A(h)I, che problema! Vantaggi, rischi e sfide. Tra efficienza e pensiero critico
Come usare l’AI per potenziare il talento senza perdere il controllo sui propri processi mentali
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata nella nostra vita quotidiana. Ma chi acquisisce davvero i vantaggi maggiori? Chi utilizza l’intelligenza artificiale ottiene almeno tre grandi vantaggi. Primo: velocità ed efficienza. Un compito che richiedeva ore, come scrivere una relazione o analizzare dati, può essere svolto in pochi minuti. Secondo: accesso ampliato alle informazioni. L’AI organizza enormi quantità di dati e li rende comprensibili anche a chi non è esperto. Terzo: supporto creativo e operativo. Può suggerire idee, correggere testi, proporre soluzioni alternative, diventando un assistente digitale sempre disponibile. Tuttavia esistono anche almeno tre svantaggi. Primo: il rischio di dipendenza. Se ci abituiamo a delegare tutto, possiamo perdere l’allenamento al ragionamento critico.
Secondo: errori e informazioni non corrette. L’AI può sbagliare o generare contenuti imprecisi, e senza competenze adeguate potremmo non accorgercene. Terzo: impoverimento delle competenze personali. Se prima sapevo scrivere bene un testo e ora mi affido sempre all’AI, potrei dimenticare come farlo autonomamente. Chi non utilizza l’AI, invece, mantiene un controllo totale sui propri processi mentali e conserva le competenze esercitate nel tempo. Però rischia di restare indietro in termini di produttività e opportunità. In un mondo dove la tecnologia è sempre più integrata, ignorarla può significare perdere occasioni di studio e lavoro. Un aspetto interessante riguarda la fiducia nei bot. Dove siamo competenti, ci fidiamo e collaboriamo meglio con i bot, perché siamo in grado di verificare e valutare ciò che producono. Dove non siamo capaci, tendiamo a non dare credito e fiducia ai bot, oppure al contrario a fidarci troppo senza spirito critico. Paradossalmente, chi non sa ragionare in modo autonomo è più probabile che usi l’AI come scorciatoia, senza sviluppare competenze proprie. Ma non si possono perdere competenze che non sono mai state acquisite: se non ho mai imparato a scrivere bene, l’AI non mi farà dimenticare qualcosa che non possedevo. Per questo è meglio prima studiare con i professori e poi utilizzare l’AI: prima si costruiscono le basi, poi si approfondisce e si amplia la conoscenza con strumenti avanzati. L’obiettivo non deve essere sostituire il pensiero umano, ma potenziarlo. È fondamentale mantenere intatta la nostra capacità di incidere sulla realtà, rimanendo autori delle scelte e dei sistemi che, pur essendo pronti a farsi carico di gran parte del nostro pensiero, devono restare sotto la nostra guida consapevole.
Dagli anni ‘60 la televisione entrò con forza nelle case degli italiani, cambiando abitudini, linguaggi e perfino il modo di stare insieme.
Non tutti, però, accolsero questa novità con entusiasmo. Molti intellettuali e genitori temevano che il piccolo schermo potesse “rubare” tempo alla lettura e allo studio, impoverendo il pensiero critico. Si parlava di una generazione ipnotizzata, seduta per ore davanti a programmi considerati troppo leggeri o ripetitivi. Altri denunciavano il rischio di omologazione culturale. Con pochi canali nazionali, come quelli della Rai, si temeva che un’unica voce potesse influenzare opinioni politiche, gusti e comportamenti. La televisione veniva vista come uno strumento potentissimo, capace di orientare il consenso e di trasformare la società più rapidamente di quanto le persone riuscissero a comprenderne gli effetti. C’erano poi le preoccupazioni per i bambini: si discuteva dell’impatto delle immagini violente, della pubblicità martellante e della diminuzione del dialogo in famiglia.
Alcuni pedagogisti sostenevano che il mezzo audiovisivo stimolasse meno l’immaginazione rispetto ai libri, offrendo contenuti già “pronti” e limitando lo sforzo creativo. Eppure, con il tempo, la televisione divenne anche uno strumento di informazione, cultura e coesione nazionale. Trasmissioni educative e grandi eventi condivisi contribuirono a unire il Paese, dimostrando che ogni tecnologia può avere effetti diversi a seconda dell’uso che se ne fa. A distanza di decenni, molte di quelle paure e di quei dibattiti sembrano familiari e si riversano sull’AI.
Classe 3A, scuola Rapolano Terme: Gavrilovic S. Innocenti Clementi E. Magi T. Morselli R. Nanni E. Piroli M. Rossi F. Rubbioli E. Docenter tutor: Ruben Francischiello Dirigente scolastico: Annarita Magini