«Tra le foreste del Congo. noi, costruttori di un futuro»
Nel cuore pulsante dell’Africa opera un gruppo di laici italiani che operano per la comunità
Nel cuore pulsante dell’Africa, lungo il fiume Congo che attraversa foreste impenetrabili e villaggi remoti, operano laici italiani che hanno scelto di trasformare la propria vita in un vero atto di servizio.
Non sono sacerdoti né religiosi: uomini e donne comuni guidati dalla fede, dall’umanità e dalla convinzione che la solidarietà possa costruire ponti tra culture, combattere povertà estreme e ridurre conflitti dimenticati dal mondo. La loro motivazione non è la notorietà, ma il desiderio sincero di mettere tempo, competenze e cuore al servizio degli altri, spesso lontani dalle comodità quotidiane. Il loro impegno prende forma in progetti concreti: scuole che offrono un futuro ai bambini, centri sanitari dove cure di base diventano un diritto, programmi di formazione per giovani e donne desiderosi di emanciparsi.
Ogni giorno affrontano sfide straordinarie: infrastrutture carenti, instabilità politica, malattie endemiche come malaria e dengue, e la diffidenza iniziale di chi non ha mai conosciuto aiuti esterni. Eppure, la loro costanza costruisce fiducia, lega le persone e dimostra che la perseveranza può cambiare, lentamente ma profondamente, la vita di una comunità. Attraverso questi missionari laici, l’Italia diventa un vicino di casa. Portano competenze tecniche e strumenti professionali, ma imparano anche dalla saggezza e dalla resilienza delle comunità locali. In questo scambio, la missione non è più solo dare, ma condividere: crescere insieme, ascoltarsi, rispettarsi e riscoprire il senso autentico della fraternità universale. Ogni giornata diventa un incontro di culture, una lezione di vita in cui ascolto, umiltà e adattamento valgono quanto le competenze professionali. Molti raccontano momenti indimenticabili: il sorriso di un bambino che impara a leggere, una madre che riceve cure salvavita, giovani che scelgono di restare nel villaggio anziché migrare. Piccole vittorie quotidiane, capaci di generare un impatto duraturo e di dimostrare che impegno civile e spirituale possono convivere armoniosamente. Tra lezioni di matematica, visite mediche o progetti agricoli sostenibili, nascono fiducia, relazioni e autonomie concrete. In un mondo dominato dall’individualismo e dalla fretta, il lavoro dei missionari laici italiani ricorda che la grandezza risiede nella gratuità, nella dedizione agli altri e nella capacità di agire senza aspettarsi nulla in cambio. Lontano dai riflettori, tra le foreste africane, queste donne e uomini comuni insegnano che costruire un futuro migliore è possibile. Ne abbiamo incontrato uno che ci ha concesso una breve intervista.
Un sogno di scuola e amicizia nel cuore dell’Africa. È questo il filo rosso che lega le tredici missioni in Congo di Davide Tacchini, volontario e testimone diretto di una terra ferita ma straordinariamente viva. «Il mio sogno è continuare i progetti educativi e creare una piccola scuola per i bambini più poveri, con insegnanti preparati e un’istruzione di alto livello», racconta. Tacchini conosce il Congo da vicino, tra parrocchie senza luce elettrica, docce con i secchi e pasti semplici a base di fagioli, riso, mais, banane, avocado, mango e pesce. «Si vive in modo essenziale, ma si respira un’umanità che ti cambia. C’è tanta povertà, è vero, ma anche tantissima vita: ovunque bambini, sorrisi, voglia di futuro». Il legame con il Paese africano nasce quasi per caso, su una banchina di stazione. «Incontrai un giovane sacerdote congolese, Justin. Lo aiutai e da lì nacque un’amicizia. I suoi racconti sulla guerra e sui bambini soldato ci spinsero ad agire». Da allora, Davide è tornato più volte, sostenuto da amici e familiari che condividono lo stesso impegno. Andare in un Paese segnato dal conflitto non è semplice. «È pericoloso, ma entriamo solo quando la situazione è più calma e siamo protetti dalla comunità locale».
Ora le frontiere sono chiuse e la prossima partenza è incerta. «È un luogo caro, dove vivono persone splendide che mi hanno insegnato molto». E dove un sogno di scuola continua a crescere, giorno dopo giorno.
La Redazione della scuola media Giuseppe Polidori di Montone. Ecco gli studenti reporter che hanno partecipato al progetto. 1M: Leonori Gabriele, Venti Elena, Zitoun Ziad, Zitoun Amir, Zucca Damiano, 2M: Arouche Naim, Pascolini Ilenia. 3M: Assali Mohamed Rayen, Corgnolini Livio, Grassini Thomas, Mordacci Enea, Nocentini Devis, Urbanelli Edoardo. I ragazzi sono stati accompagnati e coordinati dal docente: Fabrizio Ciocchetti La dirigente scolastica dell’Istituto è la professoressa: Paola Avorio.