ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Primaria Anna Frank di Calenzano (FI) - 5A

Animali umani: amici o oggetti? Come cambia il nostro rapporto

He, she o it…come considerarli? Dai tentativi di libertà fino ai mutamenti nella relazione

«Sì, anch’io sono nata tra gli uomini. Non avevo mai visto la giungla.

Mi nutrivano allungandomi una ciotola di ferro tra le sbarre. Finché una notte ho capito che ero Bagheera e non un giocattolo per gli uomini. Così ho rotto la piccola serratura con una zampata e me ne sono andata» (da Il libro della Giungla di R. Kipling). Chi di noi non ha mai visto il proprio animale domestico o, semplicemente, qualsiasi altro animale tentare la fuga trovandosi davanti ad una porta aperta o a un cancello non ben chiuso? Cosa vuol dire tutto ciò? Questo vuol dire che non si è spento il senso di libertà dell’animale anche se oggi l’uomo considera il proprio animale domestico alla pari: esso, infatti, non viene più visto come un amico a quattro zampe, ma come un famigliare-figlio a due zampe.

Tale cambiamento nella relazione uomo-animale si può definire antropomorfismo, cioè eccessiva umanizzazione degli animali; ciò porta spesso questi ultimi alla dipendenza verso l’uomo che calpesta, a volte, la loro natura, i loro istinti e le loro necessità che sono diverse da quelle umane. Nel passato i nostri amici animali ricevevano sicuramente meno cure ed erano meno medicalizzati, ma potevano godere del diritto alla semi-libertà che preservava il loro istinto alla libertà e al richiamo alla natura. L’animale riusciva in questa maniera a preservare il suo essere.

Oggigiorno, invece, l’eccessiva umanizzazione degli animali ha fatto in modo che essi abbiano perso la propria identità a causa dello stato di prigionia, innescando, in questa maniera, anche delle deviazioni comportamentali.

Spesso infatti gli animali vengono considerati mezzi o macchine, perdono pertanto la loro fierezza diventando bambolotti da utilizzare.

Nell’arco di pochi anni la vita di molti animali è cambiata in maniera sostanziale, anche a livello sanitario essi vengono curati molto dipiù rispetto al passato, ma tutto questo ricevere ha avuto un costo poiché gli stessi hanno pagato questo avere con la perdita della propria identità.

Vi è anche la problematica opposta rappresentata dalla mercificazione degli animali, che include l’utilizzo degli animali per cibo, medicina, moda e cosmetici, ricerca medica, intrattenimento, trasporto oppure commercio di animali selvatici e così via, per soddisfare l’economia e il consumismo della società umana e che sfocia nello sfruttamento totale dell’animale.

 

Lo scorso 30 marzo abbiamo incontrato Luca Moretti, medico veterinario specializzato in cura degli equini. Dal confronto sono emerse una serie di domande per fare un po’ di chiarezza sul rapporto uomo-animale.

Quale la scelta migliore in una società animale umanizzata? Meglio la vita comoda o la libertà? «In entrambi i casi ci sono regole da seguire e dei pericoli a cui sfuggire. A ogni errore corrisponde una punizione, in natura, ad esempio, a ogni sbaglio corrisponde un pericolo. Qualsiasi scelta si faccia bisogna seguire delle regole».

Quanto è giusto che un animale perda la libertà per avere sicurezza? «Gli animali si sono fatti addomesticare per avere cibo senza sforzo e sicurezza, in cambio però hanno dovuto dare lavoro. In questo rapporto vi deve essere equilibrio. Negli anni questo equilibrio è mutato poiché l’animale è stato sempre più sfruttato. Sapendo che ogni animale ha istintivamente desiderio di libertà e una certa capacità di adattamento, anche nascendo in cattività come la nostra Bagheera, è necessario mantenere l’equilibrio tra le esigenze dell’animale e le esigenze dell’uomo, e quindi al 50% di benessere deve corrispondere il 50% di sforzo per ottenere rispetto reciproco. Se questa necessità crea squilibrio a favore dello sforzo, si crea sfruttamento; se, invece, lo stato di prigionia porta alla perdita quasi totale di identità, si innescano deviazioni comportamentali».

Ecco i nomi dei protagonisti che hanno realizzato la pagina. Di seguito i nomi dei «Cronisti in classe» della classe V A della Scuola primaria Anna Frank di Calenzano: Alessandro Abatangelo, Antonio Cairo, Tommaso Comparini, Francesco Daidone, Luana Di Pasquale, Anna Fedini, Raffaella Gentile, Mayla Giannini, Mia Giovannini, Gabriel Girotto, Lucrezia Guzzo, Selena Hoxha, Xhoel Hoxha, Isabel Kaplani, Michelle Mandò, Nicco Mollaj, Pietro Morosi, Lapo Nuti, Sara Soleto, Diego Tognetti, Daniel Vitali. Dirigente scolastica: Cinzia Boschetto. Docente tutor: Lina Zagaria.

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