ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria I grado Masaccio di San Giovanni Valdarno  (AR) - 1E

Come diventare una squadra vera. La ricetta in dieci regole d’oro

Crescere a scuola significa rispettare l’altro e usare un linguaggio corretto nelle relazioni

«Mannaggia, non è uno scherzo scrivere un’altra pagina intera per Cronisti in classe e soprattutto trovare argomenti interessanti. Dobbiamo darci da fare, insomma, perché il tempo stringe».

Cosa inventarci allora? Pensando e ripensando la nostra redazione ha deciso di parlare di sé, partendo dai problemi incontrati in un anno scolastico partito tra incomprensioni e difficoltà nel diventare un gruppo di studenti unito e corretto. E come se si accendesse di colpo una lampadina, ecco la scelta che ha messo tutti d’accordo: inventare una vera e propria ricetta con le dieci regole che dovrebbero essere rispettate nelle lezioni.

Ogni alunno ha buttato giù un elenco di ingredienti indispensabili per sfornare non una torta ma una classe modello, cominciando da un pizzico di gentilezza.

«È la prima parola che ci è venuta in mente – spiega Alessia– perché è importante rivolgersi ad un compagno o ad una compagna senza trattarli male. Tra di noi invece non siamo stati sempre gentili». Il secondo ingrediente è il rispetto che per Destiny significa «avere considerazione per tutti e per chi non la pensa come me. Vuol dire anche non giudicare per non essere giudicati».

La lista prosegue con la parità di genere descritta da Agata: «Le ragazze e i ragazzi vanno visti nella stessa maniera. All’inizio della scuola, invece, ci sono stati litigi e incomprensioni che piano piano stiamo superando e cominciamo a capirci. Si può fare ancora molto meglio, però».

Quarto punto: l’educazione che si sposa bene con la gentilezza collocata al primo posto: «Per me – afferma Rimes – non bisogna rispondere in modo sgarbato ai prof e ai nostri compagni. Eppure purtroppo è capitato». La quinta parola della ricetta è forse quella fondamentale, l’amicizia, che Giulia, Jean Franco, Aron, Yuriana, Emma e Miriam collegano alla sesta, l’attenzione e alla settima, l’altruismo: «Siamo altruisti – aggiungono Rayen, Aziz, Mariyam, Gurjot, Jade e Rayan – se diamo una mano a un amico a scuola o a una persona che magari conosciamo appena senza chiedere niente in cambio».

Collaborazione e fare squadra sono altri due obiettivi da raggiungere: «Se lavoriamo insieme – è il pensiero di Sajed – con dei ruoli precisi e senza che siano sempre i soliti ad impegnarsi i risultati arrivano». Per completare il decalogo abbiamo pensato alla condivisione: dalla più semplice, come offrire ad esempio una piccola parte della colazione a chi non ce l’ha, fino alle gioie e ai dolori da affrontare uniti come fa una vera classe.

 

Immaginate la sorpresa di entrare in un’aula e scoprirla diversa da solito. All’inizio non avevamo capito di essere in un laboratorio ma la novità ha fatto centro. La prof Parrini di storia e geografia, ci ha fatto conoscere la «didattica a stazioni», un modo nuovo di imparare. Sistemando i banchi a gruppi si creano postazioni dove è possibile svolgere varie attività su argomenti differenti e, soprattutto, muovendosi in autonomia. L’insegnante, non resta immobile alla cattedra e non spiega all’infinito, ma la lezione si trasforma in un percorso a tappe, come in un allenamento sportivo. Proprio nello sport il metodo è consolidato e lo conferma un altro dei nostri tutor, il prof Carciaghi, che lo ha proposto con successo per inglese anche in altre classi, giudicandolo molto utile per il ripasso prima di una verifica. Il funzionamento? Ci vuole il passaporto, una carta d’identità timbrata dai prof quando in una stazione viene finito il lavoro assegnato. Ognuno decide da dove cominciare. È un’idea geniale: siamo liberi di decidere anche quali strumenti scegliere per studiare. Alcuni hanno preferito i video o le flashcard; altri le immagini e i testi oppure i memory sull’Impero Romano o sul sistema feudale della curtis. Il metodo ci diverte e aiuta soprattutto chi è arrivato da poco in Italia e fa fatica con la lingua.

Nessuno resta indietro o si sente osservato se ci mette un po’ di più. Studiare sembra un gioco e spostandosi tra le stazioni l’alunno viaggia con il proprio ritmo.

Alunni Giulia Bao Rayan Belhila Jean Franco Benitez Puello Agata Capoluongo Mariyam Begum Chowdhury Rayen Derbali Destiny Imafidon Rimes Knani Sajed Mabrouk Aziz Mohamed Salah Alessia Murataj Emma Myrta Miriam Scarpino Gurjot Singh Antuaneth Jade Carranza Soto Zoe Yuriana Ore Vega Aron Zira Insegnanti Tutor: Margherita Parrini Federico Carciaghi Giulio Gardeschi Preside Francesco Dallai

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