Quelle allegre bandiere colorate. In classe è scoppiata la pace!
Abbiamo ascoltato l’audio libro «Il giorno che arrivò la guerra», della britannica Nicola Davies A scuola ci insegnano a non essere bulli, ma chi fa la guerra non è forse un bullo?
È stato per merito di un racconto che l’abbiamo capito. È scoppiata nei cuori. Anche se c’era, c’è sempre stata, ma questa voglia di gridarlo non l’avevamo mai avuta, forse perché eravamo ancora bambini piccoli. Nel corso degli anni abbiamo fatto laboratori di educazione civica e visto e ascoltato storie di e per bambini. Qualcuno, anche se le storie erano raccontate con leggerezza, finiva puntualmente per commuoversi; ma stare in pace, non vuol dire stare in silenzio.
«Dal febbraio 2022 con lo scoppio della guerra in Ucraina e, successivamente, a partire da ottobre 2023, con l’intensificarsi del conflitto nella striscia di Gaza, la guerra ha invaso con prepotenza le nostre case». Così era spiegato in un articolo di Save The Children.
Eravamo in prima quando Montemurlo si è riempito di bandiere. A noi ‘facevano’ allegria, soprattutto quelle tutte colorate con l’arcobaleno e quelle dell’Italia accostate a quelle dell’Ucraina, stese insieme ai lenzuoli a sventolare. Erano arrivate anche delle bambine nella scuola vicino alla nostra. Per noi erano come straniere in vacanza.
Quest’anno, però, abbiamo ascoltato l’audio libro «Il giorno che arrivò la guerra», dell’autrice britannica Nicola Davies. Racconta di una bambina che viveva la sua giornata normalmente, quando all’improvviso, dopo il primo bombarda-mento, la guerra si era presa tutto.
Era rimasta senza nulla, ed anche se era scappata, la guerra l’aveva inseguita. Perché è così che fa, segue le persone che scappano, «e continua sotto la loro pelle, nel loro cuore»; perché quelle persone non hanno più niente.
Questo, ci ha fatto capire che la guerra non finisce quando terminano i bombardamenti. Abbiamo immaginato bambini costretti a fare le valigie in fretta senza poter scegliere cosa portare, quali ricordi e oggetti importanti per loro. «I bambini dovrebbero fare le valigie solo per andare in vacanza». Noi siamo felici quando partiamo, per-ché si va in un posto nuovo ma sappiamo che poi torniamo a casa nostra, dove non c’è guerra e siamo al sicuro. Abbiamo capito, infatti, quanto siamo fortunati ad essere nati in Europa dove c’è la pace e abbiamo compreso l’importanza di quell’articolo 11 della nostra Costituzione. Siamo davvero orgogliosi e felici della frase: «L’Italia ripudia la guerra». Davvero bisognava scriverlo? Non era già chiaro che la guerra fa solo del male? È così importante aumentare i territori di una Nazione per essere più ricchi, quando poi quello che rimane è solo povertà? A scuola ci insegnano a non essere bulli, ma chi fa la guerra non è un bullo?
Crediamo che il potere della gentilezza travolga tutti: se faremo del bene, il bene tornerà da noi come un boomerang, perché la gentilezza può girare in tutto il mondo. Come nello Yin e lo Yang, nel bene c’è un po’ di male e nel male un po’ di bene; per noi il male diventa bene se lo vogliamo, perché sta a noi allargare il bene e diminuire il male. È proprio così: abbiamo fatto l’esperienza su di noi, nella nostra classe. La pace nasce dai piccoli gesti che possono cambiare le persone. Chiaro che par-lare di guerra metta tristezza, a qualcuno in classe fino alle lacrime, ma tocca a noi sopportare questo dolore per poter poi pensare a come costruire la pace del futuro. Gli adulti ci insegnano la pace, e poi sono proprio gli adulti potenti che vogliono la guerra. Dobbiamo certamente fare qualcosa. Cosa possiamo fare noi bambini? Piccole cose, come raccolte alimentari o di beni essenziali, o per esempio, partecipare all’iniziativa solidale organizzata da Oxfam Italia (abbiamo scritto e colorato un calendario in classe e i nostri genitori hanno raccolto in cambio delle offerte da mandare alle popolazioni in guerra). Possiamo però anche fare grandi cose: come divenire adulti che insegneranno la pace ad altri bambini. Siamo una goccia in un mare, ma il mare è fatto di gocce, insegnava Madre Teresa di Calcutta. Per questo è un dovere per noi parlarne, capire, rattristarci e arrabbiarci. Stare in pace, dicevamo all’inizio, non vuol dire stare in silenzio. Ed oggi noi, abbiamo parlato.
Questa pagina è realizzata dalla classe 4B della scuola primaria Margherita Hack, istituto comprensivo Margherita Hack di Montemurlo.
Ecco i nomi dei protagonisti.
Aiman Aslam, Luciano Chen, Isabel Colantonio, Ludovica Colzi, Chihab Faradi, Romina Flores, Tommaso Galeotti, Bianca Gori, John Hasani, Sally Hu, Gioele Lunardi, Matilde Macaluso, Siria Messana, Giulia Micco, Gea Nincheri, Mattia Pezzella, Pietro Piantini, Niccolò Pugi, Tommaso Rizzuto, Amelie Sorghi.
Dirigente Scolastico: Maddalena Antonia Albano Insegnanti referenti del progetto: Irene Borrello, Giuseppe Scaffidi.