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IPM di Pontremoli (MS) - Redazione

L’altro universo delle fake news. Diffusione e come riconoscerle

Una ricerca dell’Università Ca Foscari svela i meccanismi di propagazione delle notizie false Ma sottolinea anche l’importanza dell’alfabetizzazione digitale per evitare di cadere nella ’trappola’

Nel mondo digitale di oggi distinguere una notizia vera da una falsa è diventato sempre più difficile. Esistono infatti tecnologie sempre più avanzate, come l’intelligenza artificiale, che permettono di modificare o creare immagini e video difficilmente riconoscibili come falsi. Queste informazioni ingannevoli, note come fake news, possono apparire su qualsiasi piattaforma digitale che utilizziamo quotidianamente, dal web ai social network. Perciò ci riguardano da vicino, non solo come potenziali vittime di disinformazione, ma anche come complici della loro diffusione. Diffondere notizie false può avere conseguenze gravi: genera paura ingiustificata, danneggia la reputazione di persone o gruppi e alimenta l’odio sociale. Dalle malattie inventate alla manipolazione dell’opinione pubblica, le fake news possono pericolosamente influenzare le scelte e le convinzioni di chi legge. Una ricerca dell’Università Ca’ Foscari, condotta dalla ricercatrice Nicole Tabasso sotto la supervisione del Professor Sergio Currarini, ha studiato come queste informazioni si propagano online e perché molti utenti le condividono senza verificarle. Dallo studio è emerso che le bufale digitali si diffondono in particolare sui social network, dove le informazioni tendono a circolare tra persone con opinioni simili, amplificando la diffusione di notizie non verificate. La ricerca ha evidenziato inoltre che molte persone condividono le notizie false involontariamente, seguendo la propria rete di contatti e le convinzioni personali, senza rendersi conto dell’impatto della disinformazione.

Esistono segnali che possono aiutarci a riconoscere una fake news prima di crederci o diffonderla. Chi produce queste notizie utilizza spesso titoli sensazionalistici per catturare l’attenzione, Url e grafiche che imitano fonti affidabili e immagini modificate o fuori contesto. Per tutelarsi, è possibile consultare piattaforme di fact- checking, strumenti come Google Images e TinEye per verificare l’origine delle fotografie o servizi come Whois Lookup che permettono di controllare l’affidabilità dei siti web. Per contrastare questo fenomeno, i ricercatori suggeriscono soluzioni concrete: utilizzare strumenti di verifica dei fatti come quelli citati in precedenza, sviluppare il nostro pensiero critico e promuovere l’alfabetizzazione digitale nelle scuole. Saper comprendere e riconoscere i meccanismi che favoriscono la circolazione delle fake news è un’abilità fondamentale per diventare utenti consapevoli e responsabili.

 

Dopo aver documentato l’impatto delle fake news nella nostra epoca digitale, si potrebbe pensare che questo fenomeno sia recente nella storia dell’umanità. In realtà, le notizie false circolano nelle società umane fin dall’antichità. Cambiano i mezzi di comunicazione con i quali si diffondono, ma non il loro obiettivo principale: influenzare il potere e l’opinione delle persone.

Uno dei casi più celebri della storia è la cosiddetta Donazione di Costantino, un documento attribuito all’Imperatore romano Costantino, secondo il quale egli avrebbe ceduto ufficialmente alla Chiesa il potere su Roma e su parte dell’Impero romano d’Occidente. Nel Quattrocento l’intellettuale umanista Lorenzo Valla analizzò il documento con un attento studio linguistico e storico. Dalla sua analisi emerse che il latino utilizzato conteneva parole ed espressioni tipiche dell’epoca medievale. Poiché non era possibile che il documento fosse stato scritto all’epoca di Costantino, Valla dimostrò che si trattava di un falso, probabilmente redatto molti secoli dopo. Questa scoperta fu rivoluzionaria: mostrava infatti che anche testi ritenuti per secoli autentici potevano essere messi in discussione attraverso una rigorosa ricerca storica. Il lavoro di Valla è ancora oggi considerato un esempio emblematico di analisi delle fonti storiche e può rappresentare un importante modello di factchecking. Oggi come allora, per difendersi dalle fake news occorre approcciarsi con spirito critico alle informazioni che riceviamo e sviluppare abilità di confronto e verifica delle fonti, proprio come fece Lorenzo Valla oltre 6 secoli fa.

Gli articoli presenti in questa pagine di Cronisti in classe sono stati redatti dalle alunne dell’I.P.M. di Pontremoli frequentanti i percorsi scolastici del Cpia di Massa Carrara. La stesura dei testi e la realizzazione delle immagini hanno coinvolto Giovanna, Letizia, Fatima, Giulia, Desiré, Marlene, Jessica, Eleonora, Glory, Amelie, Grazia, sotto la supervisione del docente Matteo Milite. L’attività di scrittura è stata preceduta da un percorso di documentazione e approfondimento sull’argomento delle notizie false, analizzate sia nella contemporaneità sia nella prospettiva storica. La direttrice dell’Ipm è Francesca Capone. 

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