Oltre gli stereotipi e il divario. Maschi, femmine… Persone
Un servizio sulla parità di genere: dalla classe alla realtà con il progetto «Close the Gap»
Quando pensiamo a un medico, immaginiamo un uomo o una donna? È proprio da questa domanda che ha avuto inizio la nostra riflessione all’interno del percorso educativo di cittadinanza consapevole “Close the Gap”, promosso da Unicoop Firenze e volto a sensibilizzare i giovani sul tema della parità di genere, con l’obiettivo – come suggerisce il nome – di ridurre il divario tra uomini e donne. Nei primi incontri in classe, guidati da un’educatrice esperta, abbiamo riflettuto sul concetto di identità e sul fatto che ogni persona è diversa, ha il proprio modo di essere e non può essere ridotta a etichette.
Abbiamo capito che gli stereotipi influenzano il nostro modo di pensare, spesso in modo inconsapevole, ad esempio quando associamo automaticamente alcune professioni a un genere preciso. Successivamente abbiamo parlato di “parità di genere”.
Ma cosa significa questa espressione? Significa garantire a tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità, indipendentemente dal genere. È uno dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu e, in Italia, è tutelato dalla Costituzione, che all’articolo 3 afferma l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzioni. Nel corso della storia, grazie alle battaglie dei movimenti femministi, sono state fatte conquiste importanti, come una maggiore presenza nel mondo del lavoro e il diritto di voto, esercitato dalle donne italiane per la prima volta nel 1946, ormai 80 anni fa. Eppure, nonostante i progressi, esistono ancora differenze importanti, come il “gender pay gap”: le donne guadagnano mediamente meno dei colleghi uomini a parità di impiego. Il divario tra uomini e donne riguarda vari ambiti della vita. Per confrontare i Paesi del mondo su questo aspetto, ogni anno viene pubblicato il “Global Gender Gap Report”, una classifica internazionale elaborata dal World Economic Forum. Secondo i dati degli ultimi anni, i Paesi del Nord Europa risultano tra i più avanzati, mentre altri – tra cui l’Italia – hanno ancora tanta strada da fare: su 146 Paesi l’Italia si colloca intorno all’85° posto. Nel nostro Paese il divario minore si registra nel settore della salute, dove le differenze tra uomini e donne sono più ridotte, mentre quello maggiore riguarda la partecipazione politica, ambito in cui le donne sono meno presenti nei ruoli di potere.
Nel campo dell’istruzione, invece, le donne sono mediamente più istruite degli uomini e costituiscono la maggioranza dei laureati (circa il 60%); tuttavia questo non si traduce ancora in pari opportunità nel lavoro.
Il momento più significativo del progetto «Close the Gap» è stato il terzo incontro. Divisi in gruppi, abbiamo costruito profili immaginari di clienti e, all’interno del supermercato, abbiamo cercato dei prodotti in base alle esigenze che avevamo individuato per loro. Questo ci ha permesso di osservare un aspetto che spesso non notiamo: molti prodotti sono “genderizzati”, cioè pensati per maschi o femmine attraverso colori, immagini e altri dettagli, come ad esempio il packaging, che è più delicato per le donne e più squadrato per gli uomini. Poi abbiamo posto alcune domande ai clienti del supermercato. Abbiamo chiesto loro quale gioco avrebbero regalato a un bambino o a una bambina: anche se le macchinine sono ancora associate ai maschi e le bambole alle femmine, circa 7 persone su 10 hanno indicato giochi uguali per entrambi, come libri, costruzioni e giochi da tavolo. Anche sulle caratteristiche maschili e femminili le opinioni sono divise: alcuni attribuiscono ai maschi impulsività e testardaggine e alle femmine sensibilità e calma; altri invece sostengono che tutto dipenda dalla personalità del singolo, rendendo impossibile generalizzare. Cosa si potrebbe fare per raggiungere una maggiore parità tra uomini e donne? Più della metà ha risposto che per costruire una società più equa bisogna iniziare dalle piccole cose: educazione, dialogo e consapevolezza. E in questo, la scuola e progetti come «Close the Gap» possono avere un ruolo fondamentale.
Classe 2^ B della Secondaria di primo grado Vanghetti Istituto Comprensivo Empoli Est Gli studenti giornalisti Destiny Agho, Kamila Alonso Alvarez, Gabriele Bellini, Renato D’Elia, Andrea Ferrara, Matilde Giordanelli, Marta Gonfiantini, Anna Maienza, Jodie Marabini, Henri Marku, Diego Mechetti, Irene Menichetti, Bianca Alessia Maria Moreanu, Leila Mashoa Nde, Petra Piccini, Sofia Russo, Leonardo Salvestrini, Marissa Scherzi, Luigi Secchi, Letizia Terzuoli, Nene Vatchridze.
Docente tutor Eleonora Sani Dirigente scolastico Marco Venturini