Vivere in un pregiudizio. Scegli una scuola, scegli la vita
Non è stato facile decidere in quale istituto superiore proseguire gli studi. Perché è la ’svolta’
Nei mesi appena trascorsi molti adolescenti di terza media, proprio come noi, si sono ritrovati in una situazione di dubbio, incertezza e con tanti punti interrogativi dettati da una dura scelta, quella di decidere la scuola superiore ideale che aprirà una porta per il futuro.
A soli quattordici anni siamo forse ancora troppo giovani per poter decidere cosa vorremmo fare da grandi. Alcuni si affidano a ciò che consigliano i genitori, mentre altri seguono le scelte degli amici. Proprio qui si apre il portale dei pregiudizi. Per trattare questo argomento abbiamo fatto una piccola inchiesta nella nostra scuola.
Emerge che i ragazzi della nostra età sanno che cosa è un pregiudizio, lo hanno definito «un’idea prematura che ci facciamo su qualcosa o qualcuno sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti».
Come risultato delle interviste, abbiamo diviso i pregiudizi scolastici in quattro tipologie. Di genere: l’attenzione sulla diversa frequentazione “di genere” di una scuola è fortunatamente diminuita nel corso del tempo, ma è ancora un fattore rilevante, perlomeno nella nostra testa. Le ragazze sembrano preoccupate di scegliere un indirizzo a predominanza maschile, e viceversa. In base al futuro: spesso si crede che una scuola superiore porti a un futuro certo, ad esempio pensando ad un istituto professionale si pensa ad un accesso diretto al mondo del lavoro o, al contrario, associamo i licei a lunghissimi percorsi universitari. Capacità linguistiche: possiamo vedere, in un paesino come il nostro, che chi non ha, per origini culturali diverse, competenze linguistiche in italiano sufficientemente adeguate, abbia anche una scelta più ristretta per quanto riguarda la scuola.
Prerequisiti necessari: molte volte sopravvalutiamo o sottovalutiamo le nostre capacità e le varie scuole. Questo ci impedisce di inseguire i nostri sogni: scegliere un’alternativa che ci sembra meno difficile da affrontare è più facile di mettersi in gioco e sfidare le nostre abilità.
Non avere un pregiudizio è impossibile. Quando si prova a farci un’idea prematura, questa non è nè giusta nè sbagliata, è semplicemente infondata.
Gli stereotipi e i pregiudizi nascono dalla necessità di dare spiegazioni a ciò che ci circonda: un bisogno, questo, che ha permesso all’umanità di evolversi.
Tuttavia non bisogna permettere a un limite biologico così radicato in noi di soffocare la nostra grandezza. Niente e nessuno dovrebbe precludere la possibilità di inseguire un sogno!
In numerose zone del mondo, a milioni di bambini viene negato il diritto all’istruzione, soprattutto in contesti segnati da conflitti e povertà. In Afghanistan, ad esempio, le ragazze non possono proseguire gli studi oltre i 12 anni; situazioni simili si riscontrano in Paesi come Yemen, Siria, Sudan e Niger. I conflitti in diverse aree del mondo rappresentano un ostacolo significativo all’accesso scolastico. In Pakistan, Yemen, Iraq e Siria, molte bambine subiscono gravi discriminazioni, spesso costrette a matrimoni precoci o al lavoro minorile. In Africa subsahariana la povertà e l’instabilità politica tengono milioni di bambini fuori dalla scuola. Si stima che circa 250 milioni di minori, in tutto il mondo, non abbiano accesso all’istruzione mentre altri, pur frequentando, non raggiungono competenze di base. Il diritto all’istruzione è fondamentale perché non riguarda solo l’apprendimento, ma tutela un per-corso di crescita sia sul piano personale che sociale. Riferendoci al poeta Giacomo Leopardi, la giovinezza è il tempo delle speranze e delle possibilità, il ’sabato’ della vita. Senza istruzione non abbiamo modo di coltivare queste speranze e di sviluppare consapevolezza e autonomia, trasformando i sogni in opportunità concrete. Anche in Giovanni Verga, nel racconto di Rosso Malpelo si parla dell’impossibilità di frequentare la scuola in un tempo che non è troppo lontano da noi.
La pagina è stata realizzata dagli studenti Adrian Ajdini, Livia Benedetti, Ambra Ceccarini, Ivan Ciani, Gioia Franceschelli, Francesko Luku, Giuseppe Martino, Emmanuel Naldi, Giada Pastorelli, Chiara Ponzuoli, Nina Sagliocco, Gaia Shtepani, Anastasia Smolyak e Andrea Stivaletti (3B).
I docenti tutor che hanno seguito i ragazzi nella raccolta del materiale e poi nella realizzazione del lavoro sono le professoresse Genny Rabazzi e Stefania Bani.
La dirigente scolastica, invece, è la dottoressa Sandra Raggi.