Il linguaggio dei giovani. «Sei troppo aura, tu sei baka»
Gli adolescenti e la trasformazione delle parole. È un codice che vive di velocità e di scorciatoie
Vi è mai capitato di camminare per strada e sentire qualcuno parlare di “punti aura“ e “baka 67“? No, non siete finiti in un universo parallelo, siete semplicemente entrati nel mondo dei ragazzi di oggi.
Il linguaggio degli adolescenti di oggi è uno slang dinamico, influenzato dai social e caratterizzato da anglicismi, abbreviazioni e un forte bisogno di identità di gruppo.
Questo gergo dura soltanto pochi mesi o settimane, ha un hype momentaneo: se negli anni ‘90 una parola poteva durare un decennio, oggi su piattaforme come tiktok, i trend viaggiano alla velocità della luce. Se oggi qualcuno se ne esce con un “baka“ al momento giusto, magari con quel tono un po’ ironico che usiamo tra noi, capisci subito che è uno che mastica la cultura giusta. Non è più come una volta che dovevi spiegare tutto; adesso basta un gesto o una parola per cambiare l’atmosfera. Chi non lo capisce o, peggio ancora, prova a usarlo male, perde tutta l’aura in un secondo. L’aura è la cosa più importante che abbiamo. È quel carisma che non puoi comprare e che non puoi fingere. O ce l’hai o non ce l’hai. Il punto è proprio questo: il nostro linguaggio serve quasi ad appartarci dal mondo degli adulti. Da una parte ci siamo noi, che comunichiamo con sguardi, citazioni veloci e un’ironia che taglia come un rasoio. Dall’altra ci sono i boomer, che arrivano sempre tardi, quando un meme è già morto e sepolto. È un codice che vive di velocità e di vibrazioni giuste, e se non le senti, sei semplicemente fuori dalla vita odierna. Ma gli adolescenti, stanno rovinando l’italiano, o lo stanno solo trasformando? In realtà, la stanno solo trasformando ed evolvendo, un processo che l’italiano attraversa da secoli integrando anglicismi e nuovi registri senza scomparire.
La preoccupazione reale riguarda il calo delle competenze complessive e l’impoverimento dell’educazione lessicale. Alcune ricerche evidenziano come il bagaglio lessicale dei ragazzi si sia ridotto (da circa 1500 parole a circa 800) a favore di una comunicazione più schematica basata su emoji e hashtag. Il problema sorge quando i giovani non riescono più a distinguere il contesto informale (dove lo slang è perfetto) da quello formale (scuola, lavoro). In conclusione, il gergo è uno strumento di identità e una risorsa creativa. i ragazzi non parlano così perché ne hanno bisogno per riconoscersi tra loro e distinguersi dagli adulti.
È sempre successo e continuerà a succedere. E adesso con questo articolo… guadagniamo un’aura pazzesca!!!
La nostra generazione usa parole nate dai trend o da altre lingue. Ad esempio, diciamo chill quando siamo in totale tranquillità e aura per definire il nostro livello di autostima (un po’ come l’ego). Se una cosa è imbarazzante è cringe, mentre se sei elegante hai drip. Ci sono poi tormentoni assurdi come skibidi, nato nel 2025 su TikTok da meme con persone che fanno battute e si tuffano dicendo “skibidiboppy Forza Napoli!. Anche six-seven è uno dei meme più amati e temuti di quest’anno.
Sembra incredibile, ma c’è un punto d’incontro tra noi e l’uomo di milioni di anni fa. Quando l’australopiteco pensava solo a cacciare, usava versi e smorfie proprio come gli animali. Anche noi oggi usiamo espressioni che non significano nulla: proprio come i gemiti dell’età della pietra, certi nostri termini sono solo suoni che usiamo quotidianamente. È cambiato anche il modo di scrivere: preferiamo le abbreviazioni come ‘xchè’ o ‘pk’ e spesso togliamo la maiuscola automatica dalla tastiera.
Parole in maiuscolo indicano che sei felice o arrabbiato nero; un ‘ok’ rende la risposta netta, quasi arrabbiata. La punteggiatura poi è un codice: un punto alla fine di un messaggio serve a chiudere quasi bruscamente la conversazione. Queste parole sono un segno di riconoscimento tra coetanei. È il nostro linguaggio, il nostro modo di stare insieme: in fondo, ogni generazione crea il proprio codice per distinguersi e sentirsi parte di un gruppo.
La redazione è composta dai ragazzi della 2A e 2E dell’Istituto Comprensivo Perugia 8 “Ferro di Cavallo – Olmo”. Per la classe 2A: Zain, Diandrei, Adele, Stella, Gaia, Agnese, Anna, Giuditta Maria, Emma, Daniele, Matilde, Ester, Chiara, Pietro, Cristi, Ivan, Gwynette Angelyca, Anna, Erica, Edoardo. Le professoresse tutor: Anna Gabriele, Martina Sacco, Chiara Franceschelli.
Per la classe 2E: Angel, Ema, Mattyas, Nicole, Cecilia, Manuel, Alessio, Giovanna, Lorenzo, Federica, Giulia, Christian, Matilde, Elisa, Mateo, Ionela, Giulia. I professori tutor: Simone Raus, Stefania Pelusi, Giovannella Melai.