ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di primo grado G. Galilei di Monzone (MS) - 3C

Ottant’anni di voto alle donne. Un’intervista preserva il ricordo

La testimonianza di quel traguardo di Dantina Agostini, originaria di Pian di Molino (Fivizzano) Le domande della 3C del plesso Galileo Galilei di Monzone, dell’IC comprensivo Moratti Bonomi

E’ il 2 giugno 1946 e in Italia per la prima volta le donne hanno la possibilità di esprimere il proprio pensiero attraverso il voto e decidere così del proprio destino. Dopo anni di lotte in cui le “suffragette” hanno combattuto per vedere riconosciuto un diritto loro negato, anche in Italia viene concesso il suffragio universale. È una conquista, finalmente ottenuta al termine della seconda guerra mondiale, dopo la quale donne e uomini, tutti insieme, sono chiamati a scegliere tra repubblica e monarchia e a votare per l’Assemblea Costituente: è così che venne scelta a maggioranza la forma istituzionale della repubblica e che nell’Assemblea Costituente entrarono a far parte anche 21 donne, le “21 Madri Costituenti”. Con l’aiuto di Aurora, una nostra compagna di scuola, abbiamo avuto l’occasione di intervistare la signora Dantina, la sua bisnonna, che quel 2 giugno 1946 partecipò al referendum istituzionale.

Dantina Agostini, originaria di Pian di Molino, una piccola frazione del comune di Fivizzano, abita oggi a Campiglione, altro piccolo paese nello stesso comune, dove si era trasferita dopo il matrimonio, ed oggi ha 103 anni (“Grazie a Dio”). Alla nostra richiesta di ricordare il momento in cui fu chiamata a votare, le pare che gli avvisi fossero stati distribuiti circa un mese prima e che ci fu una grande campagna di informazione, con manifesti e comizi, per propagandare tra la popolazione l’importanza dell’evento. Sappiamo che alle donne fu consigliato di andare a votare senza rossetto sulle labbra, per non incorrere nell’invalidazione lasciando tracce sulla scheda che doveva essere umettata e incollata; così le abbiamo chiesto come si fosse comportata in proposito. Dantina si era vestita in maniera abbastanza elegante (“Ricordo solo la gonna”), senza rossetto, anche perché lo metteva poche volte.

Quel giorno da Pian di Molino dovette salire al seggio di Campiglione. Non ricorda quante donne vi-de votare, ma ci racconta che nella sua famiglia votarono tutte e tre. Così le abbiamo rivolto ancora altre domande. Quali erano le modalità di voto? C’era una scheda di cui non ricordo il colore e in quell’occasione si sceglieva tra monarchia e repubblica. Quali sentimenti ha provato quel giorno? Un senso di novità, di rinnovamento importante. C’era stato qualcuno che la screditava per il fatto che una donna fosse andata a votare? No, nessuno mi ha screditato, anzi: in famiglia eravamo consapevoli dell’importanza del voto femminile, lo ritenevamo una conquista importante.

 

La nostra intervista è continuata riflettendo sul significato degli 80 anni del primo voto alle donne. La signora Dantina ci ha risposto che nel suo lavoro di insegnante ha sempre parlato della battaglia per i diritti umani, che è importante per il progresso della società. La votazione e, in particolare, proprio il fatto che anche le donne poterono votare fu importante in questo senso; il referendum del 1946 ci spinge a ricordare l’importanza della libertà di scelta. Anche noi in classe abbiamo approfondito il tema dei diritti e della parità di genere. Dobbiamo ricordare che ancora oggi esiste il divario retributivo di genere: secondo i dati pubblicati dal Parlamento Europeo nel marzo 2025, le donne lavoratrici nell’UE guadagnano in media il 12% in meno all’ora rispetto agli uomini. In classe abbiamo dato voce a tutte quelle donne di altri Paesi cui sono stati negati i diritti all’istruzione, all’infanzia e alla salute, come Hassana e Fatima.

Abbiamo parlato di Aisha, che a soli 7 anni è stata costretta a sposarsi e ad occuparsi della nuova famiglia, e di Mary, che ha lottato per il riconoscimento del diritto di possedere la propria terra. In passato l’educazione era fortemente differenziata in base al genere, orientata alla vita pubblica e lavorativa per gli uomini e alla sfera domestica per le donne. Oggi la società è cambiata e sono stati compiuti passi in avanti, in direzione dell’uguaglianza. Siamo tutti diversi, ma per poterci esprimere nelle nostre differenti identità dobbiamo avere la libertà di scelta.

L’uguaglianza è giustizia sociale, è l’uguaglianza nelle possibilità.

Ecco i nomi dei giovani redattori che hanno lavorato per la realizzazione degli articoli. E’ la 3C del plesso Galileo Galilei di Monzone, dell’IC Moratti Bonomi.

Si tratta di: Giovanni Bardi, Mirko Benelli, Giovanni Cupini, Marco André Del Monte, Edoardo Duranti, Giulio Lemezhi, Azzurra Nanna, Tiziano Franco Rossi, Dylan Santini, Francesco Spadoni, Luca Spinetti, Bianca Vallerini. La docente tutor che ha seguito la redazione è la professoressa Caterina Ambrosini con la collaborazione della professoressa Adele Sisti. La dirigente scolastica dell’istituto è la professoressa Addolorata Langella.

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