ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Primaria G. Rodari di Pistoia (PT) - 5A

Ottanta anni fa il voto alle donne. Ma la parità si costruisce uniti

Il film ’C’è ancora domani’ racconta questa rivoluzione. E oggi c’è tanta strada da fare

Dal 10 marzo 1946, sono passati ormai quasi 80 anni da quando le donne furono chiamate per la prima volta alle urne per scegliere tra Monarchia e Repubblica, nelle votazioni amministrative postbelliche. Fu l’inizio di un incessante processo di emancipazione storica. Fino ad allora, le donne erano considerate bambole belle ma senza voce, ’accessori’, cittadine che non avevano alcun diritto di voto né tanto meno era consentito loro di ottenere una posizione importante nel mondo lavorativo. Ma in quella data epocale, il ’sesso debole’ assapora una sorta di gustosa parità. Madri, operaie, contadine, donne ’senza rossetto’, che per la prima volta avevano tra le mani una scheda elettorale, erano emozionate perché sapevano che avrebbe cambiato la loro vita sociale.

Paola Cortellesi, nel film ’C’è ancora un domani’, disegna molto bene il valore che rappresentava il voto per le donne. E lo fa attraverso Delia, una donna maltrattata che dimostra tutta la sua forza. Così le donne, forti e sicure, aprirono per la prima volta le porte alla parità di genere nella democrazia, dando inizio ad un grande processo di emancipazione che si concretizzò anche nella grande forza delle 21 Madri Costituenti, elette il 2 giugno di quello stesso anno.

Appena il 4% degli eletti, risultato scarso ma storico che portò ad altri decisivi successi lungo un cammino difficile che spesso è stato ostacolato da chi non voleva che si giungesse ad una maggiore equiparazione politica e sociale dei due sessi.

Ciò che va compreso, però, è che il 10 marzo 1946 non fu un dono, ma una conquista e tocca a noi, uomini e donne di oggi, renderlo eterno, trasformando il ricordo in azione. Sta a noi dire ’sì’ all’uguaglianza nelle scuole, nel lavoro, nello sport e nel futuro.

La Toscana delle Donne, progetto speciale della Regione, ha fatto tanto e molto altro farà per sancire quella conquista e per valorizzare il contributo femminile nella storia e nel presente, intrecciando memoria e azione.

Una donna che lavora in fabbrica, al comando di una squadra, con la stessa paga e lo stesso rispetto di un uomo, non è un sogno lontano: è la nostra conquista da difendere, giorno dopo giorno, in nome della giustizia. Basta silenzi complici e porte chiuse in faccia solo perché sei una donna. Il tuo ’no’ deve diventare un urlo che ti spinge avanti, verso nuove realtà sociali in cui uomini e donne sono uno accanto agli altri e non avversari. Solo uniti e con il cuore che si può illuminare il futuro.

 

Ottanta anni dopo, quella data, che rischia di ridursi ad una sbiadita pagina di storia polverosa, va trasformata in faro per il presente. La differenza tra uomini e donne che lavorano in aziende è del 18% e quando le donne lavorano hanno in media una paga più bassa. Scegliere tra carriera e maternità rimane un dilemma atroce. Le donne lavoratrici, tra i 25 e i 49 anni, sono meno degli uomini, ostacolate da nidi molto costosi e congedi parentali mal pagati. In Parlamento le donne sono appena il 35% (come riportato dall’articolo ’Parità vo cercando’ apparso in Senato, ufficio Valutazione Impatto dell’8 marzo 2024). La cultura è ancora ferita da tanti stereotipi. Noi proponiamo un piano concreto. La nostra idea è quella di introdurre nei programmi scolastici obbligatori corsi su storia delle donne e parità di genere, dal 1946 ai giorni nostri. Si potrebbero realizzare laboratori interattivi dove studentesse e studenti rivivono quel primo voto tramite realtà virtuale. Proponiamo la gratuità dei nidi, finanziati da un Fondo Statale. E poi, festival stagionali intitolati ’Il Voto/Volto delle Donne’, con eventi in tutte le piazze d’Italia. E la politica cosa potrebbe fare? Istituire nuove norme sulle ingiustizie alle donne sui luoghi di lavoro. Le aziende che fanno scelte sessiste, devono essere multate e i soldi andrebbero versati nelle tasche delle donne offese e i multati devono seguire corsi di formazione. È solo così che il voto del 1946 diventa motore vivo per un futuro equo.

Ecco la classe 5 A della scuola primaria Gianni Rodari dell’Istituto comprensivo Leonardo Da Vinci: Emma Banci, Lapo Banci, Artemisia Bertaccini, Primo Bertocci, Elisa Bisin, Silvia Bova, Alessandro Bucci, Cecilia Calanchi, Alessandro Cantoni, Matilde Carocchi, Giulio Di Sessa, Niccolò Eusebini, Alessandro Iovannisci, Giorgia Laveglia, Ludovica Lippi, Jacopo Lucarelli, Olmo Marini, Pablo Bruno Masala, Ginevra Mazzone, Clelia Orazi, Lucrezia Papi, Olivia Scartabelli, Eduard Robert Seplecan, Aurora Turchi, Tessa Sole Zampolli. Docente tutor: Filomena Di Nuzzo.

Dirigente: Ester Fagni.

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