Dove cresce la comunità. Il giardino segreto di San Frediano
Alle spalle della Basilica di Santa Maria del Carmine c’è un luogo poco visibile ma centrale per il quartiere
Abbiamo intervistato la signora Maria Franca Pinna, madre di un nostro compagno di scuola e molto attiva nel giardino. Con un gruppo di altri genitori, ha creato prima l’associazione Amici dei Nidiaci in Oltrarno e poi l’associazione Giardino dell’Ardiglione. Attualmente si occupa degli eventi straordinari al giardino, dei compleanni privati e collabora come segretaria.
Qual è, in breve, la storia di questo luogo? «Nell’800 il giardino apparteneva allo scultore Emilio Santarelli. Dopo lasciti ed eredità nel 1920 fu acquistato dal colonnello Edward Otis Bartlet Jr. Negli anni a cavallo tra il 1954 e il 1957 la famiglia Nidiaci donò al comune di Firenze una parte del giardino ed alcune strutture come la Limonaia (oggi sede del Centro Giovani Nidiaci). Nel 2013 è nata l’associazione giardino dell’Ardiglione con l’intento di difendere i diritti all’infanzia dei bambini».
Alcuni di noi frequentano il Centro giovani, perché si è sentita la necessità di aprirlo? «Nel giardino convivono due realtà: i membri volontari dell’associazione, che si occupano prevalentemente di bimbi dagli 0 agli 11 anni ed il Centro Giovani Nidiaci (nella Limonaia) che segue i ragazzi dagli 11 ai 21 anni. Al Centro Giovani i ragazzi possono fare compiti, divertirsi, suonare o, semplicemente, viverlo come centro di aggregazione in cui andare anche senza genitori. Nelle sale troveranno operatori salariati comunali, pronti ad accoglierli».
Quante persone lavorano all’interno dell’associazione? «In realtà al giardino non vi sono dei veri e propri lavoratori, tante persone però donano tempo ed energie per una causa comune».
In quali orari e in quali periodi dell’anno è aperto il giardino? «Il giardino è aperto 365 giorni all’anno. Dalle 8 di mattina circa sino alle 20. Nelle sale del Centro Giovani invece troverete gli operatori dalle 16 alle 19 dei giorni feriali. I ragazzi che vengono in momenti di chiusura del centro giovani vengono accolti dai volontari dell’Associazione Giardino».
Chi sono i frequentatori abituali? C’è qualcuno che lo custodisce e lo controlla? «Vengono tutte le famiglie del rione ma anche da più lontano. Abbiamo volontari giardinieri e volontari che si occupano delle pulizie. Cerchiamo comunque di sensibilizzare i nostri ospiti. Durante la notte il giardino è chiuso».
Perché il giardino ha questo nome? «Il giardino prende il nome dalla via che ha una particolare conformazione a forma di L e ricorda il gancio di una fibbia, l’«ardiglione» appunto».
Secondo lei, per quanto tempo ancora esisterà ancora questo giardino? «A mio avviso le nuove generazioni avranno a cuore il presente e il passato del giardino. Si muoveranno di conseguenza ed il giardino vivrà in eterno».
Situata nel cuore dell’Oltrarno, tra le sponde dell’Arno e la storica chiesa di Santa Maria del Carmine, la scuola è un punto di riferimento educativo per il quartiere fin dalla sua fondazione ed è ospitata in un edificio storico. Ha visto il quartiere trasformarsi, sopravvivendo a eventi drammatici, come le due guerre mondiali e l’alluvione del 1966. Esplorando l’archivio storico dell’istituto e analizzando i vecchi registri cartacei, emergono affascinanti differenze rispetto alla realtà scolastica di oggi. I registri dell’epoca, conservati meticolosamente, mostrano una calligrafia curata molto diversa dall’attuale registro elettronico. In un «Registro della classe» del 1935 nella scuola «Mazzini» le classi non erano miste come oggi, ma divise per genere ed in ogni classe potevano esserci alunni di una età compresa fra i 6 e 14 anni e molti fra loro già lavoravano. Il sistema di valutazione nelle materie era più severo, e il comportamento e la condotta morale avevano un peso determinante. Durante il «Ventennio» fascista venivano insegnate materie come bella calligrafia, cultura fascista, igiene e cura della persona, e lavoro manuale.
Gli alunni avevano il numero «Balilla» come numero identificativo.
Nei registri più vecchi è specificato il lavoro del padre, lavori che caratterizzano l’anima del quartiere: calderaio, cenciaiolo, marmista, trippaio, scalpellino. Non è mai menzionato il lavoro della madre. Per festeggiare questo compleanno speciale, la scuola «Machiavelli» ha coinvolto ex alunni e famiglie nella raccolta di foto e testimonianze per ricostruire la memoria collettiva. Un compleanno che festeggeremo il 23 maggio con il quartiere.
Ecco la redazione del gruppo Alternativa della scuola Machiavelli che ha partecipato alla realizzazione di questa pagina: Chloè Banducci, Gabriele Bigazzi, Matilde Cassi, Harshat Chander, Guido Conato, Matilde Di Clemente, Asil Eletrebi, Romina Fooladian , Nora Gaviraghi, Dalia Giachetti, Zeno Grimaldi, Mila Ibrahim, Vittorio Leggieri, Vanessa Lopez, Emi Muca, Zenel Raci, Angela Taqui, Erich Verban, Andreani Irene, Conato Lapo, Dondoli Désirée, Fatima Mina, Iqbal Uqbah, Kaiyes Mihan, Marini Eleonora, Miftari Yasmina, Rodriguez Mendes Matteo, Scacco Tommaso.