Verso una società davvero ’civile’. Oltre il voto: la lunga strada per la parità
Ci sono ancora troppe discriminazioni nei confronti delle ragazze. Tante parole, ma i fatti?
A ottant’anni dalla conquista del suffragio femminile, la piena parità è ancora un traguardo lontano.
Ciò che più allarma è la violenza di genere che continua a manifestarsi quotidianamente in forme diverse: verbale, psicologica, economica e fisica. Noi della ’Generazione Alpha’ stiamo crescendo in una realtà dove, sebbene i diritti dei cittadini siano sanciti sulla carta, è ancora necessario lottare affinché vengano rispettati. Da qui sorge una domanda spontanea: come possiamo cambiare davvero le cose? Il primo passo consiste nel comprendere ciò che è stato negato alle donne in passato e quanto venga loro sottratto tuttora. Considerare il patriarcato un fenomeno superato o credere che chi lotta per l’uguaglianza stia ’esagerando’ sono i due errori più gravi che si possano commettere. Le statistiche parlano chiaro: le donne affrontano ancora forti svantaggi a livello sociale, lavorativo e legale.
Analizzando il problema, emerge una profonda differenza culturale, anche tra noi giovani. Mentre le ragazze possono contare su numerosi modelli di ispirazione — donne che hanno combattuto e combattono per i propri ideali — i ragazzi hanno meno punti di riferimento positivi; al contrario, sono spesso circondati da esempi negativi o negazionisti. Per questo, l’obiettivo dei maschi della nostra generazione deve essere quello di educare al rispetto, rifiutando ogni forma di discriminazione.
In classe, alcune compagne hanno raccontato come il senso di superiorità maschile si manifesti fin dall’infanzia. Già alla scuola materna, molte si sono sentite escluse da giochi considerati ’da maschi’, come il calcio o i Lego. Anche durante l’ora di educazione fisica, nella formazione delle squadre, il ragazzo viene spesso visto come un valore aggiunto, mentre la ragazza come meno capace. Questa idea della forza naturale maschile persiste persino tra gli adulti e gli allenatori, portando a distinzioni di genere non necessarie durante le gare e le premiazioni.
Nessuno deve sentirsi superiore o inferiore per il proprio genere: ribadirlo è un dovere di tutti. Alcuni compagni hanno ammesso che spesso, di fronte a un’offesa sessista rivolta a una ragazza, non riescono a intervenire. La situazione si fa più difficile quando la violenza proviene da un gruppo: è lì che la paura cresce, ma è proprio in quei momenti che bisogna agire.
Noi giovani dobbiamo trovare il coraggio di reagire all’ignoranza.
Dobbiamo smettere di temere il giudizio degli altri e iniziare a sostenere la parità, esprimendo il nostro pensiero anche quando va controcorrente rispetto al branco.
Tra noi giovani è emerso un problema: la scarsa conoscenza del reale significato di termini come “maschilismo” e “femminismo”. Quando abbiamo iniziato ad affrontare questi temi a scuola, molti di noi ragazzi, spinti da un istintivo senso di appartenenza al proprio genere, si sono inizialmente dichiarati “maschilisti”. Solo quando la professoressa ha scritto le definizioni alla lavagna, abbiamo capito quanto le parole possano trarre in inganno. Esiste un pregiudizio diffuso nei confronti del femminismo, spesso associato a forme di protesta ritenute esagerate. Questo errore di valutazione non riguarda solo noi, ma coinvolge molti adulti. Oggi dichiararsi femministi è difficile: i ragazzi temono di essere insultati o etichettati, mentre le ragazze vengono spesso accusate di voler prevalere sugli uomini o, peggio, di odiarli. Tutto ciò dimostra quanta ignoranza circondi ancora la parola femminismo, che non indica affatto avversione verso l’altro genere, ma una profonda richiesta di uguaglianza ed equità. Senza nulla togliere al valore storico e sociale del femminismo, forse sarebbe utile introdurre termini più immediati per le nuove generazioni. Ad esempio, definirsi “parigenere” anziché femministi potrebbe generare meno confusione e favorire il dialogo tra i sessi. Il cambiamento è possibile, ma richiede consapevolezza, educazione e, soprattutto, responsabilità.
La pagina è stata realizzata dagli studenti Bricchi Denise, Bricchi Marla, Ferrandi Matteo, Ficai Angelo, Giordano Annalucia, Giordano Cecilia, Giovannelli Maria Vittoria, Giovannelli Pietro, Grifoni Edoardo Remo, Iori Alice, Kalchuk Alisa, Lobascio Greta, Maestripieri Chloe, Mori Marco, Pasquesi Emma, Ranieri Linda, Rossini Federico, Sabri Yassmin, Sanchini Mia, Wang Yuxuan, Zamperini Joele, Zatorski Albert (2B); Baskaya Gorkem, Cesareo Gabriele, Ciani Achille, Galca Constantino, Giannini Nicolas, Gotca Daniel, Milani Tiago, Pietrini Matteo, Piu Nicholas, Poccioni Matteo, Zenobi Moreno (2A). Docenti tutor le professoresse Sara Cumoli e Giuditta Iantaffi. Dirigente scolastica la dottoressa Daniela Bilgini.