Sessant’anni dopo la tragedia dell’Arno. 4 novembre 1966: Firenze rinasce dal fango
Il passato non si trova solo nei libri, ma vive nei ricordi delle persone
Il 4 novembre del 1966, dopo giorni di piogge incessanti, l’Arno ruppe gli argini e inondò Firenze e le sue province. L’alluvione causò danni a edifici, negozi e monumenti. Più di 20mila famiglie vennero colpite, circa quattromila rimasero senza casa e ci furono trentacinque morti, con circa duemila case danneggiate. Anche le strade furono sommerse di fango e numerosi i monumenti distrutti. Anche Signa (in provincia di Firenze) subì gravi danni, insieme a Lastra a Signa e Campi Bisenzio. Fu proprio in questo momento che si vide la voglia dei cittadini di aiutare. Infatti tanti giovani vennero chiamati «Angeli del fango» perché contribuirono a pulire strade e case. Per comprendere quello che è successo abbiamo intervistato delle persone a noi care che hanno vissuto l’esperienza in prima persona. Fra loro, il vicino di casa di Diego che nel 1966 aveva 3 anni.
«Siamo stati avvisati dal Comune e dai compaesani – spiega –. La città aveva un aspetto disastroso: c’era tanta melma nera mescolata con il gasolio. Tutto sembrava impossibile da pulire».
«Ci sono stati venti giorni senza acqua, né elettricità – racconta la nonna di Ludovica che aveva 23 anni –. L’acqua era andata via dopo poco, ma era rimasto il fango.
Ci portavano il cibo con i bus e l’acqua con le cisterne. C’erano tanti volontari dell’esercito che cercavano di ripulire per far rientrare in casa le persone. Dopo che l’acqua si ritirò ci fu tantissimo sporco e melma: mobili sciupati e in casa hanno dovuto buttare via tutto. Arrivarono molti volontari da Reggio Emilia».
La nonna di Melissa aveva 27 anni.
«Ci sono voluti mesi per rimetterci in piedi – racconta –. In questi casi, la cosa più importante è stare attenti ai grandi e ascoltare quello che dicono. Ma soprattutto, essere disponibili ad aiutare. Aiutare gli altri è come aiutare se stessi».
È stata intervistata anche la nonna di Serena che aveva 15 anni.
«Quando l’acqua si è ritirata facevano la raccolta per il cibo – racconta –. In piazza della stazione di Signa, che era allagata, i cittadini sono andati al secondo piano. Dopo due giorni è arrivata una barchetta di salvataggio e molti sono dovuti andare ad abitare dai parenti».
«Per molto tempo è rimasto infangato – spiega la nonna di Melissa e ancora oggi c’è un grande rischio idraulico».
«Chi ha vissuto quei tempi ha ricordi nitidi – dice la nonna di Ludovica – il cielo grigio, la pioggia incessante, i fiumi che si ingrossavano e la piena». Le testimonianze ci ricordano che la memoria è preziosa: il passato non si trova solo nei libri, ma vive nei ricordi delle persone.
L’area Toscana, la cui superficie misura circa 22.987 km quadrati, è un territorio prevalentemente collinare, con una bassa percentuale di pianura (8%) e la restante parte collinare e montuosa. Essa è famosa per il magnifico Arcipelago Toscano, composto dalle seguenti isole: Elba, Giglio, Capraia, Montecristo, Pianosa, Giannutri e Gorgona.
In queste isole c’è una scarsa presenza di fonti di acqua dolce e così sono stati installati degli impianti di desalinizzazione; ovvero degli impianti che riescono a togliere il sale e le impurità dell’acqua marina per rendere possibile l’uso potabile, agricolo e industriale, utilizzando principalmente la tecnologia di Osmosi Inversa (R.O.) o processi termici; spesso alimentati da energia solare per abbattere l’impatto ambientale. È una tecnologia fondamentale per garantire l’approvvigionamento idrico(che è l’insieme delle operazioni e dei servizi finalizzati al prelievo, al trattamento, all’ accumulo e distribuzione di acqua potabile) specialmente in regioni aride, ma richiede un approccio sostenibile. Il processo termina riscaldando l’acqua marina per farla evaporare e separandola così dai Sali per poi diventare acqua dolce. Al mondo esistono 20mila impianti attivi per la desalinizzazione che servono più di 300 milioni di persone.
Ecco gli alunni della VB della scuola Beata Giovanna di Signa che hanno scritto gli articoli riportati in questa pagina per il nostro campionato di giornalismo. In particolare li hanno realizzati Martina Chen, Diego Ciari, Sveva Cordovani, Leo Dong, Ludovica Fameli, Gioele Federico, Anthony Hong, Serena Mannelli, Penelope Mazzei, Olivia Orlandini, Noemi Raguso, Emily Su, Alejandro Tasselli, Mattia Tomberli, Melissa Zanatta. Questi invece i nomi degli insegnanti tutor che hanno seguito il lavoro degli alunni: le professoresse Marianna Barcia e Eleonora Tozzi.