Nella trincea delle guerre. La mappa dei conflitti e i numeri
Noi cosa possiamo fare? La prima azione è andare d’accordo, essere persone comprensive
La guerra è la morte. Può essere fatta tra Stati, nazioni, popoli, ma può anche essere un conflitto tra due persone, un modo di affrontare i problemi e le controversie, anche personali.
Quindi possiamo dire che la guerra sia il conflitto portato ai massimi livelli e gestito con l’uso della forza. Una delle motivazioni che spingono gli Stati a fare la guerra è il nazionalismo, l’idea che la propria nazione sia migliore delle altre, una mentalità aggressiva che contagia anche le persone. Ci crediamo superiori e vogliamo il controllo sugli altri, che consideriamo di serie b.
Oppure la conquista di nuovi territori per accaparrarsi risorse o aumentare la propria economia: questo lo chiamiamo imperialismo.
Queste ideologie spingono gli uomini l’uno contro l’altro e gli fanno credere, attraverso la propaganda, che si deve aver paura degli altri e che l’unico modo per risolvere i problemi sia la violenza. Prima le guerre si combattevano nei campi di battaglia, poi in trincea, ora invece le maggiori vittime sono i civili.
Se nella Prima Guerra Mondiale i civili erano il 10% delle vittime, la Seconda Guerra Mondiale è stato un punto di svolta drammatico in cui i 40 milioni di morti civili hanno superato quello dei militari.
Le vittime civili oggi rappresentano circa il 90% nei conflitti contemporanei. Pensiamo alle guerre in Siria, Iraq, Ucraina e Gaza. La guerra non salva nessuno; distrugge vincitori e vinti, l’ambiente, causando un aumento spaventoso dell’inquinamento, epidemie, povertà e carestie che ricadono soprattutto sui più fragili, come malati, donne e bambini.
Ora però dobbiamo pensare noi, che saremo i cittadini adulti del futuro a pensare come porre fine a tutte le guerre. Potremmo iniziare ad andare d’accordo tra di noi, ad essere più gentili e comprensivi. Provando a risolvere i conflitti personali, che ci saranno sempre, senza violenza e aggressività, ma parlando e cercando un compromesso. La verità e la ragione si costruiscono insieme.
Una sola verità è dittatura. Se iniziassimo da noi, potremmo sperare, quando saremo grandi, di creare un mondo diverso.
Non crederemo a chi ci propone messaggio violenti, razzisti che vogliono dividerci, ma proveremo a costruire un mondo diverso, di pace e rispetto.
La nostra classe, quest’anno, ha partecipato al concorso nazionale «Infanzia negata: i bambini vittime della guerra, dal 1945 ai nostri giorni»; promosso dall’associazione nazionale vittime civili di guerra (Anvgc). Con la professoressa di Storia abbiamo scritto dei brevi racconti, in cui abbiamo immaginato di vivere in un paese in guerra, raccontando le nostre emozioni e sensazioni. Poi con la professoressa di Arte abbiamo ritagliato delle sagome nere di bambine e bambini, nelle quali abbiamo scritto la nostra storia, disegnando come sfondo, un’immagine di guerra. È stato un lavoro molto forte e commovente, che ci ha segnato nel profondo e ci ha fatto vedere la Storia che studiamo a scuola in maniera diversa e più umana.
Le guerre non sono solo alleanze, date e nomi di luoghi geografici, ma sono soprattutto persone che muoiono, ogni giorno, senza colpa. Vi facciamo leggere un estratto di una delle storie che abbiamo scritto. I disegni sono nel collage accanto all’articolo.. «La guerra per me è come la pena di morte. Ogni giorno devo stare sotto le bombe. Non ho più vestiti da mettere, cibo da mangiare e acqua pulita per bere. La nostra vita è diventata un inferno: non possiamo più giocare, andare a scuola e quindi non vediamo più i nostri amici. Anche la nostra casa è distrutta. Il fuoco delle bombe ha bruciato il mio futuro come un foglio di carta…».
Alunni Adnan Meerab Alam Nafee Bartalini Giulio Bashir Zainab Buen Mona Eleeza Calin Matteo Dhamo Vanessa Hhider Ali Hossain Umaiar Al Jasper Tamaraprye Khandaker Samia Messinetti Vinicio Miah Israt Noor Dania Oshodin Greater Vie Shahzad Yousaf Unuare Flourish Insegnanti Tutor: Susanna Poddi Preside Marco Chioccioli