ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Primaria Gabelli di Perugia (PG) - 5A, 5B

«La vita è un gioco, basta sapere che cambia spesso le regole»

Dialogo con l’esperta Simona Taglia sulle fragilità e le scoperte dei ragazzi di undici anni

Dialogo con l’esperta Simona Taglia sulle fragilità e le scoperte dei ragazzi di undici anni.

Perché gli undici anni sono diventati un’età così delicata? «Perché è il momento del “grande salto“. I ragazzi si sentono su un ponte: vedono l’infanzia alle spalle e l’ignoto davanti. La paura di crescere non è altro che il timore di perdere la protezione del nido.

Spesso si sentono schiacciati da troppi impegni e dal dubbio logorante di non essere all’altezza delle aspettative degli adulti.» C’è poi il tema dei bulli e dell’arroganza tra pari… 

«Esatto. Il confronto con chi usa la prepotenza per affermarsi spaventa perché ferisce l’autostima. La cosa peggiore è che i ragazzi spesso provano imbarazzo per questa paura; temono che i genitori non li capiscano o li giudichino deboli.

Al contrario, il silenzio è il miglior alleato del bullo e dell’ansia».

E se si ha paura di avere paura? «Esiste un’emozione ancora più complessa di quella che proviamo davanti a un bullo o a una stanza affollata: è la paura di avere paura.

È quel nodo alla gola che compare prima ancora che succeda qualcosa, il timore che un’emozione forte possa arrivare all’improvviso, travolgerci e farci sentire vulnerabili davanti agli altri. Per un ragazzo di undici anni, questa sensazione è legata a doppio filo all’imbarazzo. Si ha paura di spaventarsi perché si teme di perdere il controllo, di arrossire, di tremare o di dover spiegare a parole qualcosa che sembra inspiegabile. Si finisce così per evitare i luoghi, le persone o le sfide, non perché siano realmente pericolosi, ma perché si teme l’emozione che potrebbero scatenare. A volte non si dicono le cose anche per un senso di protezione nei confronti dell’interlocutore, perché non vogliamo che soffra. È importante però svelare un segreto: la paura non è un nemico da sconfiggere, ma un segnale che il nostro corpo ci invia per dirci che teniamo a qualcosa. Quando smettiamo di averne paura, lei perde il suo potere. Accettare che è normale sentirsi insicuri o agitati è il primo passo per trasformare quell’ombra in una compagna di viaggio meno ingombrante. Perché crescere non significa diventare invincibili, ma imparare che possiamo camminare a testa alta anche quando il cuore batte un po’ più forte».

Qual è il messaggio più importante da dare a un undicenne oggi? «Che crescere non significa smettere di giocare. Molti temono che la maturità sia un deserto di doveri. Non è così: diventare grandi significa aggiungere nuove passioni e capacità. È una scoperta continua. Bisogna ricordare loro che la vita è una sola, è bella e che parlare delle proprie paure è il modo più veloce per farle sparire. Ogni età ha una bellezza che aspetta solo di essere vissuta con coraggio».

 

A undici anni ci si ritrova in un territorio di confine, un ponte sospeso tra la sicurezza dell’infanzia e l’orizzonte ancora sfocato dell’adolescenza. È un’età di profonda metamorfosi, in cui la naturale curiosità verso il domani si intreccia a una sottile e persistente paura di crescere.

Diventare grandi appare spesso come una sfida imponente: nasce il timore di non essere all’altezza delle aspettative, mentre la quotidianità si riempie di troppi impegni che sembrano ruba-re il tempo alla spensieratezza.

Questo senso di affanno si riflette anche nel rapporto con l’esterno, manifestandosi come un disagio improvviso negli spazi chiusi e affollati o come un’inquietudine profonda per le cose brutte che accadono nel mondo, percepite ora come più reali e vicine. In questo scenario, anche le relazioni cambiano colore. Il confronto con i coetanei arroganti o con l’ombra dei bulli può ferire profondamente, alimentando un senso di inadeguatezza difficile da scacciare.

Eppure, il peso maggiore è spesso l’imbarazzo per le proprie paure: molti ragazzi temono che confessare queste fragilità li faccia apparire “piccoli“ o che i genitori non possano davvero comprendere il groviglio di emozioni che agita il loro petto.

È invece fondamentale ribadire che crescere non è un processo di sottrazione. Non significa affatto smettere di giocare o rinunciare al divertimento, ma aggiungere nuove dimensioni all’esperienza.

Ecco gli studenti reporter.

Classe VA: Ben Salah Amed , Bertrami Christian, Bigio Gaia, Giommetti Anna , Juanillo Natalie, Kechad Bochera, Leombruni Edoardo, Mariani Naike, Orlacchio Leonardo, Pasqua Claudia, Riccioni Elisabetta, Salvi Diego, Santori Sara, Sargenti Jacopo, Vipera Marta.

Classe VB: Bantis Andrea, Bertrami Giorgia, Brindisi Giordano, Cervino Riccardo, Chverkun Dimitri, Gramaccia Eva Maria, Kyselov Arsen, Malucelli Matilde, Manfroni Adria, Maravi Montalvo Khristopher, Marchetti Irene, Micillo Greta, Ruggiero Valerio, Stelea Denis, Stortini Maria Teresa, Tofan Giovanni, Vipera Daniele 

Votazioni APERTE
Chiusura votazioni 06/05/2026 ore 23:59
0

Per votare è necessario registrarsi al sito e accedere
È importante sapere che si può votare la stessa pagina solo 1 volta al giorno.

Pagina in concorso

20260421 n pgt 11 pdf image