ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Primaria Mameli G. di Firenze (FI) - 5D

Ricordo della tragedia fiorentina. L’alluvione 60 anni dopo

Intervista a un angelo del fango: «Nella difficoltà c’è bisogno della collaborazione di tutti»

Quando per le continue piogge la diga si riempì, i tecnici, per non farla arrivare al collasso, la aprirono.

Questa azione causò l’inondazione di Firenze da parte dell’Arno che era già molto pieno. Erano le 5 del mattino del 4 novembre 1966 quando il fiume superò gli argini, l’acqua si estese in tutta la città ed in alcuni punti arrivò fino ai 5 metri d’altezza. I danni furono ingenti.

La città, culla del rinascimento, fu sommersa insieme a tutte le sue opere d’arte ma, nonostante lo shock iniziale, i fiorentini non si diedero per vinti e iniziarono a ripulirla per farla tornare come nuova. In loro aiuto si mosse tutto il mondo e fu in questo momento che si notò la vera solidarietà. Tutti i volontari furono chiamati gli «Angeli del Fango».

Fortunatamente, dopo 60 anni, siamo riusciti ad intervistarne uno.

Il suo nome è Ferruccio, durante l’alluvione aveva 18 anni. Ci ha raccontato che era difficile girare per le strade, l’acqua gli arrivava alla vita e si rischiava di cadere dentro i tombini aperti. Ci voleva tanta energia per camminare, perché c’era molta acqua fangosa e colma di gasolio. Uno dei suoi ricordi più brutti è il cattivo odore emanato dagli animali morti e dal cherosene.

A causa della carne marcia, nel mercato Centrale di San Lorenzo, famoso per la vendita di generi alimentari, i soldati chiamati per ripulire dovevano entrare con le maschere antigas. A quel tempo, ci ha raccontato, c’era un piccolo zoo alle Cascine dal quale solo il cammello di nome Canapone è stato salvato. Durante l’alluvione le persone che subirono più danni furono quelli ai piani più bassi. Morirono 35/40 persone. Ci furono danni anche ad oltre 1500 opere d’arte.

La Biblioteca Nazionale venne allagata e molte opere furono infangate e rovinate, per questo i volontari, ci ha raccontato Ferruccio, andarono con panni assorbenti o borotalco per cercare di asciugarli e ridimensionare i danni. Il suo ricordo più bello è legato alle tante amicizie fatte con persone di diversi paesi «Nella difficoltà c’è bisogno di collaborazione» ci ha detto. Infatti la sua famiglia ospitò a casa una ragazza americana venuta ad aiutare i fiorentini. Gli studenti si riunirono in associazioni che, con le cartine della città, organizzavano il lavoro dei volontari. Decidevano cosa fare e dove andare per aiutare le persone che avevano bisogno, pulire e distribuire acqua e cibo. C’è voluto più di un anno per tornare alla normalità e anche se sono passati 60 anni chi l’ha vissuto lo ricorda come fosse ieri.

 

Joe Blaustein era un pittore, un pubblicitario, un fotografo e un professore della California. Chiamato a Roma per un incontro con il papa alla fine di ottobre del 1966, decise poi di visitare Firenze. Arrivò proprio il giorno prima dell’alluvione insieme a sua moglie Paula che all’epoca aspettava un bimbo. Si rese subito conto che la situazione climatica a Firenze era terribile: cielo nero e pioggia scrosciante. Mai avrebbe immaginato però di trovarsi in una città sommersa. La mattina dopo il risveglio fu tragico: la luce del bagno non si accendeva, il wc gorgogliava, un odore pungente, simile a gas, entrava dalle finestre… il fiume stava esondando.

Joe era lì da turista e per caso divenne un eroe. Nonostante il pericolo, la desolazione e la paura, decise di prendere la sua macchina fotografica «Rolleiflex» e di fare la cosa che sapeva fare meglio, immortalare tutto con foto a colori: sia la distruzione della città che la reazione dei cittadini. Il primo giorno, quando ancora non c’era nessuno per le strade e la città era sommersa, scattò alcune foto dalla finestra del suo albergo. Il secondo giorno scese per strada a fotografare i terribili eventi. Le sue 102 foto digitali sono state importanti perché sono le uniche a colori dell’alluvione donate all’archivio storico. 47 anni dopo, la città di Firenze e l’Unesco, lo hanno invitato in Italia per consegnargli una medaglia. Grazie al suo meraviglioso gesto è stato pubblicato un interessante libro contenente il suo diario e le sue foto: ’I colori dell’alluvione’.

Ecco i ’cronisti in classe’ della 5D della scuola primaria «Goffredo Mameli» di Firenze: Beqiraj Noemi, Bouhnane Ilyass, Chipana Meyviz, Del Punta Emilio, Djimeli Nathan, Giovannitti Carlo, Hysa Aiden, Kurti Edoardo, Makaj Ibo, Malentacca Margherita, Marchini Gabriel, Maxim Alessio, Menchetti Francesco, Paz Lucca, Quri Aswina, Ramirez Adriano, Rocchini Martina, Sacchetti Sofia, Suasnabar Luana.

Docente tutor: Giuseppina Nastri, Laura F. Ruffo, Donatella Ferretti.

Dirigente scolastica: professoressa Rita Gaudio.

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