Dal voto alle donne al codice rosa. L’eredità ricevuta e le sfide
Serve il nostro impegno per trasformare le leggi in azioni concrete e soprattutto condivise
2 giugno 1946 le donne votano al referendum Monarchia – Repubblica: un viaggio ancora in corso.
E’ una calda domenica di tarda primavera: 2 giugno. La guerra è finita da un anno, una giovane donna sta per andare a votare, per la prima volta le è consentito. Era ovvio ormai: i tempi erano maturi, finalmente la sua voce suona nella politica. Non aveva forse anche lei patito due conflitti mondiali come gli uomini? La scelta è importante: Monarchia o Repubblica? L’esito è noto, nasce la Repubblica italiana.
Le madri costituenti lotteranno per inserire nell’articolo 3 della neonata Costituzione una parola fondamentale: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».
A tutte quelle donne di allora vogliamo dire che la loro voce non ha mai smesso di rivendicare spazio per il progresso di tutti. Un passo alla volta. Grosseto ha un posto d’onore in questo viaggio: nel 2009 la dott.ssa Doretti ha l’intuizione di istituire il codice rosa.
Questo è un protocollo che diventerà modello per un fenomeno allora quasi sconosciuto: la violenza di genere. Ed è stato solo l’inizio: oggi la Regione Toscana ha un portale dedicato alla tutela delle donne in cui il codice rosa ha un posto nella sezione salute. Accanto ad essa sono nati altri progetti sul la-voro, l’istruzione, i diritti e l’infanzia.
In questo viaggio il testimone ora viene passato a noi: su quale aspetto è necessario ancora intervenire per avvicinarsi ad una vera parità? Il 17 marzo è uscito uno studio dell’Osservatorio sulle disuguaglianze di genere ’Rita Levi Montalcini’ dal titolo ’Le misure dei divari.
Dimostra quanto «La partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la cartina al tornasole dell’equità di genere». Il lavoro, dunque. Non a caso nell’articolo 1 della nostra Costituzione è messo alla base dello stare insieme. Che le donne lavorino è un dato di fatto, probabilmente lavorava anche la nostra giovane elettrice del1946. Dobbiamo però garantire parità di retribuzione, accesso ai livelli più elevati nei vari campi, troppo poche le donne manager nel nostro Paese, soprattutto al Sud. E questo potrà accadere, secondo noi, solo se avverranno 2 condizioni: le ragazze apriranno le loro carriere scolastiche alle materie Stem, fino a ora scelte in prevalenza dai compagni; i ragazzi condivideranno con le loro compagne il carico di cura in famiglia. Le leggi vanno scritte e scritte bene ma, se non vogliamo che restino solo sulla carta, devono trasformarsi in azioni reali e quotidiane. Questo dipende da noi e dal nostro impegno. Continuiamo a fare sentire la nostra voce.
Lunedì 16 marzo, nella nostra scuola, abbiamo incontrato online l’ingegnere Piera Levi-Montalcini, nipote del premio Nobel per la Medicina, Rita Levi Montalcini. Abbiamo chiesto all’ingegnere il suo parere riguardo al voto delle donne, alla parità di genere e tanto altro.
Ingegnere, lei pensa che oggi le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini? «In passato sicuramente no. In realtà non le hanno neanche adesso, anche se devo ammettere che la situazione sta lentamente cambiando. Sono convinta che le donne possano raggiungere gli stessi traguardi degli uomini, basta che lo vogliano veramente. E non si lascino condizionare dai sensi di colpa, se tolgono del tempo alla famiglia».
Sua zia votò alle elezioni del ’46? «Certamente. Nella nostra famiglia, pensare di non votare era inimmaginabile. Il voto è un diritto ma anche un dovere, spesso ce lo dimentichiamo. La zia votò perché in quel periodo si voleva cambiare volto alla società, esercitando la democrazia. Era giusto che le donne avessero ottenuto il voto, avevano dato un grande contributo anche in tempo di guerra, spesso sostituendo gli uomini in varie incombenze».
Quale messaggio vorrebbe lasciare a noi giovani, maschi e femmine? «Vi dico di non avere paura di fare una scelta, di rischiare, di affrontare le situazioni con caparbietà. Di fronte a un problema non bisogna mai scoraggiarsi ma cercare sempre una soluzione. E avere cura dei diritti, non basta conquistarli, bisogna mantenerli ed esercitarli il più possibile».
La pagina è stata realizzata dagli studenti della 3E: Diego Baldon, Sabrina Barone, Viola Berti, Daniele Bonavita, Bruno Fiore, Enrico Capi, Samantha Chinnici, Viola Cupolino, Diletta Dragone, Livia Duccini, Giacomo Duccini, Giulia Farinelli, Andrea Feltreno, Zoe Francalacci, Noemi Fu, Cristina Guerrieri, Manuel Lo Casto, Caterina Mainardi, Carlotta Mema, Thomas Marotta, Daniele Mensi, Giulia Papini, Margherita Moro, Roberto Scalabrino, Gemma Spernanzoni, Giacomo Torlone e Jago Vannucci.
E della 3F: Danny Belli, Amelie Brioschi, Irmak Cakmak, Matteo Calò, Caterina Casamatta, Lorenzo Fiorentini, Giorgia Giordano, Gabriele Gualtieri, Mustapha Hakim, Giacomo Lorenzini, Arvin Lurdi, Gaia Nani, Zoe Petri, Danyl Rubnicovic, Mattia Tata, Viola Ugas e Giacomo Vitrano. Docenti tutor: Elisabetta Scollo Abeti ed Elena Magnani. Dirigente scolastica: Maria Domenica Torrombacco.