L’identità plurale dei nostri borghi. Un mosaico tra centro e periferia
Spopolamento e rinascita nella Toscana diffusa, dove cultura e territorio diventano risorsa
Quando si parla di Toscana il pensiero va subito alla cupola del Brunelleschi o alla Torre di Pisa. Ma l’identità di questa regione non è un punto sulla mappa: è una trama fitta di borghi, colline e comunità che vive lontano dai riflettori delle grandi città. È la «Toscana diffusa«, un territorio che affonda le radici negli Etruschi, i primi a modellare questo paesaggio tra miniere di ferro e tombe scavate nel tufo, per poi passare ai romani fino ad arrivare al grande fermento culturale dei Comuni medievali. Questa Toscana rappresenta il 70% del territorio e sta affrontando una sfida importante: sopravvivere. Noi la viviamo tutti i giorni, anche se non ce ne rendiamo conto, abbiamo letto i numeri che parlano chiaro: un Comune su tre perde abitanti ogni anno e i residenti sotto i 40 anni sono sempre meno. Eppure proprio in questi luoghi lontani dalle luci della ribalta produciamo, tra le cose più buone che offre la nostra regione, cioè prodotti alimentari di eccellenza.
Un esempio su tutti: conosciamo bene l’olio biologico del Chianti.
Insomma, questa Toscana è casa nostra e non deve sparire. Per resistere al declino dei nostri borghi non abbiamo solo l’arma del buon cibo, ma anche la cultura. A Cutigliano, sull’Appennino Pistoiese, ad esempio, ogni inverno viene inscenato il presepe vivente più alto d’Italia, oppure nel Casentino c’è il borgo di Poppi che punta sul turismo lento e l’artigianato del ferro, dimostrando che si può investire, essere un’attrazione anche se si è piccoli e lontani. Verso sud, a Sorano e Pitigliano, al posto degli alberghi prosperano le case scavate nel tufo, che sono un altro esempio di un turismo alternativo. Leggendo i giornali a scuola abbiamo visto, in alcuni articoli, che le istituzioni stanno provando a rispondere a questo isolamento: vengono stanziati molti soldi per portare il digitale, migliorare il trasporto pubblico e le strade.
L’obiettivo è trasformare borghi che per alcuni sembrano ruderi in opportunità, sostenendo le aziende agricole e migliorando i servizi.
Perché questo è il territorio in cui viviamo e non è solo un paesaggio da cartolina: per noi deve essere un futuro che si costruisce, sempre però a partire dal rispetto dell’ambiente e a dimensione delle persone.
Valorizzare queste realtà significa non solo offrire modernità e connessioni veloci, ma anche la possibilità di abitare in luoghi dove il tempo scorre ancora lento tra ulivi e vigne, e dove al cambio delle stagioni cambiano intorno a noi odori e colori.
Vivere in un piccolo centro come Pontassieve, Le Sieci o Molino del Piano è un’esperienza fatta di contrasti. Se da un lato c’è Firenze che ha tante attrazioni, dall’altro lato qui in periferia riscopriamo ogni giorno il valore di una dimensione più vicina a noi, più umana. Il primo grande vantaggio è il benessere, la differenza è anche nell’aria: a Firenze si sente il peso dello smog, mentre tornando verso i nostri borghi si ricomincia a respirare. Ma è una questione di comunità. Qui non sei un numero anonimo tra la folla; esiste ancora una rete sociale dove tutti si conoscono e non manca mai un saluto o un abbraccio di un amico o amica. Tuttavia, vivere la ’Toscana diffusa’ da adolescenti non è facile, è una sfida. Spesso ci manca quella che chiamano urbanizzazione: più cinema, ristoranti o centri di aggregazione. Di molti spazi per il tempo libero, come il parco Curiel a Pontassieve, usufruiamo principalmente d’estate, senza avere, in inverno, un luogo in cui passare il tempo. Servirebbe un luogo al chiuso con ping pong, biliardo o biliardino con prezzi accessibili. Poi, ci sarebbe tanto bisogno di migliorare i trasporti che restano un nodo critico: senza un’auto, spostarsi la sera o nei festivi diventa un’impresa. Eppure, il legame con il territorio resta forte. Dalle passeggiate verso il Castello dei Pazzi alle sagre di San Martino, i nostri paesi custodiscono ricordi che la città non può offrire. La ’Toscana diffusa’ per noi è questa: un equilibrio tra la tranquillità dei fossi e delle colline e il desiderio di servizi moderni. Investire in questi borghi significa darci una ragione per restare, trasformando la noia della provincia in una nuova vita di qualità.
Ecco i nomi dei giovanissimi giornalisti della III C della scuola Maltoni di Pontassieve che hanno curato questa pagina, Alterini Lorenzo, Barjami Matilde, Bonciani Lorenzo, Castro Albitres Daniel, Chadli Ahmed, Cocchetti Giulia, Daniel Reachal, El Adib Aisha, Farini Diletta Maria, Fedrigo Lorenzo, Galipó Bernardo, Gentile Alice, Halilaj Laura, Lapi Marta, Lugaj Valeria, Minopoli Sofia, Myrtaj Algion, Nencioni Alessia, Raggi Margherita, Seravalli Lorenzo, Weliwaththage Ruhini, Zekthi Jessica.
Docenti tutor: Prof.ssa Sabina Parma, Prof. Ruben Caliandro Dirigente scolastico: Prof.ssa Adriana Aprea.