Verna e Sasso del Regio ai raggi X. Sulle tracce di antiche civiltà
Lo storico dell’arte Nocentini svela i segreti e le testimonianze custodite nel nostro territorio
Il 25 febbraio abbiamo invitato in classe Giovanni Nocentini, storico dell’Arte e antropologo delle religioni, che ci ha spiegato quali indizi, nel nostro territorio casentinese, attestano la presenza di popolazioni e culti di epoca preromana.
Il sasso del Regio, per esempio, è un grosso masso caratterizzato da incisioni che si trova nell’Alto Casentino.
Le linee verticali sono state interpretate come un calendario lunare, ovvero le dieci lune (di ventinove giorni ciascuna), che corrispondono alla durata di una gravidanza. Infatti, sopra, vengono rappresentate due donne: la figura a destra appare sottile ed allungata, mentre quella a sinistra risulta visibilmente incinta.
Questi simboli riconducono tutti al campo semantico della fecondità e assimilano la figura femminile al ciclo naturale del morire e risorgere della vegetazione. La terra, nel suo aspetto scuro e umido, ricorda il grembo e quindi l’utero nel quale la vita viene generata. Al centro, tra le due figure femminili, troviamo l’incisione di una faccia che rappresenterebbe la luna nuova.
Nell’antichità le fasi lunari erano tre e venivano assimilate al ciclo vitale della donna: un quarto della luna rappresentava l’età giovane, la luna piena indicava la donna che raggiunge la fertilità e la luna nuova, infine, la vecchiaia. Sotto la luna è presente una coppella, che è orientata in modo tale che al tramonto del sole del solstizio d’inverno si illumina completamente.
Le coppelle sono piccole cavità scavate nella roccia riconducibili a una presenza celtica nel territorio. Queste coppelle e incisioni rupestri sorgevano laddove si praticavano rituali legati alla fertilità.
La coppella del Sasso del Regio è orientata allo stesso modo della cavità che si trova nel Precipizio sul monte Verna, uno stretto percorso che gira allo scoperto sul fianco roccioso del monte.
Secondo la tradizione francescana, questa cavità è un segno miracoloso: il diavolo, invidioso della santità di Francesco, cercò di spingerlo giù. In quel momento, la pietra si sarebbe modellata per accogliere il suo corpo, ma questo luogo, che si trova in uno dei punti più spettacolari e vertiginosi del monte, doveva essere in realtà sacro anche prima dell’avvento del cristianesimo e probabilmente da mettere in parallelo con il sito del Sasso del Regio.
In entrambi i casi, il suddetto orientamento e la conformazione li rendono assimilabili anche ad altre rocce che sono state anticamente incise e scavate e che testimoniano una presenza celtica nel territorio.
Come Nocentini ci illustra, il Casentino è un luogo ricco di toponimi che recano traccia delle antiche civiltà che lo hanno abitato, mescolando storia e leggenda. Casentino deriva da Casuentini, cioè abitanti della città di Casuentum, che si trovava in Umbria vicino a Terni. Un ramo di questa popolazione italica di lingua antico umbra si stabilì nell’Alta Valle dell’Arno, scavalcando da nord-est il crinale dell’Appennino nel corso del III secolo A.C. e dando così il nome a quest’area. L’idronomo Arno, che nel suo tratto iniziale coincide col Casentino, deriva dall’indoeuropeo Arnos (=acqua corrente). Teggina (ma si veda anche Badia Tega) invece deriva da Tegia che è un toponimo celtico e infine Talla deriva da una divinità etrusca delle nascite chiamata Thalna. Il toponimo Verna viene associato a forme pre-romane che rimandano a concetti naturali, come «bosco sacro» o «luogo boscoso».
Alla Verna c’è poi il monte Penna, che rimanda alla dea Penn, una divinità celtica venerata dal-le popolazioni celtiche e liguri.
Questa divinità femminile era rappresentata da una roccia. La roccia era una rappresentazione naturale della Dea Madre.
Spesso queste rocce avevano delle cavità che ricordavano l’utero, il grembo della Dea Madre. Sulle pendici del Monte Verna si trova anche il Bosco delle Fate. Le fate sono le ninfe di Diana, una divinità legata all’acqua, alla luna e alla fertilità. Stessa origine (luogo abitato dalle fate) è da attribuirsi anche al Monte Fatucchio della Vallesanta.
Alunni Beslind Alili Martina Anghelus Giovanni Bocci Tommaso Brezzi Mauro Catalani Riccardo Cauchi Davide Cerini Yasmine Mariuca Cinpoesu Aleuris Ramon Santana De La Cruz, Dayser De La Caridad Alvarez Diaz Matteo Fabbrini, Mattia Ferrini, Linda Gentile Adele Gentili, Alessandro Gioli, Andrea Gori Riccardo Manecchi Aurora Murgu Mattias Justin Petrovici Aurora Piantini Eleonora Tomi Alice Venturi Insegnanti Tutor: Silvia Luchi Preside Alessandra Mucci