le emozioni: la musica. Lei è parola del pensiero libero, il linguaggio che supera le barriere linguistiche, fa conoscere le comunità e valorizza le diversità.
Ogni nota ha una voce propria, ma è nell’unione con le altre sei che trova la sua piena espressione proprio come una sinfonia. Ogni strumento è unico c’è la chitarra, l’arpa, il tamburo. Sarebbe ingiusto chiedere all’arpa di fare il ritmo, non è il suo compito. Il linguaggio musicale è inclusivo, i tempi rispettano i ritmi di ciascuno e la partitura è lo spazio in cui tutti gli strumenti entrano nel momento giusto contribuendo all’armonia finale. Imparare ad ascoltare le emozioni, nella musica e negli altri, aiuta a rispettare le differenze a vivere insieme senza giudicare.
Ogni essere umano è unico, ma solo quando si combina armoniosamente con gli altri crea una sinfonia. La ricchezza deriva proprio dal fatto che le frequenze sono numerose: un’orchestra di soli tamburi sarebbe monotona, difficile da ascoltare. In una comunità che ha come fine ultimo quello di accettare ogni suo individuo, il primo atto è l’ascolto. Non si ascolta per giudicare o per rispondere, ma per comprendere la parola dell’altro. E’ bene riconoscere che ogni cultura, ogni storia personale, ogni abilità porta con sé un’informazione unica, preziosa che manca a ogni altra cultura, storia, abilità. Le fragilità diventano punti d’incontro nella comunità che considera l’imperfezione come un valore.
Raramente gli uomini hanno creato sinfonie solo con le parole. Il linguaggio verbale, nonostante le innumerevoli combinazioni, troppe volte ha ferito, ha diviso, troppe volte ha violentato troppi uomini.
Per mezzo della musica ogni condizione, emozione, storia può essere raccontata, ascoltata, capita, condivisa e apprezzata. Se la musica fa nascere sensazioni diverse allora anche le persone possono sentire in modo diverso. Una comunità che trasforma la diversità in sinfonia è una comunità forte, potente che valorizza ogni nota, ogni strumento, ogni essere unico. La parola riesce ad essere perfetta quando, come la musica, armonizza le diversità, valorizza l’unicità di ogni individuo.
05/09/1827. Nasce a Genova Goffredo Mameli. A lui si deve la stesura di un canto risorgimentale che alimentò lo spirito patriottico degli Italiani, guidandoli verso l’Unità d’Italia. La nostra penisola, infatti, era ancora frammentata: il Regno di Sardegna con il re Vittorio Emanuele II, lo Stato Pontificio retto dal Papa, il Regno delle Due Sicilie nelle mani dei Borboni e il Lombardo Veneto sottomesso all’Austria.
Mameli è solo uno studente, ma nel 1847 scrive l’Inno degli Italiani.
Giosué Carducci è il primo a individuare nel testo gli stessi ideali della Rivoluzione Francese: libertà, fraternità, uguaglianza. Michele Novaro, a Torino, compone la melodia che accompagna il canto, tra cembalo e pianoforte, alla luce di una lucerna.
L’inno è presentato il 10 dicembre 1847; la bandiera italiana sventola, colorando Genova di verde, bianco e rosso. 30.000 patrioti cantano l’Inno, stampato subito dalle tipografie della città e diffuso ovunque.
È il 1848: l’Italia riprende la lotta per la libertà. Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta. Anche Garibaldi canta quelle parole. Ecco l’Italia Unita, ma il re sceglie come inno La Marcia Reale di Casa Savoia. Goffredo è già morto, purtroppo, all’età di 21 anni. Il canto di Mameli, così potente e facile da ricordare, riecheggia ancora. Si ferma solo dopo il 1922, sostituito dai canti fascisti, ma poi ritorna tra i partigiani. E continua ancora. Solo nel 2017 il canto di Mameli è scelto come inno definitivo, anche se lo era sempre stato. Una bandiera e un canto hanno unito l’Italia, ancor prima delle armi e degli eserciti. Evviva l’Italia.1847: Mameli scrive la colonna sonora della Repubblica Italiana.
Classe II E: Barluzzi Denise, Boccini Alessandro, Brogi Sara, Castrini Lorenzo, Ciuoli Sara, Demetrio Melissa, Formisano Michele, Maddaluno Farah Elizabet, Nardacci Martina, Nieddu Alessio, Pieroni Aurora, Puopolo Asia, Puopolo Aurora, Salvadori Davide, Simeone Francesco Pio, Tavanti Lorenzo, Vittori Emily, Yordanov Yordan Georgiev Classe II F: Anouar Amira, Brandini Anna, Brandini Guido, Conti Lucrezia, Del Gallo Andrea, Donnini Pietro Maria, Fabiani Niccoli Emma, Ferroni Ilaria, Genova Kristina Stefanova, Giannini Alessandro, Goracci Giulio, Malinconico Enia, Palmerini Greta, Paradossi Flavio, Pontremoli Elia, Russo Nikolas, Scaperrotta Camilla, Venanzi Virginia.
Docenti tutor: De Leo Federica, Pietrini Virginia, Rivetti Chiara, Salvatori Nicoletta.
Dirigente Scolastico Basciu Ugo.