Nell’inferno delle guerre. I bambini vittime dei conflitti
Traumi e sofferenze, un dramma. Molti portano su di sé i segni per tutta la loro vita
Oggi nel mondo più di 473 milioni di bambini sono coinvolti in situazioni di guerra o vivono in paesi dove sono in corso dei conflitti. E’ stato calcolato che attualmente un bambino su sei vive o ha vissuto in tali situazioni.
Alcuni dei conflitti più drammatici attualmente in corso nel mondo sono quelli in Ucraina, a Gaza, in Afghanistan, in Myanmar, in Siria, nello Yemen, in Sudan, nel Sahel, nella Repubblica Democratica del Congo, ad Haiti e in Colombia. Si tratta spesso anche di conflitti tra bande armate o di guerre civili in corso da anni. Tutte situazioni di cui crediamo si dovrebbe parlare ogni giorno.
In guerra i bambini sono spesso coinvolti nei modi più drammatici: costretti ad abbandonare le loro comunità e le proprie case o a fuggire con le loro famiglie. Molti vengono arruolati con la forza come soldati o diventano orfani.
I vari conflitti impediscono l’accesso ai beni primari per le persone e in molti paesi è fondamentale la presenza di importanti organizzazioni internazionali che forniscono cibo, assistenza sanitaria e beni di prima necessità ai bambini vittime delle guerre e alle loro famiglie.
A causa di conflitti, carenza di risorse e carestie, molte persone nel mondo, attualmente, non hanno accesso all’acqua potabile né al cibo. La guerra causa inoltre mancanza di cure mediche come le vaccinazioni, malnutrizione e numerose situazioni di grave disabilità fisica, oltre a forme di stress post- traumatico.
I bambini coinvolti nei conflitti hanno bisogno di essere protetti dalle ferite fisiche ed emotive che molto spesso subiscono. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, il programma di azione globale dell’ONU, sottoscritto nel 2015 da 193 paesi, indica la strada da percorrere per garantire entro il 2030 la prosperità, la pace e la protezione delle persone del pianeta. Alcuni degli obiettivi dell’Agenda prevedono di sconfiggere la povertà(n.1) o la fame (n.2), di garantire salute e benessere (n.3), di assicurare acqua pulita e servizi sanitari (n.6), di ridurre le disuguaglianze (n.10) e di garantire pace e giustizia (n.16).
Nei prossimi quattro anni sarà importante coinvolgere maggiormente i governi mondiali per poter agire concretamente in aiuto delle popolazioni in guerra e dei bambini coinvolti nei conflitti. Un vero sviluppo globale sarà possibile solo se riusciremo ad affrontare questo dramma a causa del quale moltissimi bambini non hanno un futuro davanti o devono affrontare enormi difficoltà nel corso delle loro vite.
Milioni di minori colpiti da guerre e conflitti armati si trovano separati dai loro cari e sono costretti a lasciare i propri paesi. Molti perdono contatto con le famiglie per anni o per sempre, altri sono costretti a fare la guerra. I conflitti hanno conseguenze gravi sulla vita dei bambini, rendendoli vulnerabili. Distacco traumatico, mancanza di riferimenti, instabilità economica e paura rendono questi minori bisognosi di aiuto. I bambini che vivono o hanno vissuto in zone di conflitto soffrono spesso di stress post- traumatico, ansia e depressione. Devono affrontare difficoltà e ripartire da zero nelle loro vite. Soffrono di nostalgia del loro paese, portandosi dietro brutti ricordi. Per loro crescere senza gli affetti familiari è difficile. Da cittadini, come possiamo favorire l’inclusione dei bambini rifugiati di guerra? Nelle scuole i mediatori linguistici o gli insegnanti possono aiutarli a comunicare. Per favorire l’inclusione sociale potrebbero essere realizzate delle lezioni di educazione civica sull’accoglienza. Alle famiglie potrebbero essere assegnate case in affitto economico. Ai rifugiati di guerra dovrebbe essere procurato un lavoro per aiutarli economicamente. I paesi ricchi possono aiutare i paesi in guerra con aiuti economici per l’assistenza sanitaria. Associazioni di volontariato possono fornire il necessario ai rifugiati in difficoltà. In situazioni di guerra troppi bambini non hanno più la sicurezza di una famiglia: spesso hanno perso i genitori e per questo è importante aiutarli anche con un supporto psicologico costante.
Classe II sezione D Istituto Comprensivo 2 di Poggibonsi – Scuola Secondaria di I grado «Leonardo Da Vinci»: Eleonora Baroni, Luca Bonci, Matilde Cappelli, Irene Cecchi, Elia Cinci, Francesco Pio Cinefra, Diana Cipollaro, Zoe Cortigiani, Alessio Evangelista, Laura Hoxha, Mariangela Lastra, Andrea Magnani, Anna Micene, Luca Papaccioli, Sofia Petreni, Sitaiesh Rafiq, Lapo Sassonia, Bianca Signorini, Alessandro Sorrentino, Achille Vadi, Ilenia Vignozzi, Kamran Zabarkhel Docente tutor: Gabriele Biotti Dirigente scolastico: Maresa Magini