ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado D. Alighieri di Incisa Valdarno (FI) - 2C

Quando un rifiuto diventa arte. La metamorfosi di uno scarto

L’usura del tempo si riveste di nuova vita attraverso gli occhi e le mani di un maestro

Riduzione, riciclo, riutilizzo, recupero, raccolta differenziata sono parole entrate nella quotidianità della vita e della scuola. Economia circolare, biodegradabile, compostabile, impronta ecologica, zero rifiuti: parole che schizzano da una parte all’altra della testa e delle discipline, nei libri di testo e nelle verifiche, nelle frasi dei genitori dopo la cena, che si sparpagliano da tutte le parti. Upcycling, Waste art, Trash art esprimono vari modi con cui il riciclo può far «rinascere» gli oggetti.

Per noi però tutto ciò ha un volto che sa di poesia, saggezza e creatività. Una mattina abbiamo ospitato in classe un signore anziano, un po’ claudicante e appoggiato ad un manico di ombrello come bastone, con le mani grandi e nodose e lo sguardo profondo incorniciato da una barba bianca; portava con sé una vecchia valigia di cartone.

Sulla cattedra sono pian piano apparsi gufi, galli, guerrieri, crostacei, animali marini, navi, uccelli, nobili personaggi. Da vicino, però, in quegli oggetti abbiamo visto martelli, ferri di cavalli, zappe, coltelli, serbatoi arrugginiti, ruote dentate di vecchie biciclette. Spesso abbiamo la cattiva abitudine di pensare che, quando un oggetto finisce la sua funzione o è arrugginito, non serva più a nulla.

Non nella mente e nelle mani di Roberto Cipollone in arte Ciro. Per lui un vecchio oggetto ha un’anima e il fascino del tempo che lo ha modellato, la dignità della vita degli uomini che lo hanno forgiato, usato e consumato. L’immaginazione, l’inventiva, la capacità di vedere «oltre» sono gli ingredienti che fanno diventare nelle sue mani esperte uno scarto un’opera d’arte. Una delle sue frasi che meglio esprime la sua essenza è: «Vorrei salvare la vita di questi oggetti nel loro ultimo soffio».

Una delle opere più amate dall’artista è «La sofferenza degli innocenti», realizzata molti anni fa con le lame di alcune zappe, che poste in piedi formano un piccolo corteo funebre. È la storia di un bambino, figlio di contadini, investito da un’automobile, rimasta nell’animo dell’artista e resa eterna dalla sua sensibilità e capacità rappresentativa. È il dolore che si trasforma in un’amara bellezza, che ti entra dentro e ti commuove.

L’arte di Ciro è un messaggio potente per il nostro pianeta: la creatività è l’arma più potente che abbiamo contro la società «usa e getta», lo spreco che riempie di rifiuti la nostra amata Terra. L’essenziale è «visibile» agli occhi, se impariamo a guardare e a prenderci cura dei segni lasciati dal tempo.

 

L’intervista a Roberto Cipollone è stata un susseguirsi di racconti ed emozioni. È nato a Pescara nel 1947, cresciuto nella fonderia del padre. Da bambino amava camminare nella natura e osservarla in tutta la sua bellezza; un giorno trovò un fossile in un sasso, ne rimase estasiato.

Di giocattoli non ne aveva: se li costruiva da solo. Ha lavorato in Olanda per sei anni come operaio. Raccogliendo alcuni scarti della fabbrica, ha realizzato le sue prime creazioni. Alla fine de-gli anni ‘70, si è trasferito a Loppiano a Incisa Val D’Arno e alcuni anni dopo ha creato «La bottega di Ciro». Ha scelto questo nome d’arte perché lo lega al re persiano noto per il rispetto dei popoli a lui sottomessi; anche lui prova un grande rispetto per i materiali che trova, per il tempo che li ha corrosi, ai quali dà nuova vita. Fra martelli, saldatrici, tenaglie, l’odore di ferro e di legno ti avvolge e mentre frammenti di storia sono in attesa di nuova voce, la bottega accoglie persone di ogni età e provenienza. Il maestro ci racconta dei suoi viaggi: è un grande lettore, forse è lì che coltiva la sua fervida immaginazione. Alla domanda su quale fosse il motivo che a quasi ottant’anni lo spinge a realizzare ancora nuove opere d’arte, risponde che la capacità di immaginare, di vedere oltre, di creare gli nasce da un profondo bisogno di bellezza e di amore. Un giorno ha realizzato un gufo che poi ha donato ad un amico che stava passando un momento difficile, perché i gufi «vedono» anche nel buio.

La pagina è stata realizzata dalla classe 2a C della scuola Dante Alighieri di Incisa. Ecco i nomi dei giovanissimi giornalisti: Becattini Flavio, Bellini Loris, Bianchi Gabriel, Caldini Gabriele, Catastini Emma, Crocchini Giulio, De Gregoris Aurora, Fantoni Sara, Lei Andrea, Lini Kerim, Marchini Diletta Maria, Megera Lorenzo, Mele Matteo, Negri Vanessa, Toloni Nathan, Valoriani Matilde. Docenti tutor: Assunta De Ponte e Nicolina Prota. Dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Rignano-Incisa: Ing. Antonio Restaino.

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