L’orrore della guerra nelle vite dei bambini. Come incide sulla quotidianità dei minori
Tantissimi i piccoli che si sono trovati ad agire in scenari terribili in varie parti del mondo
La guerra: ormai è uno dei primi argomenti quando accendi il telegiornale o la radio. Con la parola “guerra” si pensa spesso alle armi, ai soldati e alle bombe, ma raramente si pensa ai bambini, eppure sono loro che subiscono più conseguenze. I bambini soffrono e stanno male perché si vedono distruggere la propria casa davanti ai propri occhi da persone incoscienti. Noi pensiamo che la guerra sia una cosa terribile, sbagliata e ingiusta. Ragazzi e ragazze che non c’ entrano niente soffrono per colpa di persone che non sanno fare le scelte corrette . Nel 2024, sono 520 milioni i bambini che hanno vissuto in zone di conflitto, e dal 2010 il numero di minori che vivono in zone di guerra è aumentato del 60%, mentre le gravi violazioni accertate sono cresciute del 373%. Questo dimostra che i conflitti non solo sono più frequenti, ma anche più brutali. Anche dopo la fine delle ostilità, molti soffrono di traumi psicologici, povertà e mancanza di opportunità, mentre mine e ordigni inesplosi continuano a rappresentare un pericolo.
Alcuni bambini vengono reclutati come soldati e sono costretti a combattere e ad uccidere, con la conseguenza che perdono ogni contatto con la famiglia e vivono gravi traumi. Inoltre sarà difficile il loro ritorno alla vita civile. In questi contesti è diffusa anche la violenza sessuale contro ragazze e bambine innocenti, spesso rapite e ridotte in schiavitù. Inoltre sono tanti i bambini che hanno perso genitori e affetti e che si ritrovano a vivere in orfanotrofio, diventando vulnerabili a sfruttamento e abusi.
Inoltre se i bambini riescono a sopravvivere non hanno né abbigliamento né rifugio, hanno perso amici e il più delle volte hanno gravi ed indelebili ferite che rimarranno sempre nei loro incubi più oscuri, perché il loro futuro è volato via come la polvere dopo un’esplosione.
Tutto questo è contro i diritti sanciti dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia, tra cui troviamo: il divieto alla discriminazione (Articolo 2), il diritto alla vita e allo sviluppo (Articolo 6), il diritto ad essere ascoltato e ad avere un’opinione (Articolo 12), il diritto alla salute (Articolo 24) e il diritto ad avere un’istruzione (Articolo 28).
In Afghanistan, in Ucraina o da qualsiasi altra parte nel mondo un bambino che perde la vita in guerra è una ferita per tutto il mondo. I bambini non hanno colpa, dobbiamo gridare BASTA! e tutti insieme invocare la PACE. Ricordiamoci che nessun paese, nessun materiale da commercio vale la vita di un bambino.
La guerra oggi è frequente nelle conversazioni televisive, a differenza della pace. Come parlare di pace in un mondo in guerra? Forse, partendo dal raccontare i simboli più famosi: la bandiera e il simbolo vero e proprio. I simboli, infatti, esprimono pensieri, storie e sono riconoscibili. Donne e uomini sono disposti a seguire l’idea espressa da essi, ecco perché è importante comprenderne il significato. Iniziamo dalla bandiera. L’idea della bandiera nasce nel 1897 dalla Contessa Cora Slocomb Savorgnan di Brazzà. Disegnò la bandiera lei stessa: la prima versione era gialla, viola, bianca, i suoi colori preferiti. Al centro c’era uno stemma, sopra lo stemma c’erano due mani in mezzo alle quali c’era una stella. Nel 1913 la contessa realizzò la bandiera attuale che ancora oggi viene utilizzata. La diffusione su larga scala avvenne negli anni Sessanta come simbolo di protesta contro la guerra in Vietnam. In Italia, venne usata per la prima volta nel 1961 durante la marcia per la Pace Perugia-Assisi. Per quanto riguarda il famoso simbolo: venne ideato creata nel febbraio 1958 da Gerald Holtom, un pacifista, su incarico della CND (Camaing for Nuclear Nisarmament). La campagna nacque nel Regno Unito per promuovere l’eliminazione delle armi nucleari. Il disegno unisce due simboli dell’alfabeto semaforico cioè una serie di movimenti con bandierine usato in ambito navale: la N e la D, iniziali di Nnuclear e di Disarmament introdotte in un cerchio per rappresentare il mondo. Holtom spiegò che il simbolo voleva significare un essere umano prostrato e impotente d’avanti alla guerra.
Classe 2C: Noemi Ariosto Emilia Birreci Achille Brogi Leorenta Buduri Merijeme Buduri Matilde Giunti Jakupllari Emily Leonardo Jupi Totti Kryezi Dijari Kryezi Manhoor Zafar Reis Oruqaj Francesco Paglia Kelys Pasquini Merije Ramanovska Giulia Seminara Giulia Trevisan Thomas Vannetti Mattina Vannetti Sara Vanni Gabriel Vlad Sebastian Docenti tutor: Luna Ballatori, Federico Gasparetto Dirigente scolastico: Annarita Magini