ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Primaria Piero della Francesca di Pratantico (AR) - 5A

Lo sport è un ponte tra i popoli. Focus Olimpiadi tra sfide e valori

Dalla tregua durante i Giochi alle battaglie per l’affermazione e la tutela dei diritti umani

Le prime Olimpiadi dell’era moderna si svolsero in Grecia, precisamente ad Atene, nel 1896. A fondarle fu un francese, il barone Pierre De Coubertin, che considerava lo sport un mezzo per avvicinare i popoli ed impedire le guerre. Infatti, nella città di Olimpia, in Grecia, dove le Olimpiadi furono inventate nel lontano 749 a.C., durante tutta la durata dei giochi venivano sospese le guerre, in quella che veniva chiamata la tregua Olimpica.

Oggi le Olimpiadi sono la più grande manifestazione sportiva esistente e quelle invernali di Milano Cortina, che si sono concluse alcune settimane fa, hanno unito generazioni di grandi e «piccini», a tifare tutti gli atleti e le loro prestazioni. Queste Olimpiadi, e le Paralimpiadi che si stanno svolgendo in questi giorni, hanno evidenziato come lo sport sia un modo sano per diffondere valori che uniscono il mondo intero: impegno, sacrificio, rispetto e lealtà.

In una sola parola Fair Play. Numerosi sono gli esempi di sportività e altruismo che spontaneamente gli atleti si sono scambiati senza pensare al proprio tornaconto, talvolta anche a scapito della vittoria.

Negli anni ‘60 fu proprio un italiano, Eugenio Monti, bobbista già favorito per l’oro, a prestare agli avversari inglesi un bullone del proprio bob, pur sapendo che questo avrebbe reso più difficile la sua vittoria.

Infatti si classificò terzo, alle spalle degli inglesi, che vinsero la gara.

Ciò scatenò numerose critiche nei suoi confronti, dalle quali si difese sostenendo che i suoi avversari avevano vinto perché erano stati più bravi di lui.

Alle successive Olimpiadi, Monti vinse finalmente l’oro e gli venne donata la medaglia Pierre De Coubertin, come premio per la sportività dimostrata nelle Olimpiadi precedenti. Un altro celebre esempio è quello di Tamberi e di Barshim che, nel salto in alto delle Olimpiadi di Tokyo 2020, decisero di fermarsi e di condividere il podio e la medaglia d’oro. I due atleti si abbracciarono e Barshim esclamò: «Two is better than one!» cioè due è meglio di uno, una frase diventata iconica che ci ricorda che pur parlando lingue diverse possiamo capirci attraverso lo sport. Anche quest’anno non sono mancati atti di lealtà e correttezza tra gli atleti e tra i tanti gesti ci ha colpito la solidarietà mostrata dalle vincitrici della gara dei 10 chilometri femminile che hanno aspettato l’ultima concorrente, la messicana Regina Martinez, per acclamarla.

In un mondo che misura tutto in podi e medaglie, questi atti ci ricordano che lo sport è prima di tutto rispetto, condivisione e umanità, perché non sempre si vince salendo sul podio. Le classifiche cambiano, le emozioni restano e modellano i tuoi valori.

 

Il Museo Archeologico di Arezzo ospiterà fino al 6 settembre la Minerva, finalmente tornata nella sua città natale dove fu ritrovata nel 1541, durante gli scavi in zona Colcitrone. Noi abbiamo avuto l’onore di intervistarla. In un aretino con cadenza fiorentina, la dea inizia a raccontarsi. «Sono una statua di bronzo e raffiguro la dea Atena, Minerva per i Romani, dea della sapienza e protettrice di città ed eroi. Se la memoria non m’inganna, sono stata realizzata da artigiani specializzati nel 300 a.C. e lamia lavorazione è di ottima qualità. Infatti, come tutte le grandi statue antiche di bronzo, sono cava e la mia lamina è spessa solo 4,5 mm. Sono la più alta tra le mie ’sorelle’, circa 150 cm, e occupo un posto sul podio, tra i più grandi bronzi ritrovati, come la Chimera». «Mi è stata risparmiata l’usanza di fondere il metallo per nuovi utilizzi. Mi sento molto amata! Il mio outfit dice molto di me. Sono completamente vestita per indicare che le mie azioni non sono istinto ma logica e strategia; porto un elmo corinzio con una civetta che rappresenta l’intelligenza tattica; sulle spalle indosso l’egida, con al centro la testa di Medusa che ha il potere di pietrificare i nemici. Nel tempo ho perso i miei occhi, realizzati in avorio e pasta vitrea per renderli più realistici, ma le mie labbra di rame mantengono ancora il colore e il turgore di un tempo.

Ho un segreto: oggi sono un puzzle tenuto insieme da calamite per poter essere trasportata senza rischi. Fidatevi, è una sensazione orribile! Il tempo purtroppo è finito: ciao citti, torno a Firenze!».

Alunni Linda Agostini, Massimo Bardazzi, Lorenzo Benedetti, Cesare Berlicchi, Alessia Boschi Viola Casucci, Davide Dell’Eugenio, Serena Farinelli, Noemi Frangipani, Nathan Frulli Minerva Gustinelli Estera Iancu, Agata Lucchi, Andrea Manetti Sofia Maria Marin Santiago Minucci Noemi Nobile, Teresa Salvini, Stella Sarri Emma Sestucci Edoardo Tanganelli Francesca Luce Tronci Insegnanti Tutor: Alessandra Giunti, Laura Zingarelli Docenti: Barbara Lapini, Sara Coradeschi, Alessandra Ranieri, Lucia Miele, Lorenzo Nannucci Preside Rossella Esposito

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