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Scuola Secondaria di I grado Calamandrei di Firenze (FI) - 2C

Firenze 1966: risveglio nel fango. L’alluvione non ferma la speranza

Il racconto del miracolo fiorentino a 60 anni dal disastro che cambiò la storia di Firenze

Oltre 230 milioni di metri cubi d’acqua, 600.000 tonnellate di fango. L’alluvione iniziò durante la notte tra il 3 e il 4 novembre 1966, quando, dopo giorni di violente piogge, le acque iniziarono a sfondare gli argini, partendo dalla sorgente (Casentino e Valdarno) arrivando fino alla foce. Si decise di non dare l’allarme e di aspettare; poi, fu troppo tardi. Verso le 5 di mattina, la piena colpì la città, arrivando subito a livelli mai visti, toccando nel pomeriggio i quattro metri e mezzo di altezza, con una portata quaranta volte sopra la norma. Dopo poco le comunicazioni vennero interrotte a causa del guasto agli impianti elettrici e Firenze rimase al buio e senza acqua potabile per giorni. Quando la piena cessò, la tragedia era appena iniziata. I morti furono circa 100 in tutta la Toscana (35 solo a Firenze e provincia) e gli sfollati furono migliaia, con gente che si rifugiava sui tetti aspettando soccorsi. La città fu avvolta per settimane da un odore acre, quasi insopportabile: vi furono perdite di gasolio e moltissime caldaie, usate dalle abitazioni per l’inverno alle porte, esplosero; le fogne furono completamente distrutte.

La nafta si mischiò così alla melma portata dal fiume. Un unico e monocromo panorama desolante: fango giallastro che copriva ogni cosa, costringeva i cittadini ad ammassare i ricordi di una vita, ormai distrutti, in cumuli di rifiuti per le strade. Non vi era modo di scartarli se non gettandoli nel fiume o bruciandoli, l’Arno era ormai una vera e propria discarica comune. Subirono danni irreparabili anche circa 1 milione e 300 mila libri, appartenenti soprattutto alla Biblioteca Nazionale Centrale, che fu tra le più colpite. Le opere d’arte che rimasero furono gravemente danneggiate, tra queste il Crocifisso di Cimabue, la Maddalena lignea di Donatello e la Porta del Paradiso del Battistero.

Tuttavia la città non perse le speranze, aiutata dagli «Angeli del Fango»: migliaia di volontari che diedero una mano a pulire il centro storico e a recuperare molti manoscritti, ragazzi arrivati da ogni parte del mondo, mossi solo dal desiderio di salvare la bellezza e la storia di una città che sentivano appartenere a tutta l’umanità.

Ancora oggi, camminando per le strade del centro di Firenze, si notano targhe che testimoniano i livelli raggiunti dall’acqua il 4 novembre 1966: ricordano ai passanti il tragico evento, ma soprattutto il miracolo fiorentino, possibile grazie alla forza d’animo di ogni cittadino e alla generosità del mondo.

 

Il 4 novembre 1966 l’Arno sommerse Firenze sotto un mare di fango, un evento tragico che segnò la città devastandone il patrimonio.

Oggi, con l’intensificarsi degli eventi climatici estremi, la prevenzione del rischio idrogeologico è una necessità assoluta che richiede un approccio integrato basato sulla cura del territorio. È fondamentale, innanzitutto, arginare il consumo di suolo: la cementificazione impermeabilizza le superfici, impedendo il naturale assorbimento delle piogge e aumentando i volumi dell’acqua in circolo. A questo va affiancata la riforestazione dei bacini idrografici, poiché la vegetazione montana agisce come una spugna naturale che stabilizza i versanti e rallenta la corsa dell’acqua verso valle. Inoltre, la manutenzione costante degli alvei garantisce un deflusso ottimale nei momenti critici. L’Arno ha un regime torrentizio ed è capace di passare rapidamente da secche assolute a piene violente. Per difendere Firenze, la strategia ingegneristica moderna si concentra su opere cruciali come le casse di espansione. Questi bacini artificiali, come il sistema di Figline Valdarno, accolgono le acque in eccesso durante le piene eccezionali, riducendo la portata del fiume prima dell’ingresso in centro. Parallelamente, il controllo degli invasi, come la diga di Bilancino, permette di regolare l’afflusso idrico. Infine, sensori e modelli meteo avanzati consentono oggi allerte tempestive, garantendo tempi di reazione un tempo impensabili.

Nonostante i passi avanti della tecnica, il rischio zero non esiste: la sicurezza di Firenze dipende da investimenti continui e dal mantenere viva la memoria del passato.

Ecco i nomi dei protagonisti Agostino Martina, Bonuccelli Virginia, Buscema Niccolò, Cajacuri Curasma Dilan, Cappelli Alessio, Cera Federico, Ciuccio Ludovica, Donisi Gabriele, Donisi Manuel, Forni Alice, Grassi Leonardo, Gulizia Giorgio, Manca Nikolas, Matviienko Leonardo, Meles Amanuel, Nebiu Ambra, Noferini Mya, Picca Maria Francisca, Pisegna Francesco, Pompucci Marco, Rossi Duccio, Rossi Gabriel, Santirocco Raphael, Talmacel Razvan Daniel, Urbinati Alise. Docente tutor: Ilaria Rosa di Fidio.

Dirigente Scolastica dell’Istituto Comprensivo: Rita Gaudio

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