Empoli e l’Arno, una lunga storia. La città e il ruolo del suo fiume
Il corso d’acqua ha costituito per secoli anche un’importante e strategica fonte di energia
La storia di Empoli è indissolubilmente legata a quella del fiume Arno e alla sua duplice natura: da un lato risorsa preziosa per commercio, agricoltura ed altre attività economiche, dall’altro una forza della natura difficile da controllare per le alluvioni che periodicamente hanno portato distruzione nei centri abitati sorti lungo il suo corso. Empoli vanta origini molto antiche che ruotano intorno a un importante porto fluviale (emporium) sorto già in epoca romana in una posizione strategica sulle rive del fiume. La città conobbe un notevole sviluppo come mercato e scalo commerciale soprattutto a partire dal Medioevo, quando svolse un ruolo fondamentale nel trasporto del sale che da Volterra arrivava al porto per essere distribuito su tutto il territorio.
Nella prima inondazione documentata del 1333 il fiume in piena distrusse le mura della città ma Empoli continuò a rappresentare un importante snodo commerciale facendo la fortuna di mercanti e navicellai. Nei centri di Capraia, Limite sull’Arno e Spicchio, i navicellai costruivano, con il legname proveniente dal Montalbano, i loro navicelli, favorendo così lo sviluppo di una serie di altre attività produttive e figure professionali correlate come boscaioli, segatori, maestri d’ascia e scafaioli. L’Arno continuò a mantenere un ruolo fondamentale negli scambi commerciali fino alla costruzione, nei primi anni dell’Ottocento, della “strada ferrata Leopolda” tra Firenze e Pisa quando si avrà una drastica riduzione del trasporto fluviale. Il fiume ha costituito per secoli anche un’importante fonte di energia utilizzata per azionare i numerosi mulini necessari per la macinazione del grano e la lavorazione della lana.
D’altro canto, se l’Arno con le regolari piene ha favorito la fertilità del terreno grazie ai sedimenti ricchi di sostanze nutritive, rendendolo adatto alla coltivazione di ortaggi, viti, olivi e cereali, ha anche rappresentato nei secoli una costante minaccia per le distruttive alluvioni che hanno interessato i paesi della valle. Oltre a quella del Trecento, si verificarono gravi esondazioni nel Cinquecento e nell’Ottocento, fino alla devastante alluvione del 1966 che causò danni enormi a Firenze e in diverse città della Toscana. Il pericolo costituito dal fiume e la necessità di proteggere i centri abitati hanno richiesto nel tempo la costruzione di argini più sicuri, di sistemi di controllo efficaci e di opere di regimentazione delle acque.
Alla fine dell’400 Leonardo da Vinci studiò attentamente il fiume Arno con l’intento di deviarne il corso tramite la costruzione di un canale tra Firenze e Pisa. Il progetto, che compare in alcune carte geografiche del codice Windsor, del codice di Madrid e del codice Atlantico, prevedeva la costruzione di un corso d’acqua artificiale interamente navigabile che, passando per Prato e Pistoia e attraversando la Valdinievole, entrasse nella palude di Bientina per proseguire verso Cascina e raggiungere il mare. L’idea del genio del Rinascimento era quella di riorganizzare l’idrografia della Toscana per sfruttare le potenzialità di laghi, bonificare le zone paludose, implementare l’irrigazione dei campi, prevenire alluvioni e dissesti idrogeologici. Al tempo stesso ne avrebbero tratto giovamento le attività commerciali e l’economia di alcune zone altrimenti tagliate fuori da ogni possibilità di sviluppo. Dopo la cacciata dei Medici del 1494 e l’instaurazione della Repubblica sotto la guida politica e spirituale di Savonarola, Firenze si trovò in gravi difficoltà e Pisa si ribellò al suo dominio. Leonardo presentò un nuovo progetto per deviare il corso dell’Arno all’altezza di Cascina allo scopo di favorire l’assedio posto alla città rivale. Deviando il corso del fiume, Pisa avrebbe perso il suo porto fluviale, l’accesso al mare e con esso gran parte della sua importanza commerciale.
I progetti di Leonardo, troppo costosi e difficili da attuare con i mezzi tecnici dell’epoca, non vennero mai realizzati.
Classe 2^C della Scuola Secondaria di Primo Grado «G. Vanghetti» dell’Istituto Comprensivo Empoli Est
Gli studenti giornalisti Aurora Bianchi, Amedeo Borgianni, Emma Chiavacci, Lucrezia Cioni, Rebecca Conforti, Benedetta Craca, Gabriele De Rocchis, Farrukh Muhammad, Perla Giuntini, Shakib Al Hasan, Kevin Liu, Vittoria Lubrano Di Diego, Andrea Lucarelli, Ester Marmugi, Marco Marongiu, Jacopo Morcaldi, Giacomo Papaleo, Azzurra Pellegrini, Kevin Pitimada, Alessio Popolo, Ilias Razek, Vittorio Salvestrini, Adele Sani, Isabella Silva Docente tutor Serena Marrocchesi Dirigente scolastico Marco Venturini