Area 51: i segreti mai rivelati. Cosa nasconda resta un mistero
Ecco quando è nata, cosa è e perché solleva sempre così tanta curiosità in tutto il mondo
In questo articolo vi faremo conoscere i segreti sull’Area più misteriosa mai conosciuta al mondo.
Digitando su google maps il nome, appare una macchia bianca (zona criptata). L’area nasce nel ‘55. Per anni il governo non spiegò nulla e da ciò sono nate storie di alieni e Ufo. La Cia favorì queste leggende, in realtà la zona è usata per test di artiglieria e lanci di bombe. La base non è recintata in tutti i punti ma sorvegliata da telecamere. Qui si trovano tecnologie militari segrete: aerei sperimentali, droni, sistemi radar. Gli Stati Uniti non vogliono mostrarli; potrebbero dare un vantaggio militare.
Il nome deriva dal territorio utilizzato per test nucleari, suddiviso in zone e la base fu aggiunta alle mappe esistenti con il numero ’51’.
I piloti che si avvicinano troppo rischiano sanzioni pesantissime e l’abbattimento per impedire che satelliti spia o droni possano fotografare i velivoli sperimentali. Durante la Guerra fredda, gli Usa riuscirono a ottenere dei Mig sovietici; li portarono nell’area per smontarli, capire come funzionassero, trovare i punti deboli senza che l’Unione Sovietica lo sapesse (’Reverse Engineering’ = Ingegneria Inversa). Molti complottisti credono che lo stesso processo di ’smontaggio e studio’ venga fatto con tecnologie extraterrestri recuperate, ma non ci sono prove ufficiali.
Il governo americano ha ammesso l’esistenza della base solo nel 2013. Curiosità: La sorveglianza è gestita da guardie che hanno l’ordine di usare ’forza letale’ se qualcuno prova a varcare il confine.
L’assalto all’Area 51 è stato uno degli eventi web più assurdi e paradossali. E’ nato da un meme per scherzo su Facebook quando, nel 2019, un ragazzo creò un evento intitolato ’Storm Area 51, They Can’t Stop All of U’ (Assaltiamo l’Area 51, non possono fermarci tutti) per entrare nella base. La ’Naruto Run’ suggeriva di correre con le braccia all’indietro come il personaggio di ’Anime’ per essere ’più veloci dei loro proiettili’.
Il sottotitolo dell’evento era ’Let’s see them aliens’ (Vediamo questi alieni).
Molte persone hanno aderito sperando che il governo avrebbe detto la verità sulle tecnologie extraterrestri. L’evento ha raggiunto numeri incredibili (2.000.000 di persone). Giornali e telegiornali di tutto il mondo ne hanno parlato però la gente ha capito che provare a entrare sarebbe stato un suicidio o avrebbe portato all’arresto. Solo circa 150 persone sono arrivate davanti ai cancelli sorvegliati dai militari. Si sono limitate a scattare foto e scherzare con le guardie.
Se gli alieni esistessero il loro aspetto dipenderebbe dal pianeta in cui vivono. Ecco le principali ipotesi. Adattamento ambientale: La biologia extraterrestre dipende dal pianeta. Se il pianeta fosse freddo l’alieno potrebbe sviluppare grandi dimensioni e una pelliccia; per pianeti con gravità elevata le creature sarebbero basse e robuste; nei mondi acquatici figure sottomarine o tentacolari. Intelligenza e manipolazione: Potrebbero sviluppare una sorta di tecnologia, delle mani oppure organi sensoriali avanzati come occhi e orecchie. Errori della fantascienza: l’immagine che vediamo sempre di alieno grigio o verde, basso con una testa enorme è considerata errata dagli scienziati.
In sintesi la vita extraterrestre potrebbe essere immaginata in base a leggi fisiche e chimiche del pianeta in cui vivono. Ma qual è la vera forma degli alieni? Ricercatori dell’Università di Harvard hanno formulato l’ipotesi che forme di vita aliene potrebbero essere già sulla Terra, vivendo nascoste nel sottosuolo, nell’acqua o tra gli esseri umani. Questa teoria suggerisce che la loro forma potrebbe essere mutevole o comunque non quella classica dell’alieno spaziale immaginato dagli uomini. Molti scienziati ritengono probabile l’esistenza di vita extraterrestre (86,6% secondo un sondaggio) ma la maggior parte potrebbe essere di natura microbica o biologica.
La pagina è stata realizzata dagli studenti Nicole Bellapianta, Greta Buccella, Adelchi Enrico Cima, Matilde Di Sarno, Alessandro Dozza, Elia Draoli, Ibrahim El Tantawi, Davide Giochi, Giona Jiji, Andrea Lentini Campallegio, Giselle Mazzini, Omar Mekaoui, Ludovico Nasello, Thomas Neri, Mikel Ochuei, Matteo Sassi, Ciro Varone e Youssef Youssef Reda.
I docenti tutor che hanno seguito i ragazzi nella realizzazione del lavoro sono le professoresse Tiziana De Rosa, Deborah Galli e Ilaria Delicati, mentre la dirigente scolastica è la dottoressa Barbara Bernardini.