ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado L. Da Vinci di Castelfranco di Sotto (PI) - 3A

Il voto che cambiò la storia. Da 80 anni il diritto alle donne

Dal 1946 a oggi, conquista storica che ha modificato democrazia e ruolo delle donne in Italia

Da 80 anni è stato riconosciuto il diritto di voto alle donne. Troppo poco. Per decenni, a causa degli stereotipi, non è mai stato preso seriamente il fatto che donna e uomo potessero e dovessero avere diritti eguali: di lavoro, di voto, di espressione, di parola e di amare.

La donna è stata considerata nulla e nessuno, senza diritti, senza libertà, senza scelta di chi essere.

Ha lottato per anni, è stata ridicolizzata, sminuita, messa da parte dalla società e dalla stessa umanità, ma non si è mai arresa a nessuna ingiustizia.

E se non vogliamo definire questo coraggio, allora cos’è? Se non la vogliamo chiamare una lotta infinita, allora cos’è? Se non vogliamo ammettere l’ingiustizia presente in ogni ambito — linguistico, politico, sociale, culturale — allora cos’è? Per un semplice diritto di voto ci sono voluti secoli di lotta e sangue. Se per votare abbiamo dovuto aspettare tanto, per raggiungere la parità di genere cosa faremo? Cosa ci succederà? Questa lotta, tenuta sulle spalle di ogni donna, ha attraversato ere e continenti, con vittorie e sconfitte, ma senza mai una fine.

Il primo Paese a concedere il voto alle donne fu la Nuova Zelanda nel 1893, seguita dall’Australia nel 1902 e dalla Finlandia nel 1906. In Italia il diritto fu riconosciuto il 1°febbraio 1945, ma le donne votarono per la prima volta su scala nazionale il 2 giugno 1946, nel referendum tra Monarchia e Repubblica e per l’Assemblea Costituente.

L’affluenza femminile fu altissima, circa il 90%.

Ottant’anni possono sembrare tanti, ma per la storia sono un battito d’occhio. Eppure rappresentano una conquista gigantesca.

Il percorso italiano fu lungo e difficile, iniziato nell’Ottocento e concluso solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le prime richieste risalgono al 1861. La lotta iniziò con Anna Maria Mozzoni, che nel 1877 presentò la prima petizione per il voto politico alle donne. Con lei, Argentina Altobelli, Teresa Labriola, Lina Merlin e molte altre. Le suffragette italiane lottarono con petizioni e manifestazioni. Non si arresero mai.

Il diritto di voto fu il risultato di questa lunga e intensa battaglia.

Un passo fondamentale per l’uguaglianza tra uomini e donne, che aprì la strada a nuove vittorie. Questo dimostra che c’è sempre speranza e che si può fare un passo avanti anche dopo che ne sono stati fatti cento indietro: lasciare il passato e guardare avanti, verso un futuro che diventi un presente migliore. Per cambiare e far cambiare il mondo con noi.

 

Ancora oggi la lingua italiana è rivolta soprattutto al genere maschile: una tradizione linguistica consolidata che mette l’uomo al centro. Per fare un nome, Alma Sabatini, linguista e femminista italiana, nel 1987 scrisse un documento fondamentale.

Dimostrò che la nostra lingua è ricca di forme sessiste e «androcentriche», che pongono l’uomo come punto di riferimento universale. Fece capire che il problema non riguarda solo lessico e grammatica, ma anche l’uso quotidiano delle parole. Le parole contano: costruiscono pensieri, mentalità, società. Noi giovani dobbiamo fare un passo avanti verso un mondo più uguale per tutti. Alma propose soluzioni per rendere la lingua più inclusiva e corretta, perché parlare non è solo comunicare. E’ educare. Le scuole possono incidere molto, incoraggiando un linguaggio rispettoso ed evitando termini basati su stereotipi.

Servono più progetti sull’uguaglianza di genere, perché il cambiamento parte anche dai banchi di scuola. Ma non è solo lalingua italiana a essere «contro» le donne: è un problema mondiale. In molte parti del mondo le donne sono emarginate nel lavoro e nella società. In Iran subiscono forti limitazioni dei diritti, in Afghanistan, sottomesse dai talebani, in India molte vivono violenze legate a tradizioni radicate. Ovunque le donne vengono ancora maltrattate, violentate e uccise, anche in Paesi considerati avanzati come l’Italia o gli Stati Uniti. Rispettiamo le donne per ciò che hanno fatto, che fanno e che faranno.

La pagina è stata realizzata dalla classe 3^ A della Secondaria di primo grado dell’Istituto comprensivo Leonardo da Vinci di Castelfranco: Amine Baghrir, Emma Balsotti, Banaj Fiorello Marvin Banaj, Fatima Batool, Greys Gonzales Sayury Bermeo, Giulia Bertelli, Brianna Cizmi, Viola Demi, Marieme Ndeye Diakhoumpa, Ariana Erequi, Mattia Giacomin, Devis Gjeta, Viola Guidi, Omar Labiyad, Hajar Lahnichi, Manuel Lamuca, Catherine Lin, Alessandro Maggio, Nicole Milani, Ngagne Ndiaye, Erlind Shkrela.

Docenti tutor Ilaria Duranti, Viola Menichetti, Alessandro Squarcia.

Dirigente scolastico Sandro Sodini.

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