ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria I grado Masaccio di San Giovanni Valdarno  (AR) - 1E

Genitori e figli sui banchi. «L’italiano abbatte gli ostacoli»

Un progetto pilota per avvicinare chi arriva da lontano e favorire la reciproca conoscenza

Il primo scoglio da superare, per chi arriva da un altro Paese, è una lingua diversa da quella d’origine e non è sempre possibile impararla. Da alcuni anni, però, alla Masaccio persone più grandi di età degli studenti, mamme e figli insieme, partecipano a un progetto pensato proprio per far apprendere l’italiano a chi viene da lontano. L’idea di organizzare le lezioni è stata di una maestra, Maria Cristina Barucci, che abbiamo incontrato: «Ho insegnato a lungo in questo istituto e dal 1° settembre scorso sono in pensione – ha spiegato – ma continuo a venire a scuola per dare una mano a chi desidera conoscere la nostra lingua».

Com’è nato il corso? «Da noi ci sono molti alunni stranieri che aiutavo ad imparare l’italiano. Un giorno una mamma mi chiese se poteva partecipare anche lei e, dopo il permesso accordato volentieri dal preside, alla prima studentessa adulta se ne sono aggiunte molte altre. Nel tempo le signore hanno portato delle amiche e, grazie al passaparola, qui siamo sempre in tanti e di varie nazionalità».

Quanto dura il progetto e cosa fate? «Lavoriamo sul linguaggio e la grammatica per tutto l’anno scolastico, passando dalle forme semplici alle più complesse, alle frasi, alla comprensione del testo fino al-la produzione scritta. Spesso per farsi capire, le persone che arrivano da noi e non conoscono nemmeno una parola italiana, devono usare il traduttore. Bisogna partire, quindi, dalle cose elementari: il corpo umano, gli oggetti della scuola, il cibo, l’abbigliamento, i colori. In seguito si passa a costruire la frase, facendo imparare i verbi più usati come ’avere’ ed ’essere’. Chi è più avanti comincia a leggere libri e viene preparato per sostenere l’esame di A 2 e ottenere l’attestato. Il diploma serve alle persone per trovare un lavoro, ottenere la residenza in Italia, indispensabile per il permesso di soggiorno e per frequentare corsi e tirocini». Qual è lo scopo principale delle lezioni? «Aiutare grandi e piccoli ad inserirsi nella nostra società e a San Giovanni. Se non abbattono il muro della lingua restano stranieri per sempre. Cerchiamo di conoscerli e di farci conoscere creando un legame prezioso tra culture. Chi studia da più tempo fa da tramite con chi ha cominciato da poco in uno spirito di sostegno reciproco. È un percorso vero di integrazione, un ponte di amicizia e uno scambio continuo di relazioni. A volte le donne portano cibi tipici del Marocco, della Tunisia o del Bangladesh e il clima è davvero positivo».

 

George viene dall’Egitto e vuole diventare un meccanico. In Italia è arrivato da un anno e, dopo aver studiato alla Masaccio senza perdere neanche una lezione per prendere il diploma di terza Media, ha cominciato un corso specializzato a Firenze. Si sta impegnando tanto per coltivare un sogno che nel suo Paese era difficile da realizzare: «Dove sono nato – racconta – non ci sono scuole come a San Giovanni e gli insegnanti spesso non sono così bravi. Vivevo con la mia famiglia in campagna ed ho un fratello e due sorelle maggiori. Desideravo da sempre imparare la meccanica e ringrazio molto i miei genitori perché hanno pagato tanti soldi per darmi questa opportunità. Adesso ho quasi 18 anni ma quando sono partito ne avevo 16 e il viaggio è stato davvero lungo e complicato.  La prima tappa in Oman, poi il passaggio in Turchia e da lì su una barca in Grecia. Alla fine ho potuto raggiungere la Croazia e il vostro Paese». Pensi di restare oppure di tornare in Egitto dopo gli studi? «Vorrei rimanere, perché mi trovo bene e spero di aiutare chi mi ha dato la speranza di una vita migliore». Oumaima, invece, viene da Marrakech e si trova qui da tre mesi. È sposata da 7 anni, da quando ne aveva 21 (il marito lavora come imbianchino) e segue le lezioni con entusiasmo. Sta facendo grandi progressi perché ripassa a casa quello che apprende a scuola: «Quando entro in una stanza – afferma – provo a ripetere in italiano i nomi degli oggetti e mi piace conoscere cose nuove». Le riesce meglio scrivere che parlare la nostra lingua ma dimostra una straordinaria forza di volontà.

Alunni Giulia Bao Rayan Belhila Jean Franco Benitez Puello Agata Capoluongo Maryam Begum Chowdhury Rayen Derbali Destiny Imafidon Rimes Knani Sajed Mabrouk Aziz Mohamed Salah Alessia Murataj Emma Myrta Miriam Scarpino Gurjot Singh Antuaneth Jade Carranza Soto Zoe Yuriana Ore Vega Aron Zira Insegnanti DocentI tutor: Margherita Parrini, Federico Carciaghi, Giulio Gardeschi Preside Francesco Dallai

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