Alla scoperta della Montanina. Un castello e i suoi segreti
Passeggiata attorno ai resti della rocca in Val di Chio: il filo della storia tra leggende e memorie
Era da poco arrivata la primavera e finalmente, dopo giorni di pioggia e vento freddo, si tornava a passeggiare lungo i numerosi sentieri della Val di Chio.
In una giornata di sole, mentre giocavamo tranquilli, abbiamo incontrato Antonio, un escursionista diretto ai resti del Castello della Montanina. Ne avevamo sempre sentito parlare, ma non ci eravamo mai spinti fin lassù, così gli abbiamo indicato il sentiero verso la cima e abbiamo deciso di accompagnarlo. Arrivati davanti alle rovine abbiamo osservato le grandi pietre murate «a secco» e, seduti in cerchio, abbiamo iniziato a raccontare quello che ricordavamo: una leggenda, una spiegazione sentita a scuola, un racconto dei nonni. Il nome del castello ha origini incerte si dice che derivi o da Montanus, «che sta sul monte», oppure da Mons Tinia, la vetta dedicata alla massima divinità etrusca venerata in queste zone.
La tradizione popolare fa derivare il nome da una fanciulla detta «la Montanina» che abitava nella zona o più semplicemente dal fatto che questo castello era stato costruito in cima ad un rilievo isolato, una «montagnina».
La posizione era strategica: da qui si poteva controllare l’antica via percorsa da mercanti e pellegrini che collegava la Val di Chiana alla valle del Nestore e alla Val Tiberi-na. Il castello aveva quattro torricelle sporgenti con i camminamenti di ronda e una torre grande sopra la porta, chiusa da una grata in ferro. Dalle caditoie venivano lanciati sassi, acqua e scarti di olio bollente. All’interno non c’erano grandi palazzi, ma una cisterna garantiva l’acqua in caso di assedio.
Il castello appartenne ai Marchiones, una ricca famiglia di feudatari, poi passò agli aretini e divenne presidio della famiglia dei Tarlati.
Vi era anche un’alleanza con Siena: per la festa dell’Assunta una delegazione partiva da qui portando un palio di seta in omaggio ai senesi. Attorno alla Montanina sono nate molte leggende tra cui quelle legate alle fate: gli abitanti lasciavano cibo davanti alle mura e al mattino trovavano tovaglie ricamate e piccoli oggetti d’oro. Oggi purtroppo del castello resta solo una parte della torre occidentale e qualche tratto di muro.
Sotto la torre si intravedono i tre archi dell’antica porta nascosti da rovi e macerie. Al tramonto, Antonio ha ripreso il cammino verso il Santuario di Canoscio e la Val Tiberina e noi siamo tornati alla nostra scuola «Gino Grifoni» a Santa Cristina mentre il castello, di nuovo silenzioso, tornava a custodire i suoi segreti.
In Val di Chio troviamo il culto della Madonna del Latte legato alla maternità, alla fertilità e alla forza generatrice dell’acqua. Questa tradizione risale agli Etruschi, che consideravano le sorgenti luoghi sacri, capaci di donare vita e protezione. A Castiglion Fiorentino troviamo due testimonianze dell’antico culto: nella chiesa di San Francesco in un frammento di affresco del Trecento, e in Sant’Agostino in una piccola icona. Numerose immagini invece, si trovano fuori dal centro del paese, immerse nel paesaggio della Val di Chio: presso la chiesetta di San Pietro a Collesecco, una delle più antiche, il culto era collegato alla presenza di una sorgente ritenuta benefica. Salendo verso l’abitato di Taragnano, al margine di un uliveto circondato di muretti «a secco» appare un tabernacolo settecentesco con all’interno una terracotta invetriata raffigurante la Madonna che allatta: ai suoi piedi c’è un piedistallo in muratura dove si crea una polvere bianca dovuta ai minerali della roccia: un tempo le donne raccoglieva-no questa polvere e la mettevano nel cibo, pensando che avesse un potere speciale e aiutasse le mamme ad avere più latte. Importanti erano anche le acque che scorrevano vicino ai tabernacoli, definite «galattofere» cioè capaci di favorire l’allattamento grazie alle sostanze naturali che contenevano. Tabernacoli, chiese e «Acque Sante» ci ricordano che la Val di Chio è una vera «Valle di Dio», dove si intrecciano natura, storia e fede. La figura della Madonna del Latte continua a essere un simbolo di cura e protezione per tutta la comunità.
Alunni Bambini Aurora Barbini Elia Caterini Bernardo Fabianelli Lapo Gallorini Emanuele Lucci Elia Materazzi Iris Menci Vittorio Nocentini Leonardo Polvani Francesco Prato Fernanda Rapini Miriam Sanna Daniele Senesi Diletta Sfameni Teo Insegnanti Tutor: Crott Stefania Rivai Alessandra Preside Maria Corbelli